Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

La Lettura Digitale e il Web: si può fare, si deve fare.


Posted on December 9th 2011, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. 7 comments

Sono trascorsi pochi giorni dall’uscita de La Lettura Digitale e il Web (per acquistarlo con il 10% di sconto, qui), ma sembra proprio che, soprattutto nel formato digitale, il libro dei BooksBlogger stia andando molto bene, meglio di quanto avrei mai creduto.

A pochi giorni da #Librinnovando, il libro è entrato nella classifica di Amazon.it, “Lingua, linguistica e scrittura”. Trentaduesimo, tra i primi dieci, e ancora più su.

Entusiasta scrivevo un tweet, corredato di immagine: “Ed eccola la prova del 4^ posto tra i BestSellers di Amazon.it dell’eBook dei BooksBlogger”, per poi aggiungere “Siamo davanti ad Italo Calvino!”.

La scalata non si è fermata lì. “La Lettura Digitale e il Web” è addirittura entrato tra i bestseller di Amazon.it, raggiungendo il 25esimo posto nella classifica generale, e ancora, primo in Lingua, linguistica e scrittura su Amazon.it e secondo su BookRepublic.

Perché scriverne?

Soddisfazione? Ovvio.

Sorspresa? Certamente.

Orgoglio? Anche.

Il punto però è un altro.

Guardiamola così: una decina di bloggers, che si occupano di editoria in vari ambiti, partecipano all’organizzazione dell’evento editoriale italiano più social di sempre, Librinnovando, e in poche settimane realizzano un libro, in formato cartaceo e digitale, sostenuti da una piccola casa editrice, Ledizioni. Lo promuovono in rete, senza grandi uffici stampa, senza giornali o televisioni alle spalle, senza cioè attingere alle classiche dinamiche dell’editoria italiana. Anzi, tutti loro si sono conosciuti via Twitter o tramite i loro blog, hanno lavorato completamente online, hanno cioè, ideato, realizzato e promosso l’opera usando tutte le opportunità che il Web, oggi, ha da offrire.

Il risultato è che l’eBook è arrivato in vetta alle classifiche dei bestseller di Amazon.it.

Sorpresa, soddisfazione, orgoglio, ma soprattutto ciò dimostra un fatto semplicissimo, eppure di grande importanza: si può fare!

Anche in Italia si può ideare e realizzare un eBook di qualità e che venda utilizzando i nuovi canali e affrancandosi dal gioco di potere dei canali tradizionali.

Care case editrici, cari scrittori, cari redattori: si può fare, e non bisogna immaginarsi immensi budgets, effetti speciali, guru dell’elettronica.

Si può fare, si deve fare, facciamolo.





7 Responses to “La Lettura Digitale e il Web: si può fare, si deve fare.”

  1. Fantastico Intervento e Case History interessantissima.
    Questa è la prova che l’Editoria si sta muovendo sempre di più verso un contatto diretto tra l’autore e il lettore. L’ebook contribuisce ad abbattere tutti i macchinosi meccanismi dell’Editoria cartacea, rendendo ogni pubblicazione assolutamente competitiva con quella delle grandi etichette.
    Sono sempre più convinto e abbiamo avuto modo discuterne ieri anche su Twitter, che il selfpublishing sia il futuro dell’editoria. Il selfpublishing, unito all’ebook e al social marketing può permettere a tutti di pubblicare un buon libro e farlo conoscere senza la lunghe e tristi file in coda ai grandi Editori.
    E come è accaduto alla vostra pubblicazione, il successo sta nella storia e nella scelta, libera, che il lettore fa di apprezzarla e diffonderla!
    Buon lavoro…

    @futurodeilibri

    • Arturo Robertazzi
      Twitter: ArtNite
      says:

      @FuturodeiLibri,

      sul digitale siamo d’accordo. Sul fatto che il self-publishing sia il futuro, beh… ho alcune riserve.

      Che sia un’alternativa con la sua dignità, siamo d’accordo. L’autore al momento opportuno, potrà decidere come crede più giusto, e mandare il manoscritto a una casa editrice o fare da sé. È in qualche modo un aumento della libertà d’autore, diciamo così.

      Che sia l’evoluzione naturale del modo di pubblicare, con conseguente scomparsa di case editrici (perché a quel punto sarebbero ridondanti) non credo, come scrivevo qualche tempo fa, nella non-recensione a “I Ferri dell’Editore”.

      Le case editrici sono, o dovrebbero essere, dei poli culturali dove gli autori, lettori, intellettuali si incontrano e creano un terreno su cui le opere possono nascere. Ci credo molto in questo ruolo dell’editore. Non è una questione (solamente) di scelta dell’opera, su cui pure ci sarebbe molto da dire…

      Insomma, un bene che ci sia il selfpublishing, ma io, per il momento, preferisco la casa editrice. D’altronde: mai dire mai. :)

  2. @ArtNite

    Sono d’accordo con te sul fatto che il selfpublishing debba essere una delle valide alternative all’Editoria tradizionale.

