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	<title>Scrittore Computazionale</title>
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	<description>blog di Arturo Robertazzi</description>
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		<title>Toh, a Berlino Arriva Loredana Lipperini! (10 Domande A)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 07:42:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un paio di settimane fa, Loredana Lipperini ha presentato i suoi libri (Ancora dalla parte delle bambine, Non è un paese per vecchie, Di mamma ce n&#8217;è più d&#8217;una, L&#8217;ho uccisa perché l&#8217;amavo &#8211; Falso!) qui a Berlino. Una serata arricchente, in cui Loredana ha raccontato a una platea italo-tedesca la (preoccupante) condizione della donna in Italia. Prima della presentazione, seduti in un bar di Mitte, Loredana mi ha concesso un&#8217;intervista. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/21/toh-a-berlino-arriva-loredana-lipperini-10-domande-a/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/Loredana.jpg"><img class="size-full wp-image-17100 aligncenter" title="#ScrittoreComputazionale Toh, a Berlino Arriva La Lipperini! (10 Domande A)" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/Loredana.jpg" width="906" height="428" /></a></p>
<p>Un paio di settimane fa, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Loredana_Lipperini" target="_blank">Loredana Lipperini</a> ha presentato i suoi libri (<a href="http://www.ibs.it/code/9788807171390/lipperini-loredana/ancora-dalla-parte.html" target="_blank"><em>Ancora dalla parte delle bambine</em></a>, <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5001489" target="_blank"><em>Non è un paese per vecchie</em></a>, <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807172519.html?param_adf=808498" target="_blank"><em>Di mamma ce n&#8217;è più d&#8217;una</em></a>, <a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788858107300" target="_blank"><em>L&#8217;ho uccisa perché l&#8217;amavo &#8211; Falso!</em></a>) qui a Berlino. Una serata <em>arricchente, </em>in cui Loredana ha raccontato a una platea italo-tedesca la (preoccupante) condizione della donna in Italia. Prima della presentazione, seduti in un bar di Mitte, Loredana mi ha concesso un&#8217;intervista. Si è parlato di letteratura, blog e questione femminile. Un onore ospitarla qui, tra le pagine di Scrittore Computazionale.</p>
<p><strong>Guardando le <a href="http://labs.ebuzzing.it/top-blogs/letteratura" target="_blank">classifiche dei blog più influenti</a>, ci si accorge che <em><a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/" target="_blank">Lipperatura</a></em>, il tuo blog, è il primo tra i blog mono-autore, in competizione, però, con un&#8217;armata di riviste letterarie con decine di collaboratori (un fenomeno, quello dei blog multi-autore, <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/22/mono-autore-vs-multi-autore-unanalisi-della-blogosfera-letteraria-di-4-paesi-europei/">molto italiano</a>). Alcuni hanno parlato addirittura di &#8220;morte&#8221; del blog mono-autore. Che fine farà, secondo te?<br />
</strong>Delle classifiche non me ne preoccupo molto. Ho aperto <em>Lipperatura</em> nel 2004 &#8211; siamo quindi vicino al decennale. L&#8217;ho aperto per un motivo molto semplice: per Einaudi avevo curato<em> <a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/%28isbn%29/978880617199/" target="_blank">La notte dei blogger</a> </em>e mi sembrava sciocco essere fuori gara. Come diceva Umberto Eco, non puoi parlare del juke-box se non ci hai messo il gettone almeno una volta. E allora, mi son detta, mettiamo il gettone.<br />
Dopo qualche mese ho capito che era ingenuo da parte mia pensare di poter riproporre ciò che scrivevo sulle pagine di Repubblica nel blog. Così ho cambiato taglio, ho fatto in modo che il blog assumesse quel tono diaristico con cui l&#8217;avevo concepito inizialmente. Perché in fondo <em>Lipperatura</em> non è un <em>e-zine</em>, non è un giornale online, è semplicemente il blog di Loredana Lipperini. In cui alterno discorsi sulla letteratura a discorsi di genere.<br />
Credo che il motivo per cui sono piuttosto indifferente alle sorti del blog mono-autore è che a me non è mai interessato essere una blog-star, come si diceva negli anni zero. Non mi è mai interessato scalare le classifiche, mi interessava, piuttosto, avere un luogo dove poter discutere, in particolar modo in quello che Giuseppe Genna chiama il <em>commentarium</em> (anche Lipperatura è un&#8217;invenzione di Genna, mi chiamava Lipperatura via email!).</p>
<p><strong>Ti stupisce il successo del tuo blog?<br />
</strong>Un po&#8217; sì. Perché non ho mai fatto molto per promuoverlo, a parte <em>linkare</em> ogni post su Twitter e su Facebook. Tutta qui la mia promozione.</p>
<p><strong>Il tuo blog aiuta a far conoscere i tuoi libri, o sono i tuoi libri a far conoscere il tuo blog?<br />
</strong>Direi piuttosto che il blog mi ha aiutata a scrivere i miei libri. In tutti i miei libri c&#8217;è un ringraziamento al <em>commentarium</em>, perché non avrei potuto scrivere né <em>Ancora dalla parte delle bambine</em>, né <em>Non è un Paese per vecchie</em>, né <em>Di mamma ce n&#8217;è più d&#8217;una</em> e neanche il libro scritto con Michela Murgia, <em>L&#8217;ho uccisa perché l&#8217;amavo &#8211; Falso!</em>, se non ci fossero stati gli interventi nel <em>commentarium. </em><br />
Riguardo a <em>L&#8217;ho uccisa perché l&#8217;amavo &#8211; Falso!</em>, c&#8217;è una bella storia da raccontare. Ho conosciuto un commentatore, un esperto di statistica, che contestava il modo in cui venivano date le cifre sul femminicidio. Gli ho scritto, siamo diventati amici e quando stavamo scrivendo il capitolo sulle statistiche con Michela Murgia, io gli ho detto &#8216;vuoi fare il revisore di questo capitolo?&#8217;. Lui ha fatto un lavoro straordinario e l&#8217;ho ringraziato in coda al libro. Anche per questa ragione il <em>commentarium</em> è per me molto prezioso.</p>
<p><strong>La vita dello scrittore in questi tempi digitali si è parecchio complicata: pensa ai tweet, aggiorna la pagina su Facebook, ah, non dimenticare le immagini su Pinterest e torna a studiare per scrivere ogni giorno sul tuo blog. Ma dove lo trova il tempo uno scrittore per scriverci un bel romanzo?<br />
</strong><a href="http://www.guardian.co.uk/profile/ewan-morrison">Ewan Morrison</a> sul Guardian quest&#8217;estate si è posto la stessa domanda. Lui si è divertito a confutare i guru della promozione dello scrittore. I guru dicevano – lo dicono tutt&#8217;ora &#8211; che tu dovresti impiegare l&#8217;80% del tuo tempo a promuoverti e il 20% a scrivere. Di questo 80% dovresti usare un 80% per parlare d&#8217;altro, non del tuo libro; per esempio delle cose che piacciono a coloro che frequentano i social, cioè, gatti e politica. Se vai a fare i conti del tempo che ti rimarrebbe per scrivere, ebbene, questo è diciotto giorni all&#8217;anno.<br />
Considera un&#8217;altra cosa: come tu sai, Facebook non ti permette di essere in contatto con tutti i tuoi amici, ma soltanto con quelli che frequenti più spesso. Così rischi di parlare del tuo libro a tua madre, a tua sorella, al tuo ragazzo e ai tuoi amici di infanzia. E poi ci si lamenta che alle presentazioni arrivano solo in tre!<br />
La promozione in rete è una faccenda delicata ed essere sui social network per promuoversi invece di scrivere non ha nessun senso.</p>
<p><strong>Però &#8220;tutti&#8221; sostengono che l&#8217;autore debba avere un blog&#8230;<br />
</strong>&#8220;Debba&#8221;? No, non credo. Se un autore ha voglia di avere un blog, dove raccontare il dietro le quinte di quello che scrive, dove interloquire con i suoi lettori, dove fare delle riflessioni sul mondo in cui si muove, bene: che apra un blog. Ma non è &#8220;obbligatorio&#8221;. Anche perché non credo, almeno allo stato attuale delle cose, che internet sia l&#8217;eldorado della scrittura.</p>
<p><strong>Rimaniamo ancora sui blog. In un pamphlet autopubblicato, <a href="http://www.daeffe.it/i-book-blog-editoria-e-lavoro-culturale-2/" target="_blank">eFFe scrive</a> che “i blog”, ma non necessariamente i blogger, sono i nuovi intellettuali. Ma perché un intellettuale oggi dovrebbe scrivere in un blog e non, per esempio, su una testata giornalistica?<br />
</strong>Io non credo che i blog siano necessariamente i nuovi intellettuali. Come non credo che non lo siano. Il web è un mezzo come un altro: si può conquistare una certa autorevolezza scrivendo su un blog, ed è successo e succede sia negli USA che in Italia. Ci sono delle persone che sono dei punti di riferimento della rete e ci sono altre che sono dei punti di riferimento della carta. O che lo sono su entrambi i supporti.</p>
<p><strong>Non vedi un trend del tipo &#8220;ci stiamo spostando verso i blog&#8221;?<br />
