Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

La banda di Ryan O’ Reilly.


Posted on August 31st 2011, by Arturo Robertazzi in #DcSc, BERLINO, DestinazioneCuoreStomacoCervello. No Comments

Profumo di vecchi tempi al Lange Nacht Pub.

Una bionda seduta con me, tutta bollicine che salgono e schiuma bianca.

Dentro ci vedo una notte d’estate. C’è una cattedrale con due torri che quasi si toccano e noi, uomini e donne che schiamazzano. Si va, nella notte tedesca, a perdersi su una collina.

Sorso.

Solo, fuggo verso la cattedrale. Guardo quelle due torri per un tempo lungo quanto un respiro e continuo. Dentro la notte.

Sorso.

La Germania mi gira attorno, e io ci cammino in mezzo. Chilometri consumati nella piccola città di Hegel e Hoffmann, tra fiume e canali. Vago finché musica non mi chiama: è il Pelikan. Entro. Ché la musica viene da lì: da un irlandese con dietro un contrabbasso, una chitarra, spazzole e batteria.

Per me può bastare.

“I remember her, she was looking away” cantano e io immagino lei… I capelli mossi dall’estate calda, si volta, è un attimo, ma è già via, e scorge appena lui che ha perso l’ultima chance di costruirsi un buon ricordo.

Applauso e ai miei occhi torna il ragazzo con microfono e barba, con voce rauca e viso tagliato.

The Ryan O’Reilly Band, i nostri passi vicini, irgendwo, irgendwenn.
(da accompagnarsi con questa buona musica e un Silvaner, ottimo bianco di Germania)




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