Arturo Robertazzi - Scrittore Computazionale

La logoinformatica: una scienza che verrà.


Posted on May 18th 2012, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. 17 comments

È da un po’ che volevo scrivere questo articolo. Ho pensato e ripensato alle metafore da usare, le argomentazioni, le conclusioni e mi sono arrovellato sull’impossibilità di arrivare a una risposta esaustiva. Ieri ho letto un articolo di Gloria Ghioni su Critica Letteraria, uno dei blog più interessanti della blogosferha italiana, e mi sono deciso.

Il titolo dell’articolo, scritto, come ammette la stessa autrice, un po’ di pancia, o di stomaco come si direbbe qui su #DcSc, è: CriticaLibera – La critica annega nella troppa democrazia.

Ancora prima di leggerlo ho pensato che non esiste, o non dovrebbe esistere, il concetto di troppa democrazia. Anzi è auspicabile la totale democrazia, un mondo dov’è davvero il popolo a governare. Ma questa è un’altra questione.

Nell’articolo, Gloria Ghioni illustra molti punti che io riassumerei così: troppe persone si improvvisano critici autodefinendo i propri blog come blog letterari, ergendosi a intellettuali del terzo millennio, dimenticando colpevolmente che il critico è uno che ne sa di letteratura, che ha una cultura generale di alto livello e che magari ne capisce pure un po’ di come gira il mondo.

La blogosfera, cioè, pullula di blog letterari e critici. Come anche di scrittori, di fotografi, di musicisti, di artisti. Viviamo in un’epoca – passatemi la retorica da vecchio libro ingiallito – in cui c’è un proliferare di figure autodeterminate.

Il punto è: queste persone sono libere di farlo e ben venga la moltitudine. Questo non può essere il problema, né possiamo sognarci di limitarlo. È solo l’inizio.

Nel mondo da cui provengo, la ricerca scientifica, l’informazione è oro. Ogni dato, che sia giusto o sbagliato, è preziosissimo. Nei casi più fortunati, se il dato è “sbagliato”, sarà probabilmente un impulso casuale e alla fine della misurazione, l’insieme di dati sbagliati segnerà una linea di base che è la linea del rumore. Se il dato è “giusto”, non è casuale, e si ripeterà fino a formare un picco che si erge in maniera significativa dalla linea del rumore. E l’insieme dei dati diventa leggibile.

Io credo che sia così anche per il proliferare delle figure autodeterminate, come artisti, scrittori, critici e blogger. Chi vale, si erge dal rumore di fondo.

Il punto quindi non è l’anarchica proliferazione di informazione, giusta o sbagliata che sia, piuttosto la mancanza di strumenti validi ed efficaci per analizzarla.

Ritornando alle scienze, mi piace, quando parlo di questi argomenti, citare la bioinformatica, una scienza che è nata negli ultimi decenni dalla necessità di maneggiare l’immensa quantità di informazioni prodotta dallo studio di proteine e acidi nucleici. Una scienza che sfrutta la potenza dei computer e che serve essenzialmente per districarsi nella marea di informazioni fornita da altre scienze.

Ecco, ciò di cui avremmo bisogno, lo scrivo, vittima di un impulso asimoviano, è della “logoinformatica”, una scienza che ci aiuti a districarci nella quantità spropositata di informazioni generate dalla vena artistica dell’essere umano. Abbiamo bisogno di strumenti informatici per orientarci nelle arti, ricercare, e per capire qual è il picco del segnale e quale invece la linea del rumore.

Ritornando alla questone della critica, quindi, non può essere l’eccesso di democrazia il problema, ma la mancanza di strumenti per orientarsi nella giungla di blog letterari e di critica letteraria. Si potrebbe dire: se tutti sono critici allora non lo è nessuno. Eppure non è vero, perché io riconosco che il blog in cui Gloria Ghioni scrive, Critica Letteraria, è serio, competente, valido. Va da sé che io non sono nessuno per giudicare, ma se anche altri blogger riconoscono il valore di Critica Letteraria, allora il segnale comincia a ergersi dal rumore, l’insieme dei dati diventa leggibile e l’analisi significativa.

Nei prossimi anni, però, la proliferazione non potrà che aumentare e vedrete che avremo bisogno di nuovi strumenti. Se qualcuno userà il nome “logoinformatica”, beh, ancora una volta, uno scrittore avrà previsto il futuro.