</strong>Gli uffici stampa delle case editrici si stanno spostando verso i blog. Questo non è necessariamente un bene, non necessariamente un male. È un male nel momento in cui le case editrici sollecitano recensioni positive dalle blogger giovani, magari promettendo loro non soltanto libri, ma anche pubblicazioni dei propri romanzi presso la stessa casa editrice. Questo avviene, inutile negarlo. Per esempio, la famigerata ricerca dell&#8217;AIE <a href="http://www.daeffe.it/book-blogger-e-vendite-a-che-servono-i-lit-blog/" target="_blank">a cui fa riferimento anche eFFe</a> era sconcertante per pochezza: metteva fra gli <i>influencer</i>, blogger che, con tutto il rispetto, facevano i passacarte, e scrivevano bene di ogni libro.</p>
<p><strong>In effetti, si vedono quasi solo recensioni positive e questo non può essere&#8230;<br />
</strong>Può essere anche così. Ti faccio un esempio che riguarda me (che vale per la carta e per la rete): io non stronco. Se devo parlare di un libro parlo di un libro di cui ritengo valga la pena parlarne. E quindi ne parlo bene.</p>
<p><strong>Lo facevo anche io quando scrivevo recensioni, ma perché non stronchiamo? Non dovrebbe essere altrettanto importante stroncare un libro?<br />
</strong>Si pubblicano centinaia di titoli al giorno, i libri sono tantissimi. Preferisco indicare un libro su cui valga la pena spendere tempo e soldi, piuttosto che stroncare un libro. E poi qual è il motivo per cui si stronca un libro? Non prendiamoci in giro: gli stroncatori molto spesso, a meno che non si tratti di stroncatori accademici, lo fanno anche per ottenere una certa visibilità. A me quel tipo di visibilità non interessa.<br />
In ogni caso, per tornare al discorso delle blogger, non tutte le giovani blogger scrivono solo recensioni positive. Ti faccio un paio di esempi: una delle blogger (che è stata anche in polemica con eFFe e secondo me aveva le sue ragioni), <a href="http://dustypagesinwonderland.blogspot.de/" target="_blank"><i>Dusty pages in wonderland</i></a>, è una blogger che stronca ed è stata molto critica nei confronti delle altre blogger; c&#8217;è un altro gruppo di ragazze, giovanissime, che scrive su <a href="http://www.diariodipensieripersi.com/" target="_blank"><em>Diario di pensieri persi</em></a> e che ha anche fondato una rivista letteraria che si chiama <em><a href="http://speechlessmagazine.altervista.org/" target="_blank">Speechless</a>, </em>una rivista che ha avuto un milione di pagine viste; ecco, queste blogger stroncano.</p>
<p><strong>Qualche tempo fa <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/03/18/leipziger-buchmesse-la-letteratura-e/" target="_blank">sono stato alla Leipziger Buchmesse</a>, dove ho incontrato l&#8217;editore tedesco di <a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/" target="_blank"><em>Zagreb</em></a> e la traduttrice. Parlando con alcuni degli addetti ai lavori tedeschi, mi è stato chiesto: &#8220;perché la letteratura italiana contemporanea è così noiosa?&#8221;. Cosa ne pensi tu che di libri appena sfornati ne parli (quasi) tutti i giorni a <a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-0e0b6fb2-014d-4dde-bc91-a7beb045bf4d.html" target="_blank"><em>Fahrenheit</em></a>?<br />
</strong>Diciamo che forse la letteratura italiana che è ritenuta degna di esportazione è spesso ombelicale. Ma ci sono scrittrici come Michela Murgia, scrittori come Wu Ming&#8230; magari qualcuno dirà: &#8216;la Lipperini cita gli amichetti suoi!&#8217;. Li stimo e dunque sono miei amici, non viceversa. Ma non sono i soli, te ne posso citare molti altri, naturalmente. Ci sono degli esordi importanti, come quello di Eleonora C. Caruso, <em><a href="http://www.indianaeditore.com/collane/comunque-vada/">Comunque vada non importa</a> </em>o Francesco Targhetta, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788876382666/targhetta-francesco/percio-veniamo-bene.html">Perciò veniamo bene nelle fotografie</a></em>&#8230; insomma, a me non sembra affatto che questa sia letteratura noiosa, anzi è una letteratura che ha una sua diversità e una sua potenza.</p>
<p><strong>Questa sera qui a Berlino presenti la tua trilogia: <em>Ancora dalla parte delle bambine</em>, <em>Non è un paese per vecchie</em>, <em>Di mamma ce n&#8217;è più d&#8217;una</em>. Il filo rosso di queste opere è la donna, da quando è bambina, fino a quando diventa una &#8220;vecchia&#8221;. Ti chiedo: com&#8217;è possibile che in un Paese che si dice civilizzato come l&#8217;Italia, nel 2013, sia la condizione della donna ancora un argomento così attuale? È un po&#8217; sconcertante, no?<br />
</strong>È molto sconcertante. Quando ho cominciato a scrivere <em>Ancora dalla parte delle bambine</em>, ormai sette anni fa, sono stata io per prima a meravigliarmi, mi dicevo: &#8216;ma no, i numeri sono davvero questi? Quello che accade intorno a noi è davvero questo?&#8217;. Negli anni, le cose sono migliorate, ma non sono cambiate così profondamente.<br />
Ti faccio un esempio, è successo <em>proprio ieri</em>: a seguito delle <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/04/news/una_task_force_contro_il_femminicidio-58046176/" target="_blank">dichiarazioni della Presidente della Camera</a>, Laura Boldrini, c&#8217;è stata una chiusura a riccio attorno alla libertà della rete e pochissimi, quasi nessuno, ha parlato del vero problema. Un atteggiamento sessista della rete esiste. Se non c&#8217;è una presa d&#8217;atto di questo, se ancora sulle bacheche Facebook di coltissimi intellettuali dobbiamo vedere commenti all&#8217;elezione di una scrittrice all&#8217;assessore alla cultura del tipo &#8216;Oh mio Dio quella piena di rughe&#8217; (detta da un bizantinista e non da un ultrà della curva sud), evidentemente abbiamo un problema.</p>
<p><strong><a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/29/pensare-in-una-lingua-e-scrivere-in-unaltra-i-12-vantaggi-del-vivere-allestero-per-lo-scrittore/" target="_blank">Se ne parlava qualche giorno fa</a> qui su <em>Scrittore Computazionale</em>: vivere all&#8217;estero o viaggiare con la giusta attitudine è un modo unico per avere uno sguardo più obiettivo sul proprio Paese. Ecco, come vedi la nostra Italia da qui, da Berlino?<br />
</strong>Ogni volta che vado all&#8217;estero &#8211; mi è capitato qualche mese fa a Stoccolma, mi sta capitando ora che sono a Berlino &#8211; e poi ritorno in Italia, mi viene un po&#8217; di magone. Perché delle cose che dovrebbero essere date per superatissime, in realtà non lo sono. Quando hai uno sguardo da fuori, te ne rendi conto con maggior nitore.</p>
<p><strong>Per esempio?<br />
</strong>Te ne rendi conto dalla vita quotidiana, dai servizi, dal welfare, dalla considerazione che riguarda le donne, per esempio, ma anche dalla considerazione dei libri e degli scrittori. In Italia si ha la sensazione di rientrare in un piccolo, piccolissimo pollaio dove ci si becca l&#8217;uno con l&#8217;altro con disperazione. Fuori ci si becca ugualmente, però gli orizzonti sono vagamente più ampi. Questa è la mia sensazione.</p>
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		<title>#ZagrebRomanzo: in Autunno Una Nuova Edizione Digitale</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 22:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo post annuncio l&#8217;uscita di una nuova edizione italiana esclusivamente digitale di Zagreb, il mio romanzo d&#8217;esordio. L&#8217;uscita sarà annunciata al Salone del Libro venerdì prossimo 17 maggio alle 10.30 presso lo stand Liberos. Un incontro moderato da Vanni Santoni (uno degli ideatori di In Territorio Nemico, edito da Minimum Fax) e a cui parteciperanno Alessio Pia, di Edizioni di Karta, e Adriana Enslin, traduttrice e agente letteraria che ha portato Zagreb in Germania (uscirà nelle librerie tedesche ad Ottobre). <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/16/zagrebromanzo-in-autunno-una-nuova-edizione-digitale/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/ZagrebCut.jpg"><img class="size-full wp-image-17069 aligncenter" title="#ZagrebRomanzo: in Autunno una Nuova Edizione Digitale" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/ZagrebCut.jpg" width="906" height="244" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Con questo post annuncio l&#8217;uscita di una nuova edizione italiana esclusivamente digitale di <a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/">Zagreb</a>, il mio romanzo d&#8217;esordio. L&#8217;uscita sarà annunciata al Salone del Libro venerdì prossimo 17 maggio alle 10.30 presso lo stand <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/02/04/cose-liberos-e-perche-tutta-litalia-ne-ha-bisogno/">Liberos</a>. Un incontro moderato da <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/15/in-territorio-nemico-il-romanzo-a-230-mani-e-115-teste-intervista-a-vanni-santoni/">Vanni Santoni</a> (uno degli ideatori di In Territorio Nemico, edito da Minimum Fax) e a cui parteciperanno Alessio Pia, di <a href="http://kartaedizioni.com/" target="_blank">Edizioni di Karta</a>, e Adriana Enslin, <a href="http://www.aensl.de/index_ita.html" target="_blank">traduttrice</a> e agente letteraria che ha portato <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/06/esco-in-germania-con-zagreb/">Zagreb in Germania</a> (uscirà nelle librerie tedesche ad Ottobre).</p>