    Non sono d’accordo però sull’immagine della casa editrice come “polo” editoriale, partecipativo, accessibile e democratico. Molto spesso l’Editore è il Dio solitario del suo mondo popolato da lettori, e lo scrittore è uno dei tanti sudditi da governare, in maniera illuminata.

    Sono convinto anch’io dell’importanza e il ruolo che le case editrici hanno svolto nella storia dell’Editoria, ma percepisco che sempre più spesso l’accessibilità offerta dal selfpublishing, dai booksblogger, dai social network sta facendo venir meno, finalmente, l’esclusività sulla “cultura” che le case editrici hanno avuto per molto tempo.

    Questa rivoluzione gentile cambierà nel lungo periodo il nostro modo di percepire l’editoria, la pubblicazione e la lettura.

    @futurodeilibri

  3. @liberodi says:

    Sno come @futurodeilibri sostanzilamente di parte: il sf è per me l’evoluzione naturale dell’editoria. Le case editrici ho il sentore che potrebbero molto presto non rappresentare più quei poli culturali di base per la crescita intellettuale di un Paese: se si pensa alla penetrazione delle nuove tecnologie, dei social network ect il fatto stesso che siamo qui a discuterne già questo potrebbe essere sufficiente a considerare la Casa Editrice qualcosa di obsoleto, quel Dio che dall’alto ha il potere di decidere chi e perchè deve essere lo scrittore del momento, quello figo, quello bravo quello da imitare, salvo poi essere stroncato dai blogger o dai s.network appunto, allora perchè non capolvolgere la dinamica, lasciare che un perfetto signor nessuno pubblichi con pochi euro il suo libro e poi la dare alla rete la possibilità digiudicarlo ??

    • Arturo Robertazzi
      Twitter: ArtNite
      says:

      @liberodi,

      è verò in alcuni casi lo scenario è questo. Una casa editrice con potenza di fuoco mediatico impone al lettore lo scrittore del secolo. Negli ultimi anni è successo diverse volte. Questi non sono casi letterari: se uno scrittore lo si vede sull’ultima pagina della gazzetta dello sport mesi prima dell’uscita del suo romanzo, beh, credo sia scontato il successo e l’acquisto compulsivo-natalizio del suo prodotto. Questa casa editrice è anche quella che alimenta il sistema di potere nell’editoria: recensioni di grandi testate usate come moneta di scambio, esposizione nelle librerie un premio solo per alcuni prescelti, durata di un’opera di alcune settimane, per non parlare delle televisioni…
      Questo è uno scenario che bisogna abbattere, saltando, eludendo, il sistema di potere. Se un blogger conta più di un giornalista per una recensione, assumendo che il blogger sia “libero”, allora io scrittore mi affranco dal circolo vizioso.

      Ma c’è anche uno scenario molto più salutare: la casa editrice indipendente, vicina ai suoi autori, culla dei suoi autori, che ogni giorno, con i mezzi a sua disposizione, tra ci spesso passione assoluta per il libro, combatte il sistema di potere per ritagliarsi uno spazio. Ecco, io queste case editrici le adoro. Esistono (la mia, Aìsara ne è un esempio, e sono stato molto fortunato nel pubblicare il mio romanzo con loro) e spero esisteranno.
      Spero cioè, si troverà che digitale, editoria indipendente, self-publishing, blog letterari (fondamentali) possano convivere.
      Lo spero. Anzi, ne sono sicuro.

  4. Alessandro says:

    Certamente, concordot con te Arturo. E’ proprio questo lo scenario che stiamo percorrendo e che sosteniamo ogni giorno anche con il nostro lavoro.
    Uscire dalla “dittatura” mediatica e intellettuale/snob (passami l’accostamento) per vivere nella rete viva e pulsante dei blog, del selfpublishing, delle piccole e sane realtà editoriali.
    Io credo che sicuramente la recensione di un booksblogger valga molto di più di quella di una marketta di un giornalista a libro paga.
    I blog e il selfpublishing ridanno vita alla scrittura e alla lettura e pongono scrittori sullo stesso piano (finalmente) senza più bisogno di divinità. Ha un po’ l’aspetto di una Riforma Lutherana dell’Editoria… Autori e lettori accedono direttamente alla “conoscenza” senza più bisogno di “sacerdoti” depositari della conoscenza.
    Buona domenica

    @futurodeilibri

  5. Jessy Pierm says:

    Concordo a pieno con Alessandro!
    Il self publishing può essere l’unico modo per ridare un po’ di vita al mondo dell’editoria.
    Io personalmente sono “passata” per 3 contratti di tre case editrici diverse. Stesse clausole, stessa conclusione; ho strappato tutto.
    I poveri (anche in senso letterale) scrittori, che magari vogliono farsi conoscere, vogliono far sentire le loro parole, e che magari sono pure bravi, non vengono presi sul serio, non vengono aiutati dagli editori in nessun modo, anzi vengono proprio spinti al rischio più estremo.
    Come nella moda, c’è uno stile comune al 90% delle persone e gli editori punta solo su quello, lasciando da parte altri stili e altri modi di scrivere.
    Ci vuole una bella rivoluzione ;)

Leave a Reply

Licenza Creative Commons