Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

Impressioni in treno: il Pisa Book Festival.


Posted on October 24th 2011, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. No Comments

Ieri si è conclusa la fiera dell’editoria indipendente di Pisa. È una bambina: giovane, inesperta, deve ancora crescere, non c’è dubbio. Eppure il Pisa Book Festival mi è piaciuto: ha un’atmosfera familiare, raccolta, che favorisce gli incontri.

Ho incontrato il libraio più bravo di Italia; l’ “amante di”, che gira con la valigia riempita di libri; l’esperto che dice “qui sono tutti dei babbioni”; il ragazzo di colore che all’entrata ti chiede “sei appassionato di libri? Allora perché non compri i miei?”.

Ho incontrato uno ‘stampatore’ che legge tutti i libri a pagina 79. Ne legge quattro, cinque alla volta. Alcuni per intero, altri solo alcune pagine, ma inizia sempre da pagina 79. Dice che la pagina 79 è la chiave di tutto. “Ah, tu sei l’autore di Zagreb?!”. Ci ha pensato un po’ su e ha continuato da pagina 79: “… ‘Il Cane si inginocchiò avvicinandosi al volto del ragazzo’…” e ha riso, sotto i baffetti scuri.

Ho incontrato i twitteri del #PisaBookFestival. Pochi a dire il vero – ne riparlerò fra qualche giorno. Questo però mi ha permesso di fare il tweetour: i profili di Isbn Edizioni, di Historica Edizioni e di OkBook sono improvvisamente diventati persone reali. Con loro si è parlato anche di #TwitterEditoria: “Dietro twitter ci sono persone”, “Gli eBook non devono spaventare” [a proposito: io di eBook non ne ho visti in giro] e “A Librinnovando? Ci sarò sicuramente”.

Infine, ho incontrato Régis, Régis de Sá Moreira per intero, autore de Il Libraio. Ci siamo scambiati i romanzi: Zagreb a lui, Il Libraio a me. E le dediche: in italiano io, in francese lui. E si è parlato di scritture, di Parigi e Berlino, della lunghezza ideale di un romanzo che è, non altro, se non una stupida ossessione. Prima della presentazione di Zagreb, Régis mi ha detto: “Ricordati di respirare, è l’unica cosa davvero importante”.

Sorrido, ora che la luce entra dal finestrino del Pisa-Salerno. Attorno: una ragazza argentina che parla al telefono, un uomo che ha vissuto una vita interessante – con quelle rughe, non può essere altrimenti -, un vecchietto che lo è solo in viso, una donna che mi chiede che colore è questo e una coppia di turisti che si lascia andare ad effusioni nascoste dietro una cartina di Roma.

E poi ci sono io: nuovi libri in valigia, nuovi ricordi nella testa e una gran voglia di scrivere.





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