Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

Il lusso degli autori di oggi.


Posted on May 21st 2012, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. 5 comments

Ormai è un anno, da quando Zagreb è nelle librerie, che interagisco con i lettori tramite Twitter. A volte sono dei complimenti, a volte delle critiche, come è giusto che sia. È un anno che succede eppure solo un paio di giorni fa ho compreso a pieno la fortuna di cui gli autori di oggi possono godere.

Appena terminato di leggere un romanzo, per esempio, il lettore può collegarsi al computer mandare un tweet e dire, come ha fatto @mydemian: “Finito poco fa Zagreb. M’è piaciuto abbastanza. Non ho apprezzato molto quelle tante ripetizioni. E presto mi informerò sul resto”.

Da questo primo tweet, abbiamo poi approfondito, per quanto si possa approfondire in 140 caratteri, cosa gli è piaciuto e cosa no di Zagreb. L’intera conversazione è in questo storify.

Soddisfatto della nostra breve interazione ho poi scritto un tweet che diceva così: discutere con un lettore via Twitter del proprio romanzo è un’esperienza che solo gli autori del nostro tempo hanno il lusso di vivere.

Pensateci è proprio così: per la prima volta nella storia della narrativa, un autore può ricevere il parere sulla propria opera da un qualunque lettore da qualunque parte del mondo in qualunque momento.

Un’interazione così immediata e diretta non è mai esistita prima. Ed è solo l’inizio: questo grado di interazione non può che comportare delle conseguenze nel ruolo dell’autore e del lettore e nel rapporto, che è ancora così strutturato, tra i due.

Ho scritto spesso che il digitale avvicina i due poli estremi della realizzazione di un libro, l’autore e il lettore, e ne sono convinto. Capire cosa succederà da qui in avanti è, però, difficile dirlo.





5 Responses to “Il lusso degli autori di oggi.”

  1. Mh. Secondo me tutta questa raggiungibilità può essere anche dannosa. Un autore che si vede criticare da una massa numerosa di lettori può decidere di cambiare il proprio stile anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Sono innumerevoli le opere meritevolissime che vedo stroncare su Anobii da una masnada di lettori che fanno dei propri gusti un parere oggettivo.
    Con questo non voglio dire che non ne valga la pena, anzi. I benefici scavalcano i lati negativi di gran lunga, però… non lo so. C’è da starne attenti.

    • Arturo Robertazzi
      Twitter: ArtNite
      says:

      Non sono d’accordo.

      Mi spiego.

      Non credo che i pareri dei lettori possano stroncare una carriera o cambiare in maniera significativa lo stile di un autore.

      Quando un autore e’ onesto, scrive sapendo di non dover seguire il pubblico, ma di dovergli satre davanti. Sa benissimo, l’autore, che potrebbe essere stroncato dalla critica e dal pubblico, ma e’ una situazione con cui l’autore convive sin dal momento in cui annuncia “ho scritto un romanzo”.

      E’ questione di crescere, maturare. E i pareri dei lettori alimentano il processo.

  2. Gilla
    Twitter: gillafiume
    says:

    Ho sempre ritenuto fondamentale per chiunque voglia definirsi scrittore una frase di Elio Vittorini: se si ha la presunzione di scrivere bisogna avere l’umiltà di farsi leggere. O qualcosa del genere. Forse oggi Vittorini aggiungerebbe una postilla: e il coraggio di dialogare con chi si prende il tempo di leggere e commentare.

  3. Qualche mese fa avevo leggicchiato qua e là di una causa legale negli USA, blogger stroncatore contro casa editrice… credo che una stroncatura concertata possa incidere molto sull’autore, specie se alle prime armi e incerto dei propri mezzi. Dopotutto, se uno scrittore ricerca e accetta le opinioni dei suoi lettori, dovrà pure prenderle sul serio. Tutto il mio rispetto a chi riesce a reagire con maturità e ad accettare le critiche come a rimanere coerente col proprio stile personale, ma non pretendo che qualunque autore abbia la forza di reagire in questo modo. Il mio timore è che ci saranno anche quelli che, pur validissimi, si butteranno giù e tenteranno di aderire ai desideri dei lettori.
    Sulla postilla, Gilla, secondo me dipende. Se parliamo di lettori che si prendono del tempo anche per pensare a cosa dire, tutto il mio rispetto – coffcoff – ma a me saltellano con le zeppe sui nervi quelli che si limitano a una/due stelline su Anobii, un commento a casaccio o finto cynyco e offensivo per nulla motivato e poi pretendono di essere grandi analisti della letteratura. Io i ‘ho la connessione Internet quindi ciò che dico conta’ non li rispetto più.
    Poi ribadisco, sono comunque lieta delle nuove possibilità di contatto e discussione aperte dall’Internet etc, volevo solo notificare che secondo me c’è anche da starne in guardia.

  4. Gilla
    Twitter: gillafiume
    says:

    LaLeggivedola, sono d’accordo con te. Diciamo che c’è critico e critico, lettore e lettore, e giornalista e giornalista. Ma diciamo che il discorso dello stare in guardia vale in tutti gli ambiti: dal quotidiano al letterario, il confronto vale solo se è costruttivo e intelligente, così come il mettersi in discussione. A volte vale la pena essere presuntuosi ;-)

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