È da un po’ che volevo scrivere questo articolo. Ho pensato e ripensato alle metafore da usare, le argomentazioni, le conclusioni e mi sono arrovellato sull’impossibilità di arrivare a una risposta esaustiva. Ieri ho letto un articolo di Gloria Ghioni su Critica Letteraria, uno dei blog più interessanti della blogosfera italiana, e mi sono deciso.
Il titolo dell’articolo, scritto, come ammette la stessa autrice, un po’ di pancia, o di stomaco come si direbbe qui su #DcSc, è: CriticaLibera – La critica annega nella troppa democrazia.
Ancora prima di leggerlo ho pensato che non esiste, o non dovrebbe esistere, il concetto di troppa democrazia. Anzi è auspicabile la totale democrazia, un mondo dov’è davvero il popolo a governare. Ma questa è un’altra questione.
Io lo chiamo Martini Bar, ma non credo sia il suo vero nome. Lo chiamo così per via di una grande insegna appesa sopra il bancone. Sembra quasi il retrovisore di un’auto, ma è una vecchia insegna con la scritta Martini, con le lettere, quelle vintage, nere su sfondo bianco e quel cerchio rosso al centro.
Io lo chiamo Martini Bar e al Martini Bar ci vengo spesso. È a due passi da casa mia. Ci vengo perché mettono buona musica, quella musica che dici “Ah! gli anni ’70″ e capisci di esserti perso qualcosa. Se non avevi vent’anni negli anni ’70, beh, lo sanno tutti, ti sei perso qualcosa.
Io negli anni ’70 non ero nemmeno nato. E forse ecco cos’è che vado cercando in giro per Neukölln. Forse è per questo che ascolto Bob Dylan, i Led Zeppelin e i Pink Floyd. Lo so: c’è musica più attuale, più moderna. E ascolto anche quella, non capite male. Ascolto anche quella. Però ci sono delle serate, quelle un po’ come questa, che sentire Robert Plant che canta “Hey hey mama what’s the matter here” non ha alternative.
Quel pezzo è fatto per le serate come questa.
Per le serate in cui io vado in giro per Neukölln e, dopo ore, finisco al Martini Bar ad ascoltare buona musica, solo, a scrivere.
Già: tutto ciò che volevo dire era questo. Il Martini Bar, in Selchowerstr., proprio a due passi da casa mia, è un ottimo posto per scrivere.
La mia analisi dell’hashtag #SalTo12, come mi aspettavo, ha viaggiato parecchio. Immaginando la diffusione che avrebbe avuto e sapendo che i dati che discutevo erano da maneggiare con cautela, ho scritto le conclusioni con molta attenzione.
Al lettore attento non può essere sfuggito che 1. l’analisi si riferisce a uno spazio temporale preciso 2. l’analisi non può essere quantitativamente paragonata a quella dell’anno scorso 3. le conclusioni sui singoli Twitter user non hanno una validità universale.
Quando ho descritto la discussione e le conclusioni, ho usato parole come “mirabolante” e “azzardo”. Ero insomma consapevole del rischio. E tuttavia credo che le conclusioni siano valide e si possono riassumere così: aumento, anzi, esplosione, dell’uso di Twitter rispetto al 2011; addetti ai lavori (giornalisti ma soprattutto case editrici) che finalmente occupano il posto che avrebbero dovuto occupare da anni.
L’anno scorso, dopo il Salone del Libro, mi avventurai in un’analisi dei tweets con hashtag #SaloneLibro. L’articolo ebbe molto successo e, se da una parte aprì la strada per altre analisi come Twitter: Come, Quanto e Perché?, dall’altra rivelò che il successo del Salone del Libro 2011 su Twitter fu dovuto gran parte a blogger e a twitteri, non (solo) alle case editrici.
Quest’anno mi ripeto e, ancora prima di analizzare i numeri, mi pare ovvio che i pochi cinguettii del 2011 sono diventati frequentissime urla. #SalTo12 è sembrato un mercato rionale. E, forse, è giusto che sia così.
“La letteratura è un fatto d’amore. Se non ami cosa stai scrivendo, difficilmente puoi trasmetterlo al lettore. Amore è consegnarsi”.
Così inizia l’incontro con Pablo d’Ors, che presenta Il Debutto, edito da Aìsara, al Salone del Libro di Torino. Poche parole e ho immediatamente la sensazione di ascoltare un grande uomo, ancora prima di leggere un grande scrittore.
In piedi con il microfono in mano, Pablo d’Ors, spagnolo di educazione tedesca, viaggiatore da sempre, parla di scrittura, e a me sembra quasi che tra il pubblico ci sia solo io, e che Pablo parli direttamente a me.
