Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

Cose che si imparano dagli scrittori. (O forse no)


Posted on June 15th 2011, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. 2 comments

Leggo un articolo su Guide to Literary Agents dal titolo accattivante: “9 cose che ho imparato da altri scrittori“.

Alcuni suggerimenti sono un po’ banali, altri, invece, sono interessanti, o, almeno, divertenti…

Scrivere ogni giorno. Lo dicono in tanti. Scrivere ogni giorno, non importa cosa, non importa dove, non importa quanto bene. Scrivere. Scrivere regolarmente, come Rudyard Kipling: “Scrivo dalle otto a mezzogiorno, poi vado a fare una passeggiata, mangio una frittata, torno a lavoro dall’una alle quattro, mi rilasso con un bagno nel latte e miele, mi faccio preparare un Martini e, fino alle dieci, ascolto musica da camera fumando la mia pipa.” L’autore dell’articolo a questo risponde così: “Ma solo l’unico scrittore sulla terra ad avere una vita impegnata?”

Il cestino è il miglior amico dello scrittore. Scrivere, scrivere bene o scrivere male, ché il cestino è lì. E che sia nell’angolo della stanza o nell’angolo del Desktop, non importa, va riempito.

La prima versione è una schifezza. Un fatto, questo, più che un consiglio. E ci consola.

Scrivere è riscrivere. Scrivere significa cancellare, buttare, riprendere, rileggere, scrivere e riscrivere da capo. Ché dalla prima versione all’ultima non ci sia nemmeno una parola rimasta uguale a se stessa.

E infine l’ultima regola: “Non aspettarti che gli scrittori mantengano il conto delle storie che hanno detto che avrebbero scritto.”

Insomma: parole, parole, parole.





2 Responses to “Cose che si imparano dagli scrittori. (O forse no)”

  1. Emma says:

    Ma sai che leggendo questi consigli non mi sento più strana, limitata, frustrata, sconsolata ecc ecc ecc? Bene, fortuna che l’hai pubblicato. Averlo saputo prima!
    A proposito: sono CeciliaPrufumo ;-)

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