Sono chimico computazionale e scrittore. E sono spacciato.

La schizofrenia Autore-Blogger scomparirà, o forse no.


Posted on June 11th 2012, by Arturo Robertazzi in #DcSc, DestinazioneCuoreStomacoCervello. 16 comments

Che un autore debba essere anche blogger mi pare assodato.

Lo scrivevo già qualche tempo fa in Italo e Pier Paolo su WordPress e Tumblr. Sostenevo in quel post che se Calvino e Pasolini fossero vissuti oggi, sicuramente avrebbero una presenza consistente in rete. Magari Pasolini avrebbe un Tumblr dal titolo “Transumanar e organizzar” e Calvino un blog dal titolo “Le Città Invisibili”. Mi pare che Borges Aveva un Tumblr, l’ultimo lavoro di Angelo Ricci (che sto leggendo e trovo molto interessante), suggerisca la stessa idea.

Un Autore è blogger.

Qualche giorno fa Ledita in una delle sue survey online chiedeva, tra le altre cose, se un blogger può essere considerato Autore. La mia risposta istintiva è stata sì, perché il supporto, che sia un blog, un eBook o un libro cartaceo, non può essere una discriminante.

L’editoria sta cambiando sotto i nostro occhi.

Il digitale sta dando uno scossone al mostro medievale che è l’industria editoriale, e questo non può non essere un bene, per tutti, dall’autore al lettore. Sono mesi, e cominciano a essere anni, che non si fa che parlare di digitale, eBook, tablets e nuove forme di narrativa.

Se ci si pensa bene, però, forse la vera rivoluzione non è nell’eBook, nel libro stampato in forma digitale per un eReader. Forse il futuro non è quello. Gli eReader, gli oggetti con schermo e-ink fatti esclusivamente per leggere, come il kindle per esempio, rappresentano uno strumento fondamentale in questo momento di transizione, ma sono molti a credere che il futuro è nel tablet (ne parlo in maniera più dettagliata in L’estinzione del libro, anzi dell’eReader).

Il futuro non è negli eReader.

Il tablet, al contrario, è un oggetto che permette una navigazione della rete comoda e veloce, e, rispetto al computer, ha il vantaggio della portabilità. Da quando ho un tablet, per sempio, scrivo gli articoli sul blog in qualunque momento, in qualunque luogo: una personale microrivoluzione. Ora, non ci vuole una laurea in veggenza digitale per capire che in pochi anni 1. tutti possederanno un tablet e 2. il tablet (magari con schermo ibrido e-ink+video) rimpiazzerà l’eReader.

Questo cosa comporta?

Un oggetto/blog narrativo in rete farà concorrenza a un libro.

Per l’utente che leggerà su tablet non ci sarà nessuna differenza: leggere un romanzo o leggere l’oggetto/blog narrativo sarà lo stesso. Anzi, l’oggetto/blog narrativo avrà l’immenso vantaggio di poter sfruttare tutte le evoluzioni del web, rispetto al più legnoso PDF di un eBook. A proposito segnalo l’articolo Why e-books will soon be obsolete, che ho scovato grazie al blog di apogeonline.

Come definiremo la persona che scrive l’oggetto/blog narrativo: Autore? Un blogger? Avremo bisogno di altre definizioni?

Se lo scenario completo è impossibile da indovinare, c’è un punto che credo sia già chiaro: superata la fase di transizione dell’eBook, approdati a una nuova narrazione online accessibile a tutti, vedremo le cose da una prospettiva diversa in cui diventerà evidente che la distanza autore-blogger è una semplice illusione ottica: Autore e Blogger sono già la stessa persona.





16 Responses to “La schizofrenia Autore-Blogger scomparirà, o forse no.”

  1. tempoxme says:

    La tua riflessione è molto stuzzicante e l’argomento si presta a disamine e dibattiti.
    Che cosa si intende con Autore? Citi scrittori illustri come Calvino e Pasolini, che mi destano qualche perplessità nel semplice confronto con un Blogger. Che Pasolini e Calvino oggi sarebbero dei blogger concordo con te, ma non sarebbero Pasolini e Calvino senza l’esperienza editoriale, culturale, redazionale che li ha formati e fatti venire alla luce. Quindi se sono e rimango convinta che un Autore, intendo con questo uno scrittore o un intellettuale, oggi non possa che essere un blogger, sono più cauta nell’affermare che un blogger sia per ciò stesso un Autore. Come non direi che uno scrittore è chi scrive!

  2. Arturo Robertazzi
    Twitter: ArtNite
    says:

    Caro tempoxme,

    Grazie per il commento! :)

    Allora, secondo me, la questione non è se chi scrive è (automaticamente) uno scrittore. Ce lo chiediamo tutti: chi scrive è sempre uno scrittore o a volte è uno che imbratta le pagine?…

    Ma non è questo di cui volevo discutere.

    Vorrei piuttosto riflettere sulla mia convinzione che la figura dell’autore e del blogger si stiano sovrapponendo.