Arrivo presto questa mattina per l’ultimo giorno di Salone. Arrivo che molti stand ancora non hanno aperto, c’è pochissima gente, ne approfitto per fare degli acquisti.
Nello stand degli editori indipendenti, scorgo Marco Candida che ho cominciato a conoscere grazie al capitolo di @tazzinadi ne La Lettura Digitale e il Web, la storia dell’eBook della ragazza di Marco mi ha incuriosito. Decido di comprare uno dei suoi libri, prendo “Il diario dei sogni”, nonostante il titolo un po’, ehm, un po’ così.
“Caffè doppio?” mi chiede la cameriera con quelle sue o torinesi.
Dopo i giorni di Salone ormai mi conosce, sa che di doppi ne prendo tre. Ieri mi ha avvertito: “Stia attento, non tanto per la sua salute, ma per le persone che le sono attorno!”.
Mi aspettano le ultime ore di Salone, ma nella testa rimane la chiacchierata di ieri pomeriggio con il BOT di Einaudi.
Da twittero a twittero.
In sostanza Egli sostiene che al tempo del digitale lo scrittore non può più permettersi un libro, o meno, all’anno. E apporta come prova a sostenere la sua tesi un articolo del New York Times, in cui Lisa Scottline racconta di scrivere più di 2000 parole al giorno, lavorando come una dannata.
Il tweet di Einaudi con la suddetta prova dice: “Un libro all’anno è poco nell’epoca degli eReader, titola il NYT. (tanto per agitare un po’ @ArtNite e il #SalTo12)”
A me vien da rispondere così: “Sig. BOT, un libro all’anno è poco e due sono troppi”. Faccina.
I Pink Floyd hanno scritto The Wall per una giornata uggiosa, mi pare ovvio. Certo, non credo che Roger Waters avrebbe potuto immaginare che un ragazzo sulla trentina avrebbe intrapreso un viaggio mentale ascoltando il suo pezzo, dopo aver trascorso dieci ore alla fiera del libro di una città italiana, aspettando un autobus, il 18, che non arriva, mentre il cielo minaccia di buttarla giù come fosse febbraio.
E invece è maggio.
Sì!, sento un picco di emozioni, qualcosa contrario all’eccitazione. Dopo giorni di libri, di incontri, dopo giorni di adrenalina, mi ritrovo solo, al freddo di via Nizza, ascoltando Hey You.
Il 18 non arriva, non ho un biglietto e il salone è quasi finito. Deve essere la saudade sabauda che comincia a far sentire.
… Che poi ieri sera, dopo il Salone e dopo una grappa barricata, arrivato in hotel, prendo l’ascensore per il mio terzo piano e ci incontro un uomo con giacca, camicia azzurra e pantaloni grigi. Solito tipo cinquantenne. Nel classico imbarazzo da ascensore, osservo i numeri passare dallo zero, all’uno, al due, aspettando impaziente l’arrivo del tre. Intanto noto che il tipo sulla cinquantina ha in mano un blocco di quadernetti. Segue il mio sguardo e mi dice: “Eccotene uno, dentro dovrai scriverci le cose importanti della tua vita”.
Accetto volentieri, mentre il terzo piano è lì che mi aspetta.
Lascio l’ascensore, auguro la buona notte, e, alla porta della mia stanza, prima di prendere le chiavi, guardo il quadernetto. C’è scritto “life plan”.
Infilo le chiavi nella serratura e, sorridendo, penso che io un piano della mia vita non ce l’ho ancora.
Ho appena aperto gli occhi, sono a rischio refusi. Sorseggio il caffè e mi preparo per il terzo giorno di Salone del Libro. Oggi vorrei finalmente perdermi tra gli stand e magari comprare pure qualche libro, visto che comunque questa è una fiera del libro. Vorrei anche seguire un paio di eventi: Surf Publishing con quelli di Quinta di Copertina e Leggere in Rete, da twitter all’eBook, con Gino Roncaglia.
Poi alle tre, sempre presso Book to the Future, ci siamo noi di Ledita.it, per presentare il nostro progetto, nato dall’esperienza Librinnovando Milano, evolutosi nei mesi, forte de La Lettura Digitale e il Web, uno delle prime analisi pubblicate in Italia che prova a fotografa il cambiamento dell’editoria in tutte le sue forme.
Insomma: anche oggi una giornata intensa. Ritorno quindi al caffè, che magari mi sveglio.
Oggi ho partecipato, nello stand degli editori sardi, a un incontro sull’editoria digitale.
Lo so cosa state pensando, l’ho pensato anche io. E invece è stato molto interessante, lo sono stati gli spunti che sono venuti fuori, e la discussione, anche accesa, che si è sviluppata. Lo ammetto: mi sono un po’ “riscaldato” quando uno dei relatori ha detto “mi sono autopubblicata con un editore”, ovvio segno che non si è capito ancora cos’è l’autopubblicazione. Come ho scritto qui, credo che la confusione tra selfpublishing ed editoria a pagamento non sia “innocente”.