<h4>Perché la nuova edizione?</h4>
<p>La prima edizione di Zagreb è stata pubblicata da Aìsara nel maggio 2011, in cartaceo ed eBook, progetto presentato al Salone del Libro di Torino 2011. Nel 2012 esce una nuova versione digitale, <a href="http://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/" target="_blank">eZagreb &#8211; il romanzo digitale</a>, che da molti viene definito come il primo <em>enhanced ebook</em> italiano &#8211; anche di questo si parlerà a Torino 2013 in un secondo incontro dal titolo &#8220;<a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/2821-La-versione-digitale-aumentata-di-%E2%80%9CIn-territorio-nemico%E2%80%9D-il-romanzo-con-115-autori.html" target="_blank">Come si progetta un romanzo digitale?</a>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/19/cosa-e-successo-ad-aisara-e-cosa-ne-sara-di-zagreb/">Come scrivevo in questo articolo</a>, Aìsara non se la passa molto bene, anzi si sospetta una chiusura della casa editrice sarda che, nonostante stesse affermandosi come una casa editrice di valore nel panorama editoriale italiano e nonostante disponesse di autori, non solo italiani, di una certa portata, non ce l&#8217;ha fatta. Da qui la necessità di cercare un nuovo editore.</p>
<h4>Dalle difficoltà nascono opportunità</h4>
<p>Gennaio è stato un mese movimentato. Da una parte mi arriva la comunicazione che Aìsara aveva licenziato tutta la redazione, dall&#8217;altra, qualche giorno più tardi, arriva la proposta di traduzione in Germania e della riedizione italiana. La traduzione è una conferma del buon lavoro svolto in Italia e un&#8217;opportunità d&#8217;oro per farsi conoscere all&#8217;estero. Temevo però di ritrovarmi in una situazione anomala: Zagreb pubblicato in Germania, ma non distribuito in Italia. Vagliavo l&#8217;ipotesi di renderlo disponibile gratuitamente, ma poi viste <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=8742" target="_blank">le analisi dei Wu Ming</a> a riguardo e la proposta di Edizioni di Karta, ho scelto una strada intermedia: la pubblicazione esclusivamente digitale a un prezzo accessibile.</p>
<h4>Lo scopo della seconda edizione</h4>
<p>Zagreb è uscito un paio di anni fa, ha compiuto un suo primo ciclo. La seconda edizione con Edizioni di Karta, esclusivamente digitale, mi offre la possibilità di esplorare al meglio, prendendomi qualche rischio, le dinamiche di promozione di un libro. Questo è il nostro scopo: studiare su un caso reale come si possa ottimizzare la diffusione di un libro utilizzando gli strumenti <em>social</em> a nostra disposizione.</p>
<h4><a href="http://www.zagrebromanzo.it/" target="_blank">ZagrebRomanzo.it</a></h4>
<p>Per il momento è online una pagina statica con le informazioni principali relative al romanzo <strong>e la possibilità di scaricare gratuitamente</strong> un lungo estratto del romanzo (circa il 40%). <a href="http://www.zagrebromanzo.it/" target="_blank">ZagrebRomanzo.it</a> diventerà molto di più: una piattaforma da cui si dirameranno tutte le iniziative che insieme a Edizioni di Karta lanceremo su Twitter, Pinterest e Blog. <strong>Scopriremo finalmente se la presenza online di un autore, supportato adeguatamente dal suo editore, possa aiutare la diffusione di un romanzo.</strong></p>
<p>Come al solito sarà fatto tutto nella massima trasparenza e condivisione.</p>
<p>Davanti a questa nuova avventura, mi sento come un chimico che sta per scoprire la reazione che cambierà le sorti della sua ricerca. Il timore, l&#8217;entusiasmo e la determinazione di quel chimico sono anche i miei.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>#ZagrebRomanzo: Due Eventi al Salone del Libro 2013 &#8211; #SalTo13</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 06:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno arriva il Salone del Libro di Torino, #SalTo13 (a proposito dell&#8217;hashtag, in questo articolo racconto com&#8217;è nato, con lo zampino di Einaudi Editore). Se ne può dire ciò che si vuole, ma il Salone è un evento letterario da presidiare. E poi, come ormai da qualche anno, al Salone ci trovo un sacco di amici con cui bere un caffè, o meglio, una birra. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/13/zagrebromanzo-due-eventi-al-salone-del-libro-2013/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/Salone.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-17023" title="#ZagrebRomanzo: Due Eventi al Salone del Libro 2013" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/Salone-1024x302.jpg" width="1024" height="302" /></a>Anche quest&#8217;anno arriva il Salone del Libro di Torino, #SalTo13 (a proposito dell&#8217;hashtag, <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2011/12/17/e-salto12-fu/">in questo articolo racconto com&#8217;è nato</a>, con lo zampino di Einaudi Editore). Se ne può dire ciò che si vuole, ma il Salone è un evento letterario da presidiare. E poi, come ormai da qualche anno, al Salone ci trovo un sacco di amici con cui bere un caffè, o meglio, una birra. Quest&#8217;anno a #SalTo13 partecipo con due eventi che riguardano il mio romanzo <em><a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/">Zagreb</a></em>. Eccoli in dettaglio.</p>
<h4><em>Zagreb</em> &#8211; il digitale e la sua influenza nella diffusione di un libro</h4>
<p><em>17 maggio ore 10,30 &#8211; stand <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=524665340928964&amp;set=a.292900400772127.69549.292419424153558&amp;type=1&amp;theater" target="_blank">Liberos</a></em></p>
<p>Partiamo con il fatto che far parte della rete di <a href="http://liberos.it/" target="_blank">Liberos</a> è un onore. Perché, come scrivevo <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/02/06/sei-scrittore-eccoti-21-buoni-motivi-per-far-parte-di-liberos/">qui</a> e <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/02/04/cose-liberos-e-perche-tutta-litalia-ne-ha-bisogno/">qui</a>, Liberos, una rete virtuosa di scrittori, editori, librai e case editrice nate in Sardegna, in qualche modo sta espandendosi in tutta Italia. Ne faccio parte perché la prima edizione di <em><a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/">Zagreb</a></em> è stata pubblicata da un signor editore sardo, Aìsara, che, purtroppo, se la sta passando piuttosto male. L&#8217;incontro al salone del libro è <strong>l&#8217;occasione per parlare dei due anni di <em>Zagreb</em>, delle vicende che <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/06/esco-in-germania-con-zagreb/">hanno portato alla traduzione tedesca</a> (la traduttrrice Adriana Enslin sarà presente) e della riedizione italiana digitale</strong>, di cui scriverò a breve. Con l&#8217;editore <a href="http://kartaedizioni.com/" target="_blank">Alessio Pia</a> spiegheremo i motivi che ci hanno spinti a realizzare questa seconda edizione digitale e di come avvieremo una sperimentazione sulla &#8220;promozione intelligente&#8221; di un libro utilizzando tutti i social network a nostra disposizione. <strong>Un onore poi essere moderati da uno degli scrittori del momento, Vanni Santoni</strong>, che, insieme a Gregorio Magini, ha realizzato l&#8217;incredibile progetto, In Territorio Nemico, il romanzo a 230 mani.</p>
<h4>Come si progetta un romanzo digitale?</h4>
<p><em>17 maggio ore 14,00 &#8211; book to the future</em></p>
<p><a href="http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/609" target="_blank">Quelli de<em> In Territorio Nemico</em></a>, i SICsters, hanno scritto un romanzo collettivo pubblicato da Minimum Fax, con il metodo di scrittura <a href="http://www.scritturacollettiva.org/" target="_blank">SIC</a> (Scrittura Industriale Collettiva), il cui motto è &#8220;Tutti Scrivono Tutto&#8221;. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/15/in-territorio-nemico-il-romanzo-a-230-mani-e-115-teste-intervista-a-vanni-santoni/">Nell&#8217;intervista a Vanni Santoni su Scrittore Computazionale</a> se n&#8217;è parlato in dettaglio. Ora i SICsters si sono messi in testa di realizzare un libro digitale arricchito. Ecco: anche grazie a quell&#8217;intervista e all&#8217;esperienza maturata nella preparazione di <a href="http://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/">e<em>Zagreb</em> &#8211; il romanzo digitale</a>, Vanni Santoni e gli altri mi hanno voluto all&#8217;incontro al Salone del Libro per parlare, appunto, di come si progetta e si realizza un libro arricchito a partire da un romanzo storico. Farò fruttare ciò che ho appreso durante la realizzazione di<strong><em> eZagreb</em> che, in uno studio dell&#8217;università di Torino a firma di Bianca Gai dal titolo <em>Il libro infinito: la narrativa italiana scopre l&#8217;ebook</em>, viene definito come il primo Enriched eBook italiano</strong> (lo studio sarà pubblicato nel saggio <em>Ritorno a Babele: prove di globalizzazione</em>, Editore Neos, in uscita prossimamente). Con eFFe, Valentina Manchia, Vanni Santoni e Gregorio Magini, partendo dalle recensioni dei lettori e dei critici professionisti a <em>eZagreb</em> (<a href="http://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/#aboutEzagreb">qui</a>), discuteremo della progettazione del romanzo digitale e delle insidie che si incontrano nel realizzarlo.</p>
