Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

Twitter: come, quanto e perche’? Risponde Angelo Ricci.


Posted on November 14th 2011, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. No Comments

Dopo le risposte di akaOnir e di MissAìsara, oggi è il turno di Angelo Ricci, scrittore, blogger e buon twittatore.

Angelo Ricci è passato già diverse volte su Destinazione Cuore Stomaco e Cervello. Da ricordare, senza dubbio, il suo contributo a Mondi In Una Pagina, i racconti in dieci righe vecchi, ormai, di un paio d’anni. Angelo Ricci è stato anche il primo a recensire il mio Zagreb, in una recensione che ritengo essere tra le più belle.

Ecco qui le sue risposte a “Twitter: come, quanto e perché?“.

PERCHÉ per una casa editrice è importante usare twitter?
Dobbiamo renderci conto di una semplicissima verità: una casa editrice è un’azienda e, come ogni altra azienda, deve riuscire a stare sul mercato. Inoltre, proprio in quanto azienda, è portatrice di un brand che può essere più o meno famoso, più o meno conosciuto. In questo senso l’uso di twitter rientra nelle strategie di mercato che hanno come scopo il coinvolgimento del web al fine di far conoscere le proprie iniziative cercando di innescare quel circolo virtuoso che porta alla loro viralizzazione e, di conseguenza, alla viralizzazione del brand stesso. Il web è un po’ come la “classica” pubblicità: non è detto che se la fai avrai dei vantaggi ma, se non la fai, semplicemente non esisti.

QUANTO twitter è utile nell’attività promozionale di una casa editrice?
Credo che, da solo, twitter serva a poco. Deve, per forza di cose, essere parte di un sistema più ampio che deve riguardare anche altre piattaforme, badando a non escludere assolutamente le forme più propriamente analogiche di divulgazione, come le presentazioni librarie, le recensioni (anche quelle cartacee, e non suoni questo aggettivo come un’eresia), la partecipazione alle fiere.

COME dovrebbe una casa editrice usare twitter?
Su twitter troviamo case editrici storiche e case editrici appena nate. Ma non è questa la discriminante principale. La vera differenza la fa proprio il modo di stare su twitter. Come dicevo prima, una strategia di marketing editoriale (ma anche di qualsiasi altro tipo) dovrebbe prevedere la presenza su differenti piattaforme. È chiaro che, al di là del sito statico, le piattaforme alle quali mi riferisco sono quelle che sviluppano il lato social del web. E, su questo versante, hai una sola possibilità: far conoscere i tuoi contenuti (nel caso di twitter, postando messaggi che linkano a quello che produci su siti statici o su blog) e coinvolgere totalmente i tuoi followers. Se una casa editrice si limita a usare twitter come aggregatore, non farà molta strada. Deve dialogare quotidianamente con chi segue il suo account, rispondendo alle sue domande, coinvolgendolo e anche provocandolo (in modo benevolo, naturalmente). Solo così chi ti segue ha la sensazione che dietro al brand ci sono persone in carne ed ossa.
Naturalmente tutto ciò ha un costo organizzativo ed economico. Per presidiare un social network, almeno nelle otto/dieci ore di maggior affluenza, è necessario avere del personale che lo possa fare e che lo possa fare bene. Spero soltanto che, dietro all’avatar della casa editrice, non ci sia un laureato in lettere (magari titolare di un dottorato di ricerca) che sta svolgendo un lavoro precario e sottopagato.





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