Ma non è di questo di cui voglio scrivere, ma degli incontri che sono seguiti.
È praticamente l’alba, il cappuccino del bar dell’hotel è buono. Basta poco a soddisfare le papille gustative di un emigrante. Sorseggio, mi preparo al secondo giorno di Salone del Libro, ma ho ancora un debito con la giornata di ieri.
L’impressione della fiera è sempre imponente: tanti stand, tanti libri, tanti autori. Poi ci si perde, ed è piacevole, perché ci si perde e ci si ritrova davanti a MinimumFax o a Sellerio o a Einaudi.
È un bel perdersi.
Arrivo allo stand Aisara, J29, e saluto tutte le MissAisara che mi accolgono come uno della famiglia.
Qualche minuto di assestamento e la mia prima giornata al salone, una giornata da scrittore, comincia. Innanzitutto faccio una bella chiacchierata con Marta Perego (che conduce il programma “ti racconto un libro” su Iris) e parliamo di tante cose: dell’arrivo del digitale, di come cambia la scrittura, e naturalmente di eZagreb.
Lo so, lo so, scrivono tutti un resoconto dal Salone del Libro. E lo chiamano tutti più o meno come l’ho chiamato io. Voglio dire, saranno per me giorni importanti, interessanti e, spero, divertenti. Quindi, insomma, vi dovrete sorbire, se vorrete, la mia cronaca da #SalTo12.
Tecnicamente non sono ancora al Salone, ma da qualche parte sull’autostrada per Torino. Il sole entra dal finestrino, mentre una tipa a due posti di distanza urla in polacco dentro al suo telefonino, poi ride. Io, con le palpebre pesanti, penso e ripenso, come fosse un sogno, che oggi presenterò eZagreb al Salone del Libro.
È trascorso un anno esatto dall’uscita del cartaceo e ritornare a Torino con lo stesso romanzo, ma in versione digitale, ha un sapore tutto particolare. Dopo un anno di presentazioni ed eventi legati al romanzo, sono cresciuto io ed è cresciuto Zagreb. Eppure le emozioni sono quelle di un tempo. Un ottimo segno.
Sarà in vendita sul sito di BookRepublic dai giorni del Salone. Poi sarà disponibile su tutte le piattaforme che vendono eBook.
eZagreb è la versione digitale arricchita di Zagreb, in uscita a un anno esatto dal cartaceo. È un romanzo, ma, tra le righe del romanzo, il lettore scoverà mappe, fotografie, documenti ufficiali, articoli di giornale dell’epoca, video. È un libro parallelo che scopre le carte del romanzo.
Che quest’anno il Salone del Libro sia il più digitale di sempre mi sembra scontato. Spulciando il programma velocemente sono proprio gli appuntamenti sull’editoria e le sue veloci mutazioni che hanno attratto la mia attenzione. Gli eventi al Book to the Future, per esempio, credo valga la pena vederseli tutti.
Io ci sarò, come scrivevo qui, da venerdì 11 maggio (giorno della presentazione di eZagreb) fino a lunedì. La maggior parte del tempo sarò allo stand Aìsara, J29, con un iPad in una mano e un Kindle nell’altra, per mostrare eZagreb. Tuttavia cercherò di trovare il tempo di godermi il Salone del Libro di giorno e di notte (si organizzeranno molte feste, credo…).
Oltre a girare gli stand e a comprare un sacco di libri (sì sì! cartacei!), ci sono degli appuntamenti che non vorrei perdermi:
Sono a quattro passi da Hasenheide, uno dei parchi più noti di Neukölln. Berlino è uggiosa eppure dà il meglio di sé in questo sabato un po’ svogliato. Il cameriere mi porta un cappuccino: non è male, qui al Café Blume. Attorno i soliti rumori da bar, forchette, tazze, sedie, e sul tavolino, di fianco alla tazza con il latte e il caffè, c’è il mio nuovo iPad.
A parte la meraviglia iniziale – ero come un bambino che vede una televisione per la prima volta – è la potenzialità di bloggare con questo aggeggio che mi ha subito colpito.
Innanzitutto: leggere gli articoli dei blog che seguo è estremamente semplice. Sono ancora inesperto, ma mi pare che l’accoppiata FlipBoard + Pocket sia invincibile. Con FlipBoard posso visualizzare i blog che raccolgo con google reader (oltre alle notizie dai giornali di tutto il mondo, twitter ecc ecc) in un formato simile a quello di una rivista. La lettura è piacevole e accattivante. Con Pocket, poi, posso salvare tutte le pagine che non ho voglia di leggere, per una (ri)lettura successiva.