<h4><em>Zagreb</em> per il terzo anno consecutivo al Salone</h4>
<p>E infine vorrei sottolineare un fatto: dall&#8217;anno di uscita, 2011, <em>Zagreb</em> è stato sempre invitato a partecipare al Salone del Libro. Dal primo anno, in cui fu presentato in un bellissimo evento moderato da <a href="https://twitter.com/albertopi" target="_blank">Alberto Puliafito</a> (ora direttore di Blogo.it), al secondo anno, in cui insieme a <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/03/07/signori-e-signori-la-lettera-effe-intervista-a/">eFFe</a> presentammo la versione digitale arricchita, a quest&#8217;anno, con i due eventi descritti sopra. Ecco, mi pare evidente che <strong>uno dei vantaggi della presenza online di un autore è quella di supportare la vita di un romanzo allungandola</strong>, da poche settimane (questo dicono gli addetti ai lavori di un romanzo di un esordiente) fino a, per il momento, tre anni. Un piccolo successo di cui sarebbe interessante discutere. E a Torino lo faremo.</p>
<h4>Gli appuntamenti di giovedì 16 maggio: Stefano Sgambati e Fabio Viola</h4>
<p>Sarò a Torino anche giovedì. Parteciperò, come lettore questa volta, a due eventi che mi sembrano interessanti. Uno è di quel matto di Stefano Sgambati (<a href="http://www.arturorobertazzi.it/2012/12/03/fenomenologia-di-youporn-8-domande-appiccicose-a-stefano-sgambati/" target="_blank">intervistato &#8211; attenzione: domande appiccicose</a> &#8211; su Scrittore Computazionale) che alle 21 ci racconterà il suo <em><a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/2648-Incubatore-e-poi!-Fenomenologia-di-YouPorn%E2%84%A2.html" target="_blank">Fenomenologia di Youporn</a></em>. L&#8217;altro è <a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/2524-Presentazione-dei-volumi-Ecologia-Consapevole-di-Francesco-Tassone-%28Tecniche-Nuove%29-Sparire-di-Fabio-Viola-%28Marsilio%29-Il-Poesario-VIII-di-Serena-Siniscalco-%28Genesi%29.html" target="_blank">giovedì alle 19.45</a>, con Fabio Viola, autore di <a href="http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3171562/sparire" target="_blank"><em>Sparire</em></a>, romanzo che mi incuriosisce molto.</p>
<p>Per il resto della giornata, beh, mi aggirerò tra gli stand del Salone a fare acquisti: se vi va di incontrarmi, cercate un tipo con una giacca vintage a righe, i capelli ricci e gli occhiali azzurri, ecco, quello sono io.</p>
<p>Ci vediamo a Torino!</p>
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		<title>Bebelplatz Oggi: 80 Anni Dopo il Rogo Nazista Dei Libri</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 11:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo so, lo so. Oggi è sabato. E di solito il sabato non c&#8217;è verso di mettermi a scrivere un articolo su Scrittore Computazionale, se riesco ad alzarmi per bere un caffè allo Schiellerkiez è già un piccolo miracolo. Eppure oggi pubblico questo post anomalo del sabato perché vorrei raccontarti brevemente la giornata di ieri a Bebelplatz. I tedeschi di oggi hanno ricordato, con i libri un tempo banditi e con la loro lettura, il rogo nazista avvenuto nel 1933 proprio qui a Bebelplatz. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/11/bebelplatz-oggi-80-anni-dopo-il-rogo-dei-libri-nazista/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/LesenGood.jpg"><img class="size-full wp-image-16968 alignright" title="#ScrittoreComputazionale Leggere per non dimenticare #LibroDalRogo" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/LesenGood.jpg" width="280" height="280" /></a></p>
<p>Lo so, lo so. Oggi è sabato. E di solito il sabato non c&#8217;è verso di mettermi a scrivere un articolo su Scrittore Computazionale, se riesco ad alzarmi per bere un caffè allo <em>Schiellerkiez</em> è già un piccolo miracolo. Eppure oggi pubblico questo post anomalo del sabato perché vorrei raccontarti brevemente la giornata di ieri a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bebelplatz" target="_blank">Bebelplatz</a>. I tedeschi di oggi hanno ricordato, con i libri un tempo banditi e con la loro lettura, il rogo nazista avvenuto nel 1933 proprio qui a Bebelplatz.</p>
<h3>Bücherverbrennung, 10 maggio 1933</h3>
<p>Nella sera del 10 maggio 1933, nella piazza che ancora si chiamava <em>Platz am Opernhaus</em>, e che poi nel 1947 prese il nome di August Bebel, il fondatore dell&#8217;SPD, giovani membri del partito nazista, spinti dal Ministro della Propaganda <a title="Joseph Goebbels" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Goebbels">Joseph Goebbels</a>, bruciarono migliaia di libri di autori banditi dal regime nazista, tra cui Thomas e Klaus Mann, Heinrich Heine, Karl Marx, Rosa Luxemburg e moltissimi altri.</p>
<h3>Bebelplatz oggi</h3>
<p>Esattamente 80 anni dopo, il 10 maggio 2013, ieri per l&#8217;appunto, ho raccontato la Bebelplatz di oggi a Loredana Lipperini, durante uno speciale di <a href="http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-860596b6-87b5-4bcf-96b2-8195d67ecff7.html" target="_blank">Fahrenheit</a>, la famosa trasmissione di letteratura (e non solo) di radio 3. Ecco quello che ho visto:<br />
<a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/fiori.jpg"><img class="size-full wp-image-16955 alignleft" title="#ScrittoreComputazionale il monumento di Bebelplatz ricoperto di fiori #LibroDalRogo" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/fiori.jpg" width="272" height="272" /></a></p>
<h4>Il monumento commemorativo ricoperto di fiori</h4>
<p>Quasi al centro della piazza, il visitatore scorge una finestrella quadrata nel pavimento. Incuriosito si sporge e attraverso il vetro viene colto da una luce bianca e forte. Le forme che vede attraverso la finestra si confondono proprio a causa della luce bianca saturata, ma è evidente che lì, sotto il pavimento, c&#8217;è una libreria con degli scaffali bianchi, vuoti. Ci si aspetta di vedere libri, ma i libri non ci sono. Ieri, circondata da turisti curiosi e tedeschi a ricordare il terribile evento di 80 anni fa, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bebelplatz#Nazi_book_burnings" target="_blank">il monumento di Micha Ullman </a>era ricoperto di fiori.</p>
<h4>La lettura dei libri banditi</h4>
<p>Quando arrivo a Bebelplatz, verso le due, per prepararmi alla diretta con la Lipperini, al centro della piazza, di fianco al monumento, c&#8217;è un palco su cui si avvicendano attori tedeschi, anche di un certo spessore, a leggere brani dai libri che nel 1933 furono bruciati. Un evento di una potenza commemorativa immensa: si è lì, ad ascoltare le parole bandite dal regime, che quel regime lo hanno sconfitto. E 80 anni dopo continuano a sconfiggerlo.</p>
<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/sedieGood.jpg"><img class="size-full wp-image-16957 alignright" title="#ScrittoreComputazionale i passanti leggono i libri che furono banditi dal regime nazista a #Bebelplatz #LibroDalRogo" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/sedieGood.jpg" width="276" height="276" /></a></p>
<h4>I libri banditi a disposizione dei visitatori</h4>
<p>A pochi metri dal palco, un&#8217;area della piazza è ricoperta da sedie in plastica di diverso colore. Incuriosito mi avvicino e scopro che su ogni sedia c&#8217;è un libro di un autore bandito dal regime. C&#8217;è Mann, Heine, Luxemburg, sono lì quei libri, avvolti in una plastica trasparente, a disposizione delle persone che passano. Alcune si siedono, sfogliano il libro, rimangono, guardono la piazza, pensano a ciò che accadde lì 80 anni prima, e poi vanno via. Un&#8217;installazione semplice, di grande effetto.</p>
<h4>Bebelplatz come <em>Lesewohnzimmer</em></h4>
<p>Qualche giorno fa, tra il 2 e il 5,<a href="http://www.berlinonline.de/nachrichten/mitte/stadtlesen-am-bebelplatz-28731" target="_blank"> Bebelplatz è stata trasformata in un &#8220;salone per la lettura&#8221;</a>: sedie gigantesche occupano la piazza, 3.000 libri a disposizione, giovani che fermano i passanti e i turisti per indurli a prendersi del tempo libero per una lettura, seduti comododamente a Bebelplatz.</p>
<p>Come dicevo durante la diretta con Loredana Lipperini, questi sono piccoli grandi eventi che hanno uno scopo nobilissimo: ricordarci gli immensi passi avanti fatti da Berlino e dalla Germania nella diversità e nella democraticità della cultura, un punto di riferimento in Europa e nel Mondo, un traguardo che va sempre protetto, curato e rinnovato.</p>
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		<title>#eZagreb e l&#8217;Esperienza di un Lettore Social: Quando il Digitale Fa Paura</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 08:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esattamente un anno fa, al salone del libro di Torino 2012, uscì eZagreb, la versione digitale arricchita del mio primo romanzo, Zagreb. Nei mesi precedenti all&#8217;uscita, mi impegnai a promuovere il romanzo, spiegando cosa fosse e quali scopi avesse &#8220;eZagreb, il romanzo digitale&#8220;.
