Un milione di colpi di artiglieria, migliaia di vittime e distruzione quasi totale: il 18 novembre 1991, dopo 87 giorni di assedio, Vukovar si arrende.
Della Vukovar barocca, delle sue arcate e delle sue viuzze per i turisti dell’est, rimane poco: rimangono in piedi le colonne del bar Diksi, la Torre dell’acqua, e la facciata della Chiesa di Sv. Filip i Jakov sfreggiata con scritte di guerra.
Rimangono le macerie, le mine, e i corpi immobili sparsi tra le strade percorse dai paramilitari che in coro cantano “Slobodan, Slobodan, portaci l’insalata ché ci sarà carne, ci sarà carne: oggi macelleremo i croati!”.
Di Vukovar rimane il ricordo di una città europea sotto assedio, a poche ore dai confini italiani, a vent’anni da oggi.
In un sabato mattina in cui Berlino non sa se splendere o nevicare, controllo i contenuti di #eZagreb e la loro navigabilità.
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