Scrivere un articolo sul blog usando l’iPad pure mi pare fattibile. Ho scaricato un’applicazione che si chiama Blogsy. Ho aggiunto il mio blog e scrivo offline, usando un’interfaccia ottimizzata per un tablet. Quando l’articolo è pronto (questo è il primo che ho scritto così) lo pubblico direttamente dall’applicazione, inserendo tag e categorie come se fossi su WordPress.
Qual è il vantaggio?
Beh, a me pare ovvio: leggere ovunque, scrivere ovunque. Connessione totale. Forse fa un po’ paura, ma è la direzione verso cui ci stiamo muovendo.
… Ultimo sorso di cappuccino, comincia a piovere, quattro persone corrono a ripararsi dentro il Café Blume.
In questi ultimi mesi ho lavorato molto a eZagreb, la versione digitale arricchita di Zagreb, il mio romanzo d’esordio (di eZagreb se n’è parlato già qui, qui e qui).
Ho cominciato all’inizio dell’anno, rileggendo il romanzo cartaceo, scrivendo i contenuti extra, cercando immagini e contattando gli autori per ottenere l’autorizzazione (un giorno ne parlerò in dettaglio perché questa è stata un’esperienza interessante di per sé), lavorando a strettissimo contatto con tutte le ragazze di Aìsara.
Quando ho visto la prima “eBozza”, qualche settimana fa, ho capito che avevamo realizzato un “qualcosa”. Ne ero e ne sono soddisfatto.
È quindi con immenso piacere che vi riporto la seguente notizia: a un anno di distanza dall’uscita del cartaceo e con il preziosissimo intervento di eFFe, presenterò eZagreb al Salone del Libro di Torino, l’11 maggio alle ore 16 presso Book to the Future.
Nei giorni del Salone, eZagreb sarà messo in vendita in esclusiva sul sito di BookRepublic, poi, dopo Torino, sarà in vendita su tutte le altre piattaforme dove è possibile acquistare eBook.
Nei giorni di Torino, oltre alla presentazione, sarò presente allo stand J29 di Aìsara, per mostrarvi eZagreb su diversi supporti, Kindle e iPad per esempio, e, se vorrete, per raccontarvi l’esperienza di aver confezionato uno dei primi libri digitali arricchiti prodotti in Italia.
Mi aspetta una bella settimana: due presentazioni di Zagreb, una a Genova e una a Perugia, qualche giorno con gli amici, e poi arriva Librinnovando. Gli ingredienti per divertirsi ci sono tutti.
Chi vive all’estero lo sa, ogni volta è un po’ diverso: ci sono quelle volte che proprio non vuoi tornare, perché magari a Berlino è arrivata la primavera e non te la vuoi perdere o magari perché di sentire l’italiano ovunque attorno a te proprio non ti va; ci sono quelle volte che viaggi con poca voglia, poi arrivi, e ti accorgi di essere contento di aver messo piede in Italia; e ci sono quelle volte, un po’ più rare, per la verità, in cui non vedi l’ora di arrivare.
Sarà il sole, la cucina, l’italianeità, la famigghia, insomma, questa volta ho proprio voglia di scendere.
In effetti, un po’ emigrante mi sento. E in fondo, un po’ lo sono.
Fra una settimana esatta comincia Librinnovando Roma, appuntamento con il futuro dell’editoria di cui ormai si parla da mesi.
Dopo Librinnovando del novembre scorso a Milano, a cui partecipai come relatore nella sessione bookbloggers, mi aspetto molto dal Librinnovando romano.
In pratica, Tempoxme Libri ha scritto una recensione de Il Tempo è un Bastardo, di Jennifer Egan, e Minimum Fax ha annunciato su Twitter che avrebbe inserito la recensione nella rassegna stampa della pagina ufficiale del romanzo.
Fatto molto interessante di per sé perché conferma l’attenzione delle case editrici nei confronti dei bloggers. Einaudi qualche mese fa aveva fatto una cosa simile – ne ho scritto ne La Bambina di Neve e i #BlogLetterari.
In seguito a questo scambio di tweets, ho notato “visivamente” una presenza maggiore di Minimum Fax nella mia Time Line. Ho pensato, quindi, di dare uno sguardo all’attività del profilo Twitter della casa editrice romana.
L’inaugurazione, che doveva essere il 21 aprile, è spostata di un paio di settimane e di conseguenza la presentazione di Zagreb è rinviata a maggio. rinviata a data da stabilire.
Le nuove coordinate sono:
- Libreria Kmzero, 14 maggio, ore 17.30, Milano.
A quel punto eZagreb sarà già uscito e sarà interessante parlare di Romanzo Digitale e di eBook in una libreria.
