Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

Zagreb a Bari: il vocabolario di vent’anni fa.


Posted on October 26th 2011, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. No Comments

Passanti lettori. Una ventina di persone nella sala centrale della Feltrinelli. Due microfoni. Divanetti a mezzaluna. E io e il giornalista, Leo Palmisano (giornalista e scrittore barese). Parliamo di Zagreb, del mio romanzo. Leggiamo alcuni passi. Ma si parla delle guerre nella ex Jugoslavia, e di come il ventennale passi inosservato sui giornali italiani, di quante, al contrario, associazioni italiane operino da anni a favore di quelle comunità, di quanta cattiva informazione ci sia a riguardo, della pericolosa criminalizzazione di un popolo, quello serbo, dei bambini soldato in Croazia e Bosnia.

Una bella serata quella di ieri in cui si è scatenata una discussione con il pubblico. Con persone che quei fatti li hanno vissuti sulla pelle, perché erano lì.

Mi rendo conto di quanto sia delicato l’argomento e di come sia facile cadere nell’errore, nell’imprecisione, io che non sono un esperto, ma solo un buon conoscitore di quegli eventi. Ieri, però, credo che Zagreb abbia raggiunto lo scopo: si è ricordato che vent’anni fa in Europa, a pochi chilometri dall’Italia, c’era una guerra, delle guerre.

Si è ricordato che vent’anni fa, in Europa, parole come assedio, massacro, paramilitare, vittime, distruzione, genocidio, criminale politico non erano soltanto parole.





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