Arturo Robertazzi - Scrittore Computazionale

A Berlino, Dopo di Lui.


Posted on February 29th 2012, by Arturo Robertazzi in #DcSc, BERLINO, DestinazioneCuoreStomacoCervello. 2 comments

Scrivo questo articolo perché credo si debba passare parola sull’opera di inchiesta che sta conducendo Leonardo Palmisano, sociologo ed etnografo, ricercatore, e autore del romanzo trentaquattro. Ho riconosciuto il suo valore come giornalista all presentazione di Zagreb alla Feltrinelli di Bari, una delle più riuscite e dalla quale, anche grazie alla sua conduzione, è nata una discussione molto stimolante.

Fluente nella dialettica, chiaro, appassionato, Leonardo Palmisano ieri era a Berlino a presentare Dopo di Lui, un libro di inchiesta edito dalla casa editrice Caratteri Mobili. Al pubblico esigente della Libreria Mondolibro (di cui ho scritto qui e qui), l’autore barese spiega il berlusconismo, l’antiberlusconismo e l’origine storica, politica e sociale di questi anni drammatici, in cui “noi italiani siamo stati disarmati culturalmente”.

L’opera è il frutto di un centinaio di interviste che l’autore ha condotto, con persone di diversa età, diversa provenienza e diverso orientamento politico, in giro per l’Italia nei luoghi più comuni: bar, taxi, in strada. Da queste, Leonardo Palmisano ne fa cinquanta dialoghi divisi in sette capitoli.

Il punto forte di Dopo di Lui è che fa parlare gli italiani. Molto spesso i libri di inchiesta dimenticano le persone. Si analizzano i fatti, le cause, le conseguenze, ma il livello d’astrazione è troppo elevato, quasi ingombrante. In Dopo di Lui ci sono dialoghi e c’è la gente. Ed è nella gente, dice uno degli intervistati, che bisogna avere fiducia, cioè, negli italiani. Vanno ascoltati sempre, ed è ora che gli italiani entrino in politica.

Seduto sulla sedia di sinistra, con alle spalle la rumorosa Torstraße, Leonardo Palmisano si agita, in una posa che lo contraddistingue, e ci racconta accorato dello scontro generazionale, ancora non esploso, tra i 30-40enni e i 50-60enni, della povertà in cui spesso cade la produzione letteraria e cinematografica italiana (drammi familiari invece che precarietà, disoccupazione, scontro nord-sud, disfacimento della democrazia), e di politica, passata, presente e, con cautela, futura.

Un incontro rigenerante, una piccola ventata di ottimismo: sono queste le menti che possono (e che devono) promuovere la svolta culturale che l’Italia attende da anni.