L’articolo che segue è il secondo guest post su Destinazione Cuore Stomaco e Cervello (#DcSc). Dopo Marco Dominici con Atene Città Aperta, questa volta ho il piacere e l’onore di ospitare Leonardo Palmisano, sociologo, giornalista e autore di Dopo di Lui, edito da Caratteri Mobili.
L’articolo è la versione italiana di Alter, go home! che Leonardo Palmisano ha pubblicato sul Taz, quotidiano stampato a Berlino e tra i più letti in Germania.
Giornale di laboratorio, Esperimento N. 35b
15 aprile 2012, Berlino.
La teoria: La particella A, puntiforme e priva di massa, interagisce con la particella B, per un tempo T diverso da zero. Per T > t, la distanza tra la particella A e la particella B, d, è tale per cui le forze di attrazione tendono a zero. La particella A interagisce con la particella C, puntiforme e priva di massa, mentre la particella B rimane solitaria. La particella B sta bene, non telefona, e non inonda di messaggi di gelosia la particella A. Le particelle A e C passano un bel week end insieme. A si stufa di C e decide di telefonare alla particella B che, non affatto contrariata per il week end che ha dovuto trascorrere da sola, accetta di andare al cinema con la particella A. La particella A e la particella B quando non sono attratte, quando d è tale per cui l’attrazione tende a zero, sono libere di interagire con le particelle Xi, per i che va tre a infinito.
Si avvicina una signora sui cinquanta, cappottino verde di lana, cuffietta rossa, borsa in tessuto blu. Trecce che scendono lungo il viso segnato da lentiggini.
Penso: eccoci, mi chiederà dei soldi, vorrà vendermi un biglietto, cercherà di convincermi che il suo Dio è più importante del mio…
“Ti ho visto da lontano. Credo tu sia una bella persona. Ti volevo dire che desidero pace per te e per me, pace per gli uomini e per tutti gli animali. Pace in terra”.
Oltre a lavorare agli ultimi dettagli di #eZagreb (comincia a infuocarsi l’atmosfera), questo mese sarò in Italia per tre presentazioni: …
- Libreria Kmzero, ore 17.30, 23 aprile, Milano Rimandata a maggio
- Café libreria Trottamundo, ore 20.00, 25 aprile, Perugia …
In queste tre presentazioni parlerò principalmente di Zagreb “romanzo”, della storia che c’è dietro, dei suoi personaggi. Ovviamente non potrò non raccontare qualche dettaglio di #eZagreb, che verrà ufficialmente presentato a maggio al Salone del Libro, e uscirà proprio in quei giorni.
E poi, diciamoci la verità: queste tre presentazioni sono un’ottima scusa per godermi un po’ di primavera italiana, visto che quella berlinese per il momento si fa desiderare.
Dopo Atene Città Aperta di Marco Dominici, è in arrivo su Destinazione Cuore Stomaco e Cervello (#DcSc) un secondo “guest post”. L’autore dell’articolo, che andrà online la settimana prossima, è Leonardo Palmisano, giornalista, scrittore, sociologo.
La storia di questo guest post è secondo me interessante.
Ho conosciuto Leonardo Palmisano qualche mese fa: insieme a me ha presentato Zagreb alla Feltrinelli di Bari. Entusiasta dell’esito, ho ricambiato il favore, aiutandolo a organizzare una presentazione a Berlino del suo Dopo di Lui.
Come scrivevo qui, la presentazione di Leonardo a Berlino è stata entusiasmante, informativa, rigenerante. E infatti, alcuni giorni dopo, il Tageszeitung ha contattato Leonardo con una proposta davvero allettante: scrivere un articolo sulle sue pagine.
Ecco, il guest post che uscirà su Destinazione Cuore Stomaco e Cervello la settimana prossima è la versione italiana dell’articolo Alter, go home! che è uscito sul Tageszeitung.
Un grazie di cuore a Leonardo Palmisano per questo regalo.
…
Update: “piccolo” errore, non era lo Stern il giornale, bensì il Tageszeitung.
.1 Marzo:Soldati neozelandesi, appena giunti in Egitto, si godono un primo giorno di congedo visitando le Piramidi, qui l’immagine.
.9 aprile: Voci di bombardamenti britannici causano il panico ad Oslo …
Sono solo tre delle migliaia di tweets di Real Time World War II (@RealTimeWWII) che da settembre ha cominciato a raccontare la Seconda Guerra Mondiale su twitter.
Si susseguono notizie politiche, militari, voci di attacchi, si propongono mappe, foto, documenti dell’epoca, il tutto con uno stile giornalistico da “breaking news”. Notizie in tempo reale, ma con 72 anni di ritardo.
I geniali ideatori di @RealTimeWWII promettono di continuare il loro progetto per l’intera durata della Seconda Guerra Mondiale, cioè, per i prossimi sei anni.