    Nel momento in cui chi scrive pubblica quello che io nel post chiamo un “oggetto narrativo” (che per il momento non so come sia fatto, ma immagino possa essere simile a un blog, quindi pubblicato in rete) ecco, cos’è questa persona? Un Blogger, un Autore? O una figura di cui non abbiamo ancora una definizione?

    Il mio punto di vista è che autore e blogger convergeranno verso un’unica figura, perché convergeranno i supporti su cui scrivono.

    Poi se questo essere misterioso sia un buon o cattivo autore-blogger è un altro discorso.

  3. tempoxme says:

    Non mi ero allontanata tantissimo dal tuo discorso, perchè a mio avviso il supporto sovrapporrà Autore-blogger solo in una direzione, non in senso osmotico. Cerco di spiegarmi: sarà Autore chi non solo avrà un suo blog, ma avrà anche pubblicato altro in altri luoghi e in diversi spazi (che poi questi siano in rete poco conta): riviste e-book o cos’altro la tecnologia sarà in grado di inventare. Mentre un blogger che rimarrà isolato a scrivere il suo blog, non potrà mai essere un Autore. Questo è il mio modesto parere da lettrice. Immagino che il ruolo del lettore sarà sempre più complesso e bisognoso di criticità e selezione. La rete è democratica e aperta, ma anche farraginosa e dispersiva.

  4. Arturo Robertazzi
    Twitter: ArtNite
    says:

    @tempoxme,

    “un blogger che rimarrà isolato a scrivere il suo blog, non potrà mai essere un Autore”

    non credo siamo d’accordo.

    Se io scrivo un blog di racconti, esclusivamente online, e i miei racconti sono eccezionali… Sono un blogger e sono un grande autore.

    Non credi?

  5. marilù
    Twitter: lesmotslibres
    says:

    Apprezzo molto che il titolo del post sia “Autore-Blogger” perché permette di non avere delle titubanze sul significato della parola Autore. Lo dico perché tra editor e nell’editoria in generale, spesso utilizziamo la parola Autore per indicare lo scrittore, insomma come sinonimo. È un’abitudine, ma ha un suo perché. Alcuni Autori facciamo fatica a chiamarli Scrittori! Perché l’Autore è un titolo generico, meno ingombrante… insomma non rischiamo molto. Questa riflessione mi permette di essere d’accordo con Arturo: un Autore è un Blogger, un Blogger è un Autore. E dicendolo non sostituirei la parola Autore con Scrittore. Non per il momento… ma siccome la rivoluzione digitale dei contenuti è appena iniziata, io spero tanto che possano esserci sempre più Autori/Blogger in grado di essere anche poi degli Scrittori.
    Aggiungo inoltre una cosa che noto nella scrittura degli Autori-Blogger (oggetto/blog narrativo di cui si parla nel post): lo stile e la parola scritta non sono elementi fisici isolati, essi convivono con l’epserienza del contenuto dato da un video, da una foto, da un link e il processo empatico della scrittura che coinvolge evidentemente sempre di più anche il Lettore, segna un passo importante nell’evoluzione da Autore/Blogger/Scrittore… insomma forse vedremo nascere sempre più Scrittori interessanti, in grado di misurarsi con un’opera letteraria che sta cambiando e che forse necessita di un cambiamento… un indiscusso maestro scriveva agli inizi del ’900: “In realtà, ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso. L’opera dello scrittore è solo una specie di strumento ottico offerto al lettore per consentirgli di discernere ciò che forse, senza quel libro, non avrebbe potuto intravedere in se stesso. Il riconoscere in sé, da parte del lettore, quanto il libro dice, è la prova della verità di quest’ultimo, e viceversa, almeno in una certa misura, la differenza tra i due testi potendo spesso essere imputata, non all’autore, ma al lettore. ” ;)
    @lesmotslibres

  6. Arturo Robertazzi
    Twitter: ArtNite
    says:

    Grazie @lesmotslibres,

    un commento molto interessante.

    Mi piace quest’ulteriore passaggio Autore/Blogger/Scrittore.

    Io credo, comunque la si pensi, che nei prossimi anni ne vedremo delle belle…

  7. Marilù ci ricorda l’opera letteraria che sta cambiando e mi veniva da pensare che il contenuto stesso dei blog è assai vario: riflessioni critiche, recensioni, impressioni, cronache, racconti. Allora come chiamare il blogger, oltre la ovvietà di essere l’autore? Narratore, critico, comunicatore….

    • Arturo Robertazzi
      Twitter: ArtNite
      says:

      Attenzione, cari amici di LibriamoTutti: io non ho in mente di “qualunque” blog. Io nel post parlo di “oggetti/blog narrativi”. Cioè “oggetti” online che, viste come si stanno mettendo le cose (i tablet saranno in mano a ogni persona), potrebbero alla lunga “sostituire” (con due virgolette gigantesche) il libro come lo conosciamo ora. Se davvero ci muoveremo verso questa direzione, allora la distanza autore-blogger si ridurrà sempre più.