In quel periodo frenetico, ebbi uno scambio di tweet divergenti sul digitale con un lettore e follower, Antonio Graniero. Tanto che Antonio smise di seguirmi e addirittura di usare Twitter. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/10/ezagreb-e-lesperienza-di-un-lettore-social-se-il-digitale-fa-paura/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/"><img class="size-full wp-image-16927 alignright" title="#eZagreb e l’Esperienza di un Lettore Social: Se il Digitale Fa Paura" alt="eZagrebGood" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/eZagrebGood.jpg" width="637" height="263" /></a></p>
<p>Esattamente un anno fa, al salone del libro di Torino 2012, uscì <em><a href="http://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/" target="_blank">eZagreb</a></em>, la versione digitale arricchita del mio primo romanzo, <a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/" target="_blank">Zagreb</a>. Nei mesi precedenti all&#8217;uscita, mi impegnai a promuovere il romanzo, spiegando cosa fosse e quali scopi avesse &#8220;<a href="http://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/" target="_blank">eZagreb, il romanzo digitale</a>&#8220;.</p>
<p>In quel periodo frenetico, ebbi uno scambio di tweet divergenti sul digitale con un lettore e follower, <a href="https://twitter.com/antoniograniero" target="_blank">Antonio Graniero</a>. Tanto che Antonio smise di seguirmi e addirittura di usare Twitter. Qualche settimana fa Antonio mi ha inviato una sorta di lettera aperta in cui racconta il processo che lo ha portato a cambiare idea su eZagreb e sul digitale.</p>
<p><span style="color: #000000;">Ho deciso solo oggi di pubblicare la lettera di Antonio Graniero perché credo sia importante discutere dei &#8220;rischi del digitale&#8221; all</span>&#8216;<a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/2821-La-versione-digitale-aumentata-di-%E2%80%9CIn-territorio-nemico%E2%80%9D-il-romanzo-con-115-autori.html" target="_blank">incontro di venerdì prossimo 17 maggio al salone del libro</a> <span style="color: #000000;">in cui, insieme ad <a href="http://www.daeffe.it/" target="_blank"><span style="color: #000000;">eFFe</span></a>, <a href="http://sarmizegetusa.wordpress.com/" target="_blank"><span style="color: #000000;">Vanni Santoni</span></a>, <a href="https://twitter.com/peterpoe" target="_blank"><span style="color: #000000;">Gregorio Magini</span></a> e <a href="https://twitter.com/QwertyValentine" target="_blank"><span style="color: #000000;">Valentina Manchia</span></a>, parleremo di come si progetta un romanzo digitale.</span></p>
<p>Prima di riportare qui su Scrittore Computazionale la sua testimonianza, però, devo fare un <em>mea culpa</em>: guardandomi indietro ai mesi di &#8220;promozione&#8221; di eZagreb, credo di aver affrontato la questione dell&#8217;editoria digitale con troppa veemenza, spaventando, quasi, alcuni lettori.</p>
<p>La testimonianza di Antonio mi ha dato l&#8217;occasione di guardare in faccia ad alcuni miei errori e, cosa forse più importante, è, credo, educativo per per tutti leggere l&#8217;esperienza di un lettore social che si è sentito minacciato dal digitale, e che, anche grazie alla lettura del mio <em>eZagreb (</em>e alle <em>Lezioni Americane</em> di Calvino), ha scoperto che non c&#8217;è nulla di spaventoso nell&#8217;evoluzione digitale a cui stiamo assistendo.</p>
<h3>La lettera di Antonio Graniero</h3>
<p>Poco meno di un anno fa, iniziava il #SalTo12. Poco meno di un anno fa, mi affacciavo con frequenza alla finestra di Twitter facendone un uso veramente &#8220;social&#8221;. Bene, quell&#8217;evento fu il primo che seguii con attenzione, in streaming, e attraverso le molteplici voci-tweet.</p>
<p><span style="color: #000000;">Si parlò di eBook e digitale, quindi anche di eZagreb</span>. Quella minuscola &#8220;e&#8221; mi rimandava a qualcosa di interattivo, a qualcosa di altro. E come si è soliti fare in questi casi, il mio migliore amico Google mi venne in aiuto riportandomi direttamente al blog dell&#8217;autore, Arturo Robertazzi &#8211; @ArtNite, sul quale egli stesso spiegava la novità del suo prodotto.</p>
<p>Un racconto inedito, misto a qualcosa di puramente interattivo: <span style="color: #000000;">il lettore esce ed entra da eZagreb come e quando vuole. E&#8217; un lettore attivo, che fa ricerche, che si informa e che dal mondo di Zagreb, come una catena, visita con spiccata curiosità altri mondi connessi.</span></p>
<p>&#8220;No, una cosa del genere non è possibile!&#8221; pensai, ma in realtà non ero in disaccordo su eZagreb in genere, ma piuttosto con @ArtNite, il quale, con una serie di tweet, difendeva a spada tratta il mondo degli eBook e del digitale.</p>
<p>Com&#8217;è possibile un passaggio simile?</p>
<p>Non ero un feticista del libro, né ero convertito al kindlesimo. Quello che veniva fuori &#8211; o meglio: quello che riuscivo a capire dai cinguetti di Art &#8211; <span style="color: #000000;">era uno tsunami irrefrenabile, un qualcosa che c&#8217;avrebbe investiti tutti e per di più inaspettatamente. Insomma, avevo bisogno di difendermi, di indossare il giubbotto di salvataggio.</span> In realtà il mio scetticismo veniva dalla parziale ignoranza che avevo nei confronti del cambiamento eBookiano. Addio streaming, defollow immediato per @ArtNite, uscita d&#8217;account di Twitter.</p>
<p>Niente! Non mi andava di leggere/seguire chi non la pensava come me.</p>
<p>Arriva l&#8217;estate, e con essa arrivano le &#8220;Lezioni americane&#8221; di Calvino (che con entusiasmo ho letto in due ore di notte), arriva la mia assiduità a Twitter grazie al quale riesco a comprendere come il mondo va veloce, e come tanti altri, non solo quell&#8217;ormai rimosso @ArtNite, pensano che, con elevate probabilità, il futuro del libro sia rinchiuso in un rettangolo, leggero, rapido, molteplice.</p>
<p><span style="color: #000000;">Ce n&#8217;è voluto di tempo perché arrivassi a capire queste cose, e soprattutto perché arrivassi ad apprezzare eZagreb e il suo autore.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cosa penso oggi di eZagreb?</span></p>
<p>Che è un colpo di genio. Che sposa bene il paradosso &#8220;l&#8217;uomo non ha tempo (per leggere) nonostante non abbia lavoro&#8221;.<span style="color: #000000;"> E&#8217; un&#8217;impronta del nostro passaggio in questo tempo. E&#8217; presente e passato insieme, e futuro anche.</span></p>
<p>Arturo non è altro che il padrone di casa più cortese, che ti invita nel suo racconto e ti dice: &#8220;fa&#8217; come se stessi a casa tua, questo è tutto quello di cui hai bisogno&#8221;, ed ecco i link, ed ecco i rimandi, ed ecco l&#8217;uscita e l&#8217;entrata da Zagreb. Dopo aver assaggiato questo pasto, potremmo dire di essere sazi. Magari gli chiederemo la ricetta, così inizieremo tutti ad imitare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Wim Wenders Tour: alla Scoperta della Berlino degli Angeli</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 06:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando penso a Berlino, penso agli angeli Cassiel e Damiel del Der Himmel Über Berlin, Il Cielo Sopra Berlino, il film cult di Wim Wenders. Realizzato nel 1987, due anni prima della caduta del Muro, il film ci mostra una Berlino che non è più. Seguendo le &#8220;istruzioni&#8221; contenute ne Il Cielo Sopra Berlino, come per il Bowie Tour &#8211; &#8220;Where are we now?&#8221;, me ne sono andato in giro a raccogliere storie e a scattare foto. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/07/wim-wenders-tour-alla-scoperta-della-berlino-degli-angeli/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: left;"><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/cut4good.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16808" title="#ScrittoreComputazionale Il Wim #WendersTour: alla Scoperta della Berlino degli Angeli" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/cut4good.jpg" width="906" height="492" /></a></h4>
<p>Quando penso a Berlino, penso agli angeli Cassiel e Damiel del <em>Der Himmel Über Berlin</em>, <em>Il Cielo Sopra Berlino</em>, il film <em>cult</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wim_Wenders" target="_blank">Wim Wenders</a>. Realizzato nel 1987, due anni prima della caduta del Muro, il film ci mostra una Berlino che non è più. <strong>Seguendo le &#8220;istruzioni&#8221; contenute ne <em>Il Cielo Sopra Berlino</em></strong>, come per il <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/01/14/where-are-we-now-la-berlino-nascosta-tra-i-versi-di-david-bowie/">Bowie Tour &#8211; &#8220;Where are we now?&#8221;</a>, me ne sono andato in giro a raccogliere storie e a scattare foto. Il Wim Wenders Tour comincia da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neuk%C3%B6lln" target="_blank">Neukölln</a>, pronti? <span style="color: #c0c0c0;">Le foto scattate appositamente per il #WendersTour sono di <a href="http://www.flickr.com/photos/11934346@N02/" target="_blank"><span style="color: #c0c0c0;">Sebastiano Lora</span></a></span><span style="color: #c0c0c0;">.</span></p>
<div class="su-divider"></div>
<h4 style="text-align: left;"><span style="color: #999999;"><em>&#8220;A ogni passo, a ogni colpo di vento, vorrei poter dire</em> Ora Ora<em> e</em> Ora<em> e non più </em>Da sempre<em>, </em>In eterno&#8221;</span><em><br />
</em></h4>
<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/ICC.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-16849" title="#ScrittoreComputazionale Internationales Congress Centrum (ICC) e Funkturm #WendersTour" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/ICC-1024x686.jpg" width="450" height="300" /></a></p>
<p>Dalla S-bahn di <em>Hermannstraße</em> (<a href="https://maps.google.de/maps?q=Berlin+Hermannstra%C3%9Fe+station&amp;ie=UTF8&amp;ll=52.468129,13.431323&amp;spn=0.007007,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=Berlin+Hermannstra%C3%9Fe+station&amp;cid=0,0,2536317538051821068&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>) prendiamo la S46 e scendiamo alla stazione <em>Nord Messe/ICC </em>(<a href="http://mapa-metro.com/mapas/Berlin/mapa-berlin-web.jpg" target="_blank">mappa</a>)<em>.</em> All&#8217;uscita troviamo subito due delle perle mostrate nei primi minuti de <em>Il Cielo Sopra Berlino</em>, l&#8217;<em>Internationales Congress Centrum</em> (ICC) e la <em>Funkturm.</em></p>