Utile, affascinante, informativo, un’idea che è una piccola opera d’arte.
“A Berlino è la città, non i suoi abitanti, a decidere l’orientamento. A chi vive qui capita di perdersi e ritrovarsi, perdere e ritrovarsi, due passi alternati, due passi che non possono fare a meno l’uno dell’altro”.
Ieri sono andato in giro per tutta Berlino a scattare foto. È il week end di Pasqua e quindi la città è piena di turisti. Sarei passato inosservato con la mia faccia da mediterraneo e la mia camera a tracolla (cioè l’iPhone), se il soggetto delle mie foto non fosse stato davvero speciale.
In una, Mark Twain se ne va ad Alexanderplatz (click!), in un’altra scopro John Steinbeck a curiosare tra i souvenir di Berlino (click!), in un’altra becco Agatha Christie ai piedi della Torre della Televisione (click!).
Quando scatto quella alla Porta di Brandeburgo, ci perdo un po’ di tempo. La luce -no non va bene così, da quell’altro lato, un po’ più giù -, l’angolazione – no così non c’entra la Porta, fai vedere anche la statua -, e in più non riesco a tenere il soggetto fermo. Soddisfatto della foto (click!), ripongo tutto in borsa e, quando rialzo lo sguardo, vedo un bambino, biondo, occhi azzurri, tedesco da capo a piedi, che mi fissa con una bocca spalancata a forma di O, un po’ come in questa scena.
Come dargli torto: uno che fotografa un Kindle ai piedi della Porta di Brandeburgo non s’era mai visto!
In un sabato mattina in cui Berlino non sa se splendere o nevicare, controllo i contenuti di #eZagreb e la loro navigabilità.
Alla ricerca di un link con migliore leggibilità di un documento ufficiale del Tribunale Internazionale Penale per la ex-Jugoslavia (CASE NO. IT-95-13a), trovo una pagina web in cui si racconta del massacro di Ovcara, uno degli episodi raccontati da Emir in Zagreb.
La leggo. Dopo anni di studio, riesco a stupirmi ancora.
Il testimone, Emil Čakalić, sopravvissuto al massacro, racconta le parole di uno dei soldati: “Ascoltatemi bene, fra un po’ vi uccideremo tutti. Vi bruceremo e butteremo le vostre ceneri nel Danubio per distruggere definitivamente il seme croato”.
Mi stupisco ancora: che non è solo un romanzo, ma è storia vera.
Kmzero – slowbookstore è “la prima libreria-laboratorio per la promozione e la vendita di libri della migliore editoria indipendente”, e propone “un diverso approccio alla lettura, meno frettoloso e nevrotico, più accessibile e consapevole, più slow”.
Di Kmzero ne hanno parlato in molti, per esempio, Repubblica scrive: “Niente titoli stranieri, niente bestseller, niente colossi dell’ editoria, solo romanzi, saggi e antologie dati alle stampe da piccole case editrici”.
Che quel giorno lì hai deciso di rimanertene a casa. Il cielo se ne veniva giù in forma di gocce, e il vento sembrava dovesse radere al suolo secoli di civiltà. E tu, nell’abbraccio del tuo divano, te ne sei rimasto a casa.
Che quella parola lì è scappata: lei seduta davanti a te con un paio di occhi nei tuoi, stretti dentro le ciglia, bocca chilometri sotto il naso. E a te, nel buio illuminato di candele, quella parola è scappata.
Alla fine della sessione dei bookbloggers dello scorso Librinnovando, si avvicinò un tipo sulla quarantina, barbuto, con una bella voce. Qualche settimana dopo, fui contattato: era Giovanni dalla Bona, che aveva per me una proposta davvero affascinante: una presentazione di Zagreb su Second Life.
Ne parlammo alcune settimane, poi partecipai attivamente, come “adulterato”, all’intervista virtuale a Tito Faraci che Giovanni della Bona aveva organizzato.
In pochi giorni, l’ideale iniziale prese una forma definitiva: La Lettura del Futuro, ovvero una serie di tre incontri tra i bookbloggers di LeDita e il gruppo LibriamoTutti che si riunisce periodicamente su Second Life per parlare di libri.
Esattamente un anno fa (!), scrivevo qualcosa di simile a quello che vorrei scrivere ora.
“Sono una funzione monotòna. Mi rendo conto. E lo sarò per tutto il mese di aprile probabilmente. Anche dopo, forse. Lo so. Lo sento. E si vede. È che, capitemi, sta succedendo qualcosa di incredibile: la mia vita sta girando attorno a un perno. Perdonatemi quindi, e perdonami, se sono una funzione monotòna”.
Anche questo aprile sarà così. Lavoro alla versione digitale arricchita di Zagreb, #eZagreb, e tutte le mie energie sono rivolte a questo nuovo progetto che presenteremo al Salone del Libro 2012.