      Il mio punto di vista è che già adesso il blogger e l’autore (in moltissimi casi) sono la stessa persona.

  8. Indispensabile precisazione la tua.
    Certo che la migrazione sul supporto apre alla narrazione prospettive che possiamo solo intravedere, mentre assistiamo interessati al loro progressivo delinearsi. Non a caso Angelo Ricci, che anche tu citi, chiama il suo libro “oggetto digitale” e la parola “oggetto” come si dice “è tutto un programma” :))

  9. gecaspa says:

    Discussione stimolante, come sempre in questo spazio. Non credo però di essere d’accordo con te quando scrivi:

    “Per l’utente che leggerà su tablet non ci sarà nessuna differenza: leggere un romanzo o leggere l’oggetto/blog narrativo sarà lo stesso”.

    In questo, sono più d’accordo con tempoxme: un romanzo è (o almeno così è stato fin’ora) l’opera collettiva di un gruppo di persone, composto almeno da scrittore, editor e casa editrice. Nel suo processo creativo, l’autore incontra le sensibilità e le competenze di altri soggetti e questo incontro genera un’opera letteraria diversa da quella che sarebbe stata se l’autore fosse rimasto da solo durante tutto il processo. Per questa ragione, tra parentesi, sono abbastanza critico verso il fenomeno del self publishing, perché mi sembra una versione impoverita del processo di scrittura tradizionale.

    • Arturo Robertazzi
      Twitter: ArtNite
      says:

      @Gecaspa,

      sono d’accordo sul fatto che il romanzo è un lavoro collettivo. Anzi, è un punto fondamentale che aiuta a distinguere tra buon libro e cattivo libro.

      In futuro, io immagino un autore-blogger che INSIEME alla casa editrice (o a un gruppo di professionisti editor, grafici ecc) decide che il mezzo più utile per veicolare la sua opera è un oggetto/blog narrativo.

      Se poi fa da solo, beh, non è l’oggetto/blog narrativo come concetto a essere sbagliato, ma l’approccio dell’autore/blogger.

      Per il self-publishing (ne ho parlato già in Self-Publishing vs. editoria a pagamento. La non-innocente confusione), quando è fatto bene anche quello è un lavoro collettivo e con una sua dignità. Il self-publishing “vero” non è miolibro.it – ma questo è un altro discorso.

  10. gecaspa says:

    @arturo
    Adesso ho più chiaro il tuo punto di vista. E sono sostanzialmente d’accordo. Anzi, rilancio. Per certi versi, infatti, un blog può essere un oggetto narrativo ancora più ricco e multiforme di altre forme letterarie. Il plus che offre è il contributo della comunità di lettori che lo segue, che spesso non si limitano a rimanere lettori ma diventano essi stessi autori. Per evitare l’accusa di piaggeria non parlo del tuo blog. Ma, per esempio, uno dei blog che frequento con più attenzione è Giap, dei Wu Ming, dove capita spesso che tra i commenti ci siano spunti e contributi ancora più interessanti del post iniziale (compresi i commenti degli stessi Wu Ming che, come fai tu, si confrontano e partecipano davvero alle discussioni, commento dopo commento). In alcuni casi, è l’intero corpo composto da post+commenti che diventa il vero oggetto narrativo: il post da solo sarebbe (relativamente, non fraintendermi) poca cosa. I commenti danno forma, sostanza, struttura alla narrazione e accompagnano il lettore lungo un percorso di scoperta progressiva (per certi versi paragonabile a quel che avviene in certi romanzi) che viene tracciato dalla comunità. Ma adesso forse sto esagerando ;-)

  11. Interessante, ma soprattutto utile questa ricerca dell’oggetto narrativo. Sarà mania di chi lavora nella formazione, ma le parole sono importanti per comunicare e il nostro ospite :)) sa bene l’importanza dell’univocità. Ecco io avverto in questo caso tutta la prevedibile difficoltà e la continua necessità di ridefinire,mia e degli altri, parlando del futuro con termini che fanno riferimento all’esistente, ma è anche vero che proprio dalla discussione nasceranno le nuove idee e le loro definizioni.
    Quindi per ora ben venga il termine oggetto, (non più blog, libro, romanzo, saggio…) che è ciò che cade sotto la nostra esperienza, e anche narrativo, che è ciò che si racconta con i nuovi mezzi della rete, che non possiamo permetterci di lasciarsi sfuggire.

  12. antonio says:

    Pienamente d’accordo, credo però che anche il blog è un “passaggio”. Il problema è che tutta la tecnologia nasce obsoleta, quando va bene “vintage”.

  13. [...] semplice o innovativa che sia. Il “nuovo romanzo”, l’oggetto digitale di cui avevo scritto in La schizofrenia Autore-Blogger scomparirà, o forse no, dovrebbe nascere digitale e crescere in rete, riempendo tutti i canali che la rete [...]

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