<p><strong>L&#8217;<a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Internationales_Congress_Centrum_Berlin" target="_blank">ICC</a> è uno dei centri congressi più grande del mondo</strong>, si trova nel quartiere di <a title="Charlottenburg-Wilmersdorf" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charlottenburg-Wilmersdorf">Charlottenburg-Wilmersdorf</a>. Ci si organizzano conferenze, fiere, produzioni teatrali e concerti. Aperto nel 1979, l&#8217;ICC è una costruzione gigantesca (lunga 320 metri, larga 80, alta 40) degli architetti <a title="Ralf Schüler (page does not exist)" href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Ralf_Sch%C3%BCler&amp;action=edit&amp;redlink=1">Ralf Schüler</a> e <a title="Ursulina Schüler-Witte (page does not exist)" href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Ursulina_Sch%C3%BCler-Witte&amp;action=edit&amp;redlink=1">Ursulina Schüler-Witte.</a> Oltre che del film di Wenders, l&#8217;ICC è protagonista del music hall <em>The Apple</em>, in cui appare come un sala concerti futuristica. La struttura dell&#8217;ICC, futuristica appunto, vale decisamente una visita.</p>
<p><strong>Alle sue spalle, svetta la <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_della_Radio_di_Berlino" target="_blank">Berliner Funkturm</a></em>, la torre radio di Berlino ovest.</strong> I berlinesi la conoscono come <em>der lange Lulatsch</em>, il ragazzino smilzo. Costruita tra il 1924 e il 1926 dall&#8217;architetto <a title="Heinrich Straumer (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Heinrich_Straumer&amp;action=edit&amp;redlink=1">Heinrich Straumer</a>, la struttura, che ricorda quella della Torre Eiffel, è alta 150 metri e pesa 600 tonnellate. Inizialmente progettata esclusivamente come antenna per trasmissioni radio, è stata poi integrata con un ristorante e un punto di osservazione all&#8217;altezza di 125 metri.</p>
<p>Di particolare interesse è la stazione stessa <em>Nord Messe</em>/<em>ICC </em>(<a href="https://maps.google.de/maps?q=Bahnhof+Berlin+Messe+Nord%2FICC&amp;ll=52.50738,13.283522&amp;spn=0.007,0.01929&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=Bahnhof+Messe+Nord%2FICC&amp;hnear=0x47a84e373f035901:0x42120465b5e3b70,Berlin&amp;cid=0,0,4631303148236192843&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>): il sottopassaggio che collega le varie uscite della stazione è impreziosito da una serie di colonne rosse e lampade circolari.</p>
<h4 style="text-align: right;"><span style="color: #999999;"><em>&#8220;Tutto è possibile. Non ho che da alzare gli occhi e ridivento il mondo&#8221;</em></span></h4>
<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/stabi.jpg"><img class="size-large wp-image-16855 alignleft" title="#ScrittoreComputazionale Maison De France #WendersTour" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/stabi-1024x686.jpg" width="440" height="294" /></a></p>
<p>Dalla stazione <em>Nord Messe/ICC</em> prendiamo la U-bahn, linea U2, fino alla fermata<a href="https://maps.google.de/maps?q=zoologischer+garten&amp;ll=52.50755,13.334205&amp;spn=0.007,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=zoologischer+garten&amp;hnear=zoologischer+garten&amp;cid=0,0,9311732342823366270&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank"><em> Zoologischer Garten</em></a>, la stazione de <em>I Ragazzi dello Zoo di Berlino</em>, il cui titolo originale è infatti <em>Wir Kinder vom Bahnhof Zoo</em>.</p>
<p>Se vi trovate a passare da queste parti in serata, <strong>suggerisco una tappa al <a href="http://www.quasimodo.de/index.php?id=151&amp;L=1" target="_blank">Quasimodo</a></strong> (<a href="https://maps.google.de/maps?q=quasimodo+berlin&amp;ll=52.506439,13.32854&amp;spn=0.007001,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=quasimodo&amp;hnear=0x47a84e373f035901:0x42120465b5e3b70,Berlin&amp;cid=0,0,4898776786090742487&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>), uno dei jazz bar più popolari di Berlino. Durante la settimana il locale propone concerti jazz raffinati e jam session con musicisti di alto calibro, il sabato sera, per gli allergici alle scale pentatoniche, concerti un po&#8217; più funky.</p>
<p>Dalla stazione <a href="https://maps.google.de/maps?q=zoologischer+garten&amp;ll=52.50755,13.334205&amp;spn=0.007,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=zoologischer+garten&amp;hnear=zoologischer+garten&amp;cid=0,0,9311732342823366270&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank"><em>Zoologischer Garten</em></a>, <strong>camminiamo <a href="https://maps.google.de/maps?saddr=Zoologischer+Garten+Berlin+AG,+Hardenbergplatz+8,+10787+Berlin&amp;daddr=52.5062091,13.3325573+to:Institut+Francais,+Kurf%C3%BCrstendamm,+Berlin&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;ll=52.50529,13.329763&amp;spn=0.007001,0.01929&amp;sll=52.50529,13.329763&amp;sspn=0.007001,0.01929&amp;geocode=FTAxIQMdvnbLAClpb8i9qlGoRzF-roDpOus5gQ%3BFWEuIQMdTXDLAClXwe5G_lCoRzG9L9P3h7Ci-A%3BFYoeIQMdYFHLACFN9ndQrskkTCnNoZmZ-1CoRzFN9ndQrskkTA&amp;oq=Institut&amp;gl=de&amp;dirflg=w&amp;mra=dpe&amp;mrsp=1&amp;sz=16&amp;via=1&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">una decina di minuti</a> su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kurf%C3%BCrstendamm" target="_blank">Kurfürstendamm</a></strong>, che qui chiamano Ku&#8217;damm, per raggiungere un&#8217;altra attrazione protagonista de <em>Il Cielo Sopra Berlino</em>. Seduti in una decappottabile in una rivendita di auto, Cassiel racconta a Damiel di un jet sovietico che venti anni prima è precipitato nel lago di Spandau; Damiel lo blocca, indicandogli, al di là delle vetrine, un uomo e una donna che danzano.<strong> Sullo sfondo si scorge</strong> <strong>la <em>Maison de France</em>, </strong>ovvero l&#8217;<em><a href="http://www.institutfrancais.de/berlin/?lang=fr" target="_blank">Institut Francçais</a></em>, l&#8217;istituto di cultura francese di Berlino (<a href="https://maps.google.de/maps?q=Institut+Francais,+Kurf%C3%BCrstendamm,+Berlin&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;ll=52.502155,13.324635&amp;spn=0.007001,0.01929&amp;sll=52.503422,13.329849&amp;sspn=0.007001,0.01929&amp;gl=de&amp;dirflg=w&amp;hq=Institut+Francais,&amp;hnear=Kurfurstendamm+Berlin&amp;t=m&amp;z=16" target="_blank">mappa</a>). Arte, teatro, cinema, musica l&#8217;<em>Institut Français</em> propone un <a href="http://www.institutfrancais.de/berlin/agenda-610/" target="_blank">programma</a> intensissimo di eventi culturali; anche la sola visita alla hall del cinema della <em>Maison de France</em> vale sicuramente il viaggio.</p>
<h4><em><span style="color: #999999;">&#8220;Dove sono i miei eroi? Dove siete voi, figli miei?&#8221;</span><br />
</em></h4>
<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/acrobati.jpg"><img class="size-large wp-image-16859 alignright" title="#ScrittoreComputazionale Acrobati in Potsdamer Platz #WendersTour" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/acrobati-1024x682.jpg" width="456" height="303" /></a></p>
<p>Dopo aver passeggiato su <em><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kurf%C3%BCrstendamm" target="_blank">Kurfürstendamm</a></strong></em> &#8211; il viale offre molti punti di ristoro e negozi a volte anche molto chic (attenzione ai prezzi!) &#8211; ritorniamo sui treni della U-bahn della U2 e <strong>in pochi minuti raggiungiamo <em>Potsdmaer Platz </em></strong>(<a href="https://maps.google.de/maps?q=potsdamer+platz+station&amp;ll=52.510958,13.376477&amp;spn=0.007,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=potsdamer+platz+station&amp;cid=0,0,2676185050250058096&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>), uno dei centri principali di Berlino. La <em>Potsdamer Platz</em> de <em>Il Cielo Sopra Berlino</em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Q1zQm1W7-l0" target="_blank">video</a>) è molto diversa da quella che conosciamo oggi: ancora divisa dal Muro, è un diserto fangoso, con la scena commovente di Omero, un vecchio signore alla ricerca della gloriosa <em>Potsdamer Platz</em> e del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caf%C3%A9_Josty" target="_blank">Café Josty</a>, un tempo ritrovo di artisti come i Fratelli Grimm e Heinrich Heine. <strong>Oggi <em>Potsdamer Platz</em> ha riconquistato l&#8217;importanza di un tempo</strong>, con il famosissimo<a href="http://www.sonycenter.de/" target="_blank"> Sony Center</a>, con cinema, centri commerciali, ristoranti e uno spazio verde dove i tedeschi vanno a prendere il sole, a fare skateboard e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parkour" target="_blank">parkour</a>.</p>
<p style="text-align: left;">Nei pressi di <em>Potsdamer Platz</em>, si trova il <em><strong>Museum für Film und Fernsehen</strong></em> (<a href="https://maps.google.de/maps?q=Museum+f%C3%BCr+Film+und+Fernsehen&amp;ie=UTF8&amp;ll=52.510109,13.373365&amp;spn=0.007,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=Museum+f%C3%BCr+Film+und+Fernsehen&amp;hnear=0x47a84e373f035901:0x42120465b5e3b70,Berlin&amp;cid=0,0,1649856527719663380&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>), il museo del cinema e della televisione (non solo) tedeschi. Fino al 12 maggio e in esclusiva mondiale, è in programma una mostra temporanea sui film di Martin Scorsese &#8211; <a href="http://www.deutsche-kinemathek.de/en" target="_blank">qui il programma completo</a>. <em></em></p>
<p style="text-align: left;">Seguendo le scene del film di Wim Wenders,<strong> ci incamminiamo (<a href="https://maps.google.de/maps?saddr=Berlin+Potsdamer+Platz,+Germany&amp;daddr=Staatsbibliothek+Preussischer+Kulturbesitz,+Potsdamer+Stra%C3%9Fe,+Berlin&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;ll=52.508673,13.373001&amp;spn=0.0035,0.009645&amp;sll=52.508412,13.372834&amp;sspn=0.0035,0.009645&amp;geocode=FRQ7IQMd1BvMACmJe81GyVGoRzFwmV3JH7gjJQ%3BFfUzIQMd9wXMACE7fxRCQKwm9ykrLNr3yVGoRzE7fxRCQKwm9w&amp;oq=Staa&amp;dirflg=w&amp;mra=ltm&amp;t=m&amp;z=17" target="_blank">qui il percorso</a>) su <em>Potsdamer Straße</em> per raggiungere la <em>Staatsbibliothek,</em></strong> conosciuta dai berlinesi come <em>Stabi.</em> I due angeli de <em>Il Cielo Sopra Berlino</em> si fermano tra le scrivanie e le scale della biblioteca per ascoltare i pensieri delle persone presenti (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Wi8sYY0pCdE" target="_blank">video</a>). Gli interni della biblioteca, mostrati anche nel film, sono spettacolari: una visita (qui gli <a href="http://staatsbibliothek-berlin.de/en/" target="_blank">orari di apertura</a>) è decisamente consigliata.</p>