Ne parlerò e ne scriverò tanto, perché, beh… come scrivevo qualche settimana fa, il mio blog sono io.
In quest’ultima serata presenteremo Zagreb insieme al gruppo LibriamoTutti.
Sarà una presentazione speciale, e non solo perché i partecipanti saranno in formato Avatar. Lo sarà perché oltre a raccontare il romanzo, i suoi personaggi e i suoi piccoli segreti, presenterò in anteprima #eZagreb, la versione digitale arricchita.
È sempre così: piccole paure, funzionerà non funzionerà, che ne penseranno, raggiungerà lo scopo, e poi, se creiamo aspettative, le rispetteremo?…
Insomma, ho seguito l’andare dell‘hashtag #eZagreb su Twitter con un po’ di apprensione, ma anche di soddisfazione. È stato un piccolo successo. E non solo l’idea #eZagreb ha cominciato a farsi conoscere, ma ne è nata anche una discussione sull’eBook e i suoi contenuti.
Ci siamo: da oggi comincia l’avventura di #eZagreb.
Tutto nasce a Librinnovando, a novembre. Durante uno degli interventi della giornata, tra un tweet e l’altro, #MissAìsara mi si avvicina e mi dice all’orecchio: “Arturo, secondo me dovremmo provare a fare un eBook arricchito di Zagreb”.
L’idea rimane idea per qualche settimana, poi agli inizi del 2012 cominciamo a fare sul serio. Decidiamo i contenuti, la struttura, la forma, il tutto in un continuo stato di eccitazione, incertezza e sperimentazione, ché nessuno ha mai fatto un lavoro del genere in casa editrice, e, forse, in Italia.
Lo vado dicendo da settimane, un eBook non può essere la mera traduzione del cartaceo al digitale.
La prima notte di primavera in cui avrei potuto guardare le stelle, il cielo era blu scuro, senza luna, al vento – come dei sussurri di pura tristezza.
Ho sentito la terra smuoversi, ho guardato in alto, al cielo senza stelle, e questa musica ha cominciato a suonare:
Da lunedì prossimo sarà online il sito di #eZagreb.
#eZagreb è un progetto a cui, insieme ad Aìsara, lavoriamo ormai da mesi. Da lunedì e nelle prossime settimane sveleremo l’idea su cui si basa, i dettagli della preparazione, i contenuti, e a maggio, a un anno dall’uscita di Zagreb, #eZagreb verrà presentato nei giorni del Salone del Libro 2012 (#SalTo12).
Scrivo di domenica mattina mentre Berlino gioca alla primavera. La vedo, intorno a me, con quelli in bicicletta, quelli che corrono, quelli che ridono e con quei venti gradi.
The Drift è un programma radiofonico di Radio Fandango che ascolto spesso, di domenica appunto. Un programma tutto speciale, nato dalla collaborazione tra Valerio Mirabella, che lo ha ideato e lo conduce, e Anüz Allen, autrice di un blog che seguo da sempre, questecosedascrivere (e fotografa della mia foto con Zagreb).
Ad Anüz Allen, che vive a Berlino, e con cui spesso mi ritrovo a scrivere, ho chiesto di raccontarci cos’è The Drift.
Sabato mattina di sole qui a Berlino. C’è da lavorare per Zagreb (fra qualche giorno scopriremo le carte del nuovo progetto) e per un paio di articoli che andranno online nei prossimi giorni su Destinazione Cuore Stomaco e Cervello.
Vorrei scrivere di due blog.
Uno è Yugoland, il blog di viaggio di Andrea Ragona. Il sottotilo è esplicativo: “in viaggio per la ex Yugoslavia che tanto ex forse non è”.
L’altro blog è Questecosedascrivere, pagine che seguo da sempre. Da una collaborazione tra Questecosedascrivere e radio Fandango, è nato da qualche settimana The Drift, ascolta e deriva (qui i podcast).
Ecco allora il programma della giornata: bevo un litro di caffè, scarico le pagine dei blog sul mio kindle, prendo la bici e mi lancio nel Grande Outside, ché oggi a Berlino il Grande Outside è fatto di parchi, tedeschi sdraiati al sole, birre fredde e azzurro ovunque.
In un corso di scrittura di secoli fa, Alberto Capitta ci diceva che lo scrittore è come la carta moschicida: la vita gli rimane appiccicata addosso; non gli resta che scrivere, e farlo senza pudore.
Un insegnamento che è anche un’immensa consolazione. Quasi al limite della follia: per quanto la vita possa essere stata dolorosa, penso: “ho appena vissuto la scena per il prossimo romanzo”. Anzi, mi capita di giudicare ciò che mi accade con i canoni della scrittura: che dialogo!, che entrata di scena!, il finale di questa storia è davvero ben costruito.
Questa volta, però, nel vivere una scena – che forse finirà, forse no, nel prossimo romanzo -, beh, ci ho lasciato un etto di cuore. È ancora lì, schiacciato sotto i piedi degli avventori del Roses Bar, una macchia rossa sul pavimento. Bevono Martini, si baciano, vanno a pisciare gli avventori del Roses, ma lì a terra, sbiadito, c’è del rosso.
Ne è valsa la pena, credo, che la scena, quando la leggerete a pagina 132 o, non so, a pagina 263, capirete, è stata perfetta: ritmo, dinamica, humour e dramma.
Una scena esatta.
904 giorni fa scrivevo in una nota su questo blog: “and at the end, all will disappear in the final page of a novel”.
Come a dire: che fortuna lo scrivere, ché l’ultima pagina arriva, prima o poi.
Quando vedo opere “usabili” come BLA BLA, un film interattivo per computer, toccante e inclusivo (e che vi consiglio), capisco che il futuro delle parole non è scontato.
Un giorno quando i tablets saranno almeno uno a persona, quando faremo tutto con la tavoletta elettronica, saremo accompagnati da suoni, parole, immagini 24 ore su 24. Per molti è già così. Impulsi forti e continui che alleneranno il nostro cervello al punto che tutto sarà più veloce, più luminoso, più convulsivo. Basta vedere un film degli anni ’20 e uno degli ultimi supereffettati film americani per capire ciò che voglio dire.
Tuttavia, credo e spero che le parole avranno sempre una loro funzione. Leggere una storia, leggerla, schiude aree delle mente che non possono aprirsi con una musica o con delle immagini. Le parole sono un lavoro a due, tra chi le scrive e chi le legge. A due fantasie. Le parole sono un ponte e di ponti ne avremo bisogno sempre di più.
L’incontro di questa sera avrà come protagonisti i mitici eFFe (curatore de La Lettura e Digitale e il Web) e Marco Giacomello (uno degli organizzatori di Librinnovando) che, in formato pixel, ci racconteranno del perché l’eBook non puzza e di come sta cambiando il mondo dell’editoria con l’avvento del digitale.
Un legame non-covalente è un tipo di legame chimico che non prevede la condivisione di coppie di elettroni, e si basa su vari tipi di interazioni elettromagnetiche deboli.
Deboli, flessibili, instabili, i legami non-covalenti a chi non li capisce danno molto più pene dei ben più forti ed esclusivi legami covalenti. È vero: i due atomi legati covalentemente sono più stabili, inchiodati in quel loro minimo. Però che noia!
Gli atomi che si legano non-covalentemente si vedono a distanze anche molto lunghe, si avvicinano, si amano, si allontanano, e si amano di nuovo.
Più deboli, forse, eppure questi legami non-covalenti stabilizzano la struttura delle proteine e mantengono insieme le due eliche del DNA.
Non sono nemmeno le nove del mattino e ho riempito pagine e pagine del mio taccuino. È un taccuino nuovo. E quando inizio un taccuino nuovo succede sempre qualcosa.
Questo taccuino inizia con le parole di un regista turco incontrato in un bar di Berlino, il Roses Bar, che ospita sempre teatri dell’assurdo a una certa ora.
Pareti decorate con pellicce rosse e colori forti.
Hüseyin, il regista turco, che ha partecipato alla Berlinale, dice, mi si avvicina. È chiaro quello che vuole. Qualcosa che io non posso dargli. Parliamo. Gli dico vedi che qui c’è un autore, una regista e un fotografo, riferendomi ai due compagni di avventura di quella notte. Ho bisogno di voi!, dice Hüseyin. Allora gli passo il taccuino, è ancora vergine. Non ha una macchia di inchiostro. E Hüseyin comincia a scrivere in inglese, poi scivola in tedesco e infine in turco, appuntando email, numero di telefono e sito.
Quando gli chiedo cosa significhino le parti in turco, mi si avvicina e me le traduce all’orecchio. Il teatro dell’assurdo.
Da quella sera, qualche sera fa, il taccuino si è riempito di vita, di cose successe, di conflitti, rivoluzioni e liberazioni attese. E piccole grandi frasi che per me hanno un immenso significato.
È una verità, c’è poco da fare, e se uno a questa verità ci crede, poi deve credere anche nelle conseguenze. Le rivoluzioni, si sa, passano per il dolore e il sangue, e se funzionano, attraverso la liberazione si approda a una nuova era. Ecco: io aspetto la nuova era, mentre attraverso in pieno il dolore e il sangue.
Non tutto può finire su questo blog.
Qualcosa, molto, moltissimo, deve rimanere inchiostro su pagina, ché quello è il suo posto.