<p style="text-align: left;">Se avete voglia di musica raffinata, di fronte alla <em>Stabi</em>, <strong>sorge la <a href="http://www.berliner-philharmoniker.de/en/" target="_blank"><em>Berliner Philarmonie </em></a>(<a href="https://maps.google.de/maps?q=berliner+philharmoniker&amp;ll=52.510279,13.369482&amp;spn=0.007,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=berliner+philharmoniker&amp;hnear=0x47a84e373f035901:0x42120465b5e3b70,Berlin&amp;cid=0,0,18275079370930716774&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>)<em>, </em>la sala concerti</strong>, casa di una delle più prestigiose orchestre del mondo, la <em>Berliner Philarmoniker</em>. Oltre a musica classica e opera, la <em>Berliner Philarmonie</em> offre un variegato programma di concerti di livello internazionale, in una struttura originalissima, progettata da <a title="Hans Scharoun" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Scharoun">Hans Scharoun</a> per assicurare un ascolto perfetto in qualunque punto della sala.</p>
<h4 style="text-align: right;"><span style="color: #999999;"><em>&#8220;Io ora so ciò che nessun angelo sa&#8221;</em></span></h4>
<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/vista.jpg"><img class="size-large wp-image-16863 alignleft" title="#ScrittoreComputazionale Vista dalla Colonna della Vittoria #WendersTour" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/05/vista-1024x686.jpg" width="451" height="301" /></a></p>
<p>Dalla <em>Berliner Philarmonie</em> prendiamo l&#8217;autobus di linea numero 200 (che, insieme al numero 100, è un&#8217;ottima alternativa ai costosi autobus turistici) e scendiamo alla fermata <em>Nord.Botschaften/Adenauer-Stiftg</em>. Quando usciamo dall&#8217;autobus, l&#8217;Elsa Dorata (i berlinesi la chiamano &#8220;<em>Guld Elsa</em>&#8220;) è lì ad aspettarci.</p>
<p><strong>È la <em>Siegessäule</em>, la Colonna della Vittoria, uno dei simboli di Berlino</strong>, insieme alla Torre della Televisione e alla Porta di Brandeburgo. In una delle scene più rappresentative de Il Cielo Sopra Berlino, Damien si posa sulla statua e guarda la città. Alta circa 70 metri, la <em>Siegessäule</em> fu progettata nel 1864 da <a title="Heinrich Strack (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Heinrich_Strack&amp;action=edit&amp;redlink=1">Heinrich Strack</a> ed eretta nel 1873 per celebrare la vittoria dei prussiani nella guerra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_dello_Schleswig" target="_blank">Prussiano-Danese</a>. Inizialmente collocata di fronte al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_del_Reichstag" target="_blank"><em>Reichstag</em></a>, a fine anni &#8217;30 fu riposizionata dagli urbanisti del regime nazista nella <em>Straße des 17. Juni</em>, nel cuore del <em>Tiergarten</em> (<a href="https://maps.google.de/maps?q=siegesaule&amp;ll=52.515281,13.350127&amp;spn=0.006999,0.01929&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;channel=fflb&amp;fb=1&amp;gl=de&amp;hq=siegesaule&amp;hnear=0x47a84e373f035901:0x42120465b5e3b70,Berlin&amp;cid=0,0,6152620622259217865&amp;t=m&amp;z=16&amp;iwloc=A" target="_blank">mappa</a>), perché potesse essere visibile dalla Porta di Brandeburgo. La Colonna della Vittoria è diventata negli anni il simbolo della comunità LGBT berlinese, ed è, infatti, anche il titolo di <a href="http://www.siegessaeule.de/" target="_blank">una rivista <em>queer</em></a>. Dal punto di osservazione della statua (il biglietto di ingresso costa due euro) il panorama è mozzafiato (la foto è stata scattata da lì): arrivati in cima, dopo aver percorso le scale a chiocciola, con il vento che sibila attraverso le grate della colonna, si ha, ma è solo un attimo, la sensazione di essere un angelo che vola sopra Berlino in ascolto dei pensieri delle città.</p>
<p>Infine, con l&#8217;autobus numero 100, attraversando le principali attrazioni della Berlino monumentale, raggiungiamo <em>Alexanderplatz</em>. <strong>Dopo tanta fatica ci meritiamo una birra e un curry wurst</strong> <em>à la berlinese</em>: il <em><a href="https://maps.google.de/maps?q=Marktschenke&amp;hl=en&amp;ll=52.522684,13.408883&amp;spn=0.001749,0.004823&amp;cid=3733415445748229691&amp;gl=DE&amp;t=m&amp;z=18&amp;iwloc=A" target="_blank">Marktshenke</a>,</em> rozzo al punto giusto, è il posto che fa per noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; Ufficiale: Esco in Germania con Zagreb!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 13:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
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		<description><![CDATA[Era da un po&#8217; che volevo dare questa notizia. Aspettavo l&#8217;ufficialità. Ed è arrivata: Zagreb, il mio romanzo d&#8217;esordio, edito in Italia da Aisara, uscirà ad ottobre in un&#8217;edizione tedesca, cartacea e digitale, con la casa editrice Verlag auf dem Ruffel. Nei prossimi mesi ripercorrerò le fasi della realizzazione di un libro, dall&#8217;editing alle presentazioni, in un Paese che non è l&#8217;Italia ma che non mi è estraneo, visto che in Germania ci vivo ormai da quasi quattro anni. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/05/06/esco-in-germania-con-zagreb/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2012/08/ArtAndZagrebTwitter.jpg"><img class="size-large wp-image-13026 alignright" alt="ArtAndZagrebTwitter" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2012/08/ArtAndZagrebTwitter-682x1024.jpg" width="278" height="416" /></a></p>
<p>Era da un po&#8217; che volevo dare questa notizia. Aspettavo l&#8217;ufficialità. Ed è arrivata: <strong><a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/">Zagreb</a></strong>, il mio romanzo d&#8217;esordio, edito in Italia da Aisara,<strong> uscirà ad ottobre in un&#8217;edizione tedesca, cartacea e digitale, con la casa editrice<em> Verlag auf dem Ruffel.</em> </strong>Nei prossimi mesi ripercorrerò le fasi della realizzazione di un libro, dall&#8217;editing alle presentazioni, in un Paese che non è l&#8217;Italia ma che non mi è estraneo, visto che in Germania ci vivo ormai da quasi quattro anni. Ecco come sono andate le cose e cosa ho imparato finora da questa nuova esperienza.</p>
<h3>I tempi bibilici dell&#8217;editoria</h3>
<p>Un paio di anni fa, nel 2011, anno dell&#8217;uscita di Zagreb, ho presentato il romanzo in due date tedesche. La prima alla libreria <a href="http://www.mondolibro.de/" target="_blank">Mondolibro di Berlino</a>. In quell&#8217;occasione ho avuto l&#8217;onore di aprire la stagione &#8220;italiana&#8221; della libreria: la presentazione di Zagreb fu la prima di una lunga serie. Ora la libreria Mondolibro è lanciata, anzi, lanciatissima, con eventi di alto livello. Non più di qualche giorno fa, per esempio, sulla stessa sedia dove io sedevo durante la presentazione di Zagreb, c&#8217;era <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/" target="_blank">Loredana Lipperini</a> (bravissima e direi fondamentale la sua presentazione) a parlare della questione femminile in Italia. <span style="color: #c0c0c0;">(a proposito: in arrivo una intervista alla Lipperini su Scrittore Computazionale)</span></p>
<p>Nello stesso periodo, era ottobre 2011, ho presentato Zagreb in una seconda data tedesca, all&#8217;<a href="http://www.iicamburgo.esteri.it/IIC_Amburgo">Italienisches Kulturinstitut</a> di Amburgo. In quell&#8217;occasione era presente nel pubblico una traduttrice tedesca alla ricerca di scrittori italiani da <em>importare</em> in Germania. Da lì si è avviata la macchine dell&#8217;editoria, che a gennaio 2013 (due anni dopo!) ha prodotto un grandissimo risultato: la proposta di pubblicazione in Germania da parte di un paio di case editrici tedesche.</p>
<p>Il merito va tutto ad <a href="http://www.aensl.de/index_de.html" target="_blank">Adriana Enslin </a>che ha tradotto Zagreb e lo ha proposto, tra le altre, alla mia futura casa editrice tedesca.</p>
<h3>Vivere la traduzione da vicino</h3>
<p>Una grande opportunità che mi si presenta è quella di osservare il processo di traduzione da vicino. Ormai sono quasi quattro anni che vivo in Germania e il mio tedesco comincia a funzionare. Uno dei più grandi risultati che ho raggiunto e di cui sono molto orgoglioso è quello di aver letto autori immensi come Kafka, Brecht e Goethe nella loro meravigliosa lingua. Quando ho ricevuto le prime bozze di traduzione di Zagreb, rileggere il mio stesso romanzo in un&#8217;altra lingua è stata un&#8217;esperienza eccezionale, a volte alienante. Leggevo e riconoscevo la mia stessa scrittura eppure la mia scrittura era diversa, come fosse una cara amica di cui si sono perse le tracce.</p>
<p>Un altro aspetto che credo interessante è che Adriana Enslin, la traduttrice, mi sta coinvolgendo nel processo di traduzione di parole o interi passi che si prestano a diverse interpretazioni. E&#8217; un gran privilegio partecipare in quanto autore alla traduzione e osservare dal di dentro come un romanzo si trasforma nel passaggio da una lingua all&#8217;altra lingua. Di questo ne parleremo in dettaglio qui su Scrittore Computazionale con un guest post di Adriana Enslin che ci illustrerà i passaggi più complessi della traduzione di Zagreb.</p>
<h3>Uno sguardo all&#8217;editoria tedesca</h3>
<p>L&#8217;uscita in Germania di un autore al suo primo romanzo è un passo importantassimo, una conferma del buon lavoro svolto in Italia. Oltre al successo personale, l&#8217;uscita in un Paese straniero rappresenta l&#8217;occasione di poter osservare dall&#8217;interno il mondo editoriale di quel Paese. Un piccolo assaggio è stata la partecipazione alla Leipziger Buchmesse 2013, <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/03/18/leipziger-buchmesse-la-letteratura-e/">come scrivevo in questo blog post</a>. L&#8217;editoria tedesca poi è una delle più forti tra quelle europee: <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/03/21/italia-germania-27-954-200-a-67-015-320-di-persone-che-hanno-letto-almeno-un-libro-nel-2012/">come scrivevo in questo blog post</a>, la crisi dei lettori italiani risulta ancora più drammatica quando è paragonata al paradiso editoriale tedesco.</p>
<h3>Non ci resta che aspettare</h3>
<p>Mi appresto a vivere questi prossimi mesi con una certa euforia. Rivivrò l&#8217;esperienza dell&#8217;editing, della scelta della copertina, dell&#8217;uscita, delle presentazioni e dei reading, il tutto traslato in un nuovo universo, ancora sconosciuto, in cui si parla tedesco e non italiano. Appuntamento ad ottobre, allora, con un obiettivo difficilissimo da centrare: organizzare la presentazione di lancio di Zagreb alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiera_del_libro_di_Francoforte" target="_blank"><em>Frankfurter Buchmesse</em></a>. Non ci resta che aspettare e vedere che succede.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pensare in Una Lingua e Scrivere in Un&#8217;Altra: I 12 Vantaggi Del Vivere all&#8217;Estero Per Lo Scrittore</title>
		<link>http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/29/pensare-in-una-lingua-e-scrivere-in-unaltra-i-12-vantaggi-del-vivere-allestero-per-lo-scrittore/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pensare-in-una-lingua-e-scrivere-in-unaltra-i-12-vantaggi-del-vivere-allestero-per-lo-scrittore</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 07:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[SCRITTURA]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando arrivai in Spagna nel 2001 ero deciso a scrivere un romanzo ambientato a Madrid che raccogliesse in qualche modo la mia prima esperienza di vita all&#8217;estero. Vivevo, imparavo la lingua, lasciavo che i miei confini personali, determinati dalla mia cultura italiana, si infrangessero. Scrivevo ovunque mi trovassi e alla fine di quel mio anno spagnolo mi ritrovai con un manoscritto che poi intitolai Armario de Lunas, un romanzo forse anche troppo romantico che è ancora lì nel cassetto insieme ad altro materiale non pubblicato. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/29/pensare-in-una-lingua-e-scrivere-in-unaltra-i-12-vantaggi-del-vivere-allestero-per-lo-scrittore/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/20is.jpg"><img class="size-full wp-image-16748 alignright" title="#ScrittoreComputazionale Pensare in Una Lingua e Scrivere in Un'Altra: I 12 Vantaggi Del Vivere all'Estero Per Lo Scrittore" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/20is.jpg" width="601" height="448" /></a></p>
<p>Quando arrivai in Spagna nel 2001 ero deciso a scrivere un romanzo ambientato a Madrid che raccogliesse in qualche modo la mia prima esperienza di vita all&#8217;estero. Vivevo, imparavo la lingua, lasciavo che i miei confini personali, determinati dalla mia cultura italiana, si infrangessero. Scrivevo ovunque mi trovassi e alla fine di quel mio anno spagnolo mi ritrovai con un manoscritto che poi intitolai <em>Armario de Lunas</em>, un romanzo forse anche troppo romantico che è ancora lì nel cassetto insieme ad altro materiale non pubblicato.</p>
<p>Quando lo rilessi mi resi conto che l&#8217;italiano di quel romanzo era in realtà una <em>mezcla </em>di parole e strutture grammaticali spagnole e italiane. Mi sorprese questa scoperta: la lingua che parlavo ogni giorno era entrata dentro alla mia scrittura.</p>
<p>Poi negli anni mi trasferii prima in Gran Bretagna, e poi a Berlino, imparando inglese e tedesco.</p>
<p>Il mio italiano, diciamolo pure, ha risentito molto di questi anni vissuti all&#8217;estero. Le parole spesso mi mancano, il pericolo dell&#8217;errore ortografico è dietro l&#8217;angolo, la struttura della frase italiana mostra a volte degli <em>inglesismi</em>. Eppure sono convinto che il vivere all&#8217;estero sia una condizione fruttuosa per lo scrittore e per la vita di una persona. Non tornerei indietro sui miei passi anche perché credo, come scriveva Calvino nelle sue <em><a href="https://it.wikiquote.org/wiki/Italo_Calvino" target="_blank">Pagine Autobiografiche</a></em>, che “il luogo ideale per me è quello in cui è più naturale vivere da straniero”.</p>
<p>Ed eccola qui la mia breve lista di vantaggi del vivere all&#8217;estero:</p>
<div class="su-spacer" style="height:20px"></div>
<h4 style="padding-left: 30px;">1. La nuova cultura ti arricchisce</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Vivere all&#8217;estero ti allontana dalla tua cultura e ti avvicina a una cultura nuova, senza mai poterla davvero raggiungere. Vivere in questa zona di confine, dolorosa, ma privilegiata, arricchisce la tua persona.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">2. Sentirsi straniero permette una visione inedita e trasfigurata della realtà</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Essere straniero ti obbliga a vivere tra le pieghe della società, tra persone come te, straniere. Questo ti permette di accedere a una visione diversa della realtà alla quale sei abituato.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">3. <a href="http://www.esf.edu/international/documents/CulturalBordersandMentalBarriers_livingabroadandcreativity.pdf" target="_blank">Accende la tua creatività</a></h4>
<p style="padding-left: 60px;">In uno studio dal titolo <em>Cultural Borders and Mental Barriers: The Relationship Between Living Abroad and Creativity</em>, William W. Maddux e Adam D. Galinsky dimostrano che esiste un legame tra il vivere all&#8217;estero (e l&#8217;adattarsi a una cultura straniera) e la creatività. I mesi, gli anni trascorsi all&#8217;estero, si dice nello studio, non solo aiutano a pensare &#8220;out of the box&#8221; ma anche a capire che forse il box non è cubico così come credevamo.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">4. Alimenta la tua ispirazione</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Soprattutto nei primi mesi, vivere all&#8217;estero è un apprendimento continuo. La routine quotidiana straniera e la lingua sconosciuta sono terreno fertile per nuove idee.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">5. Pensare in una lingua straniera migliora la capacità decisionale</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Uno <a href="http://pss.sagepub.com/content/early/2012/04/18/0956797611432178.full.pdf" target="_blank">studio dell&#8217;universita&#8217; di Chicago</a> dimostra che quando si pensa in una lingua straniera si è in grado di prendere decisioni più liberamente, riducendo i limiti imposti dalla propria cultura. Pensare in una lingua straniera permette di affrontare il problema<a href="http://lifehacker.com/5904967/think-in-a-foreign-language-to-make-better-decisions" target="_blank"> con una certa distanza emozionale</a>, aumentare la capacità analitica e quindi prendere decisioni migliori.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">6. È una costante fonte di &#8220;avventura&#8221;</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Privato dalla tua base di conoscenti, amici e familiari, una volta all&#8217;estero diventi un animale sociale. Devi farlo per la tua stessa sopravvivenza. L&#8217;avventura è sempre lì, a portata di mano, materiale preziosissimo per il tuo prossimo romanzo.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">7. Induce un drastico cambio di prospettiva</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Le vetrine dei negozi, l&#8217;architettura, il comportamento delle persone attorno a te: è tutto magnificamente nuovo. Rivedere la tua lingua e la tua cultura con occhi diversi induce un cambio drastico di prospettiva, con conseguenze inaspettate sulla trama che stai mettendo insieme e i personaggi che la faranno vivere.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">8. Ti aiuta a trovare la &#8220;parola giusta&#8221;</h4>
<p style="padding-left: 60px;">La difficoltà con l&#8217;italiano da quando vivo all&#8217;estero è a volte imbarazzante. Eppure, questo distacco dalla mia lingua madre mi permette, proprio perché sono costretto a ritrovarla, di raggiungere punti prima inaccessibili. E di cercare con più attenzione la &#8220;parola giusta&#8221;.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">9. Sentire la lingua madre &#8220;da lontano&#8221; te la fa risuonare più profondamente nella testa</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Capita spesso: una parola italiana mi risuona aliena nella testa. Si scrive proprio così?, mi chiedo spesso. Poi apro il vocabolario, verifico e correggo. Intanto quel suono straniero, quello della parola italiana, continua a risuonare. E&#8217;, se vuoi, una riscoperta continua della mia stessa lingua.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">10. Incontri gente <em>à la</em> Hemingway</h4>
<p style="padding-left: 60px;">A chi vive all&#8217;estero e combatte ogni giorno per adattarsi capita tutti i giorni: incontri il tipo <em>bohemienne</em>, il Don Giovanni compulsivo, l&#8217;esperto di droghe, uno che ha vissuto dieci anni in Cina, l&#8217;altro che parla dodici lingue, persone che vivono la loro vita nelle forme più strambe, superando spesso i limiti imposti dalla società. Se lo lasci succedere, è facile entrare a far parte di questa inconsueta comunità di nuovi &#8220;Hemingway&#8221;.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">11. Rubi dalla lingua in cui parli e riversi nella lingua in cui scrivi</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Vivere all&#8217;estero significa imparare una nuova lingua. Con una grammatica, una fonetica e un vocabolario diversi o molto diversi dall&#8217;italiano. Impari nuove strutture, nuove espressioni e scopri che esistono parole che non sono direttamente traducibili in italiano. Questa ricchezza è lì a tua disposizione, non ti resta che trovare una chiave per tradurla nella tua lingua madre.</p>
<h4 style="padding-left: 30px;">12. Accedi ai grandi classici stranieri in lingua originale</h4>
<p style="padding-left: 60px;">Imparare la lingua straniera del luogo dove vivi è fondamentale per capirne la cultura ed entrare in contatto con le persone. Una volta imparata la lingua, ti si apre un mondo nuovo, una nuova letteratura. Leggere Kafka, Cervantes, Shakespeare, Rousseau nelle loro lingue è come parlare da scrittore a scrittore, in una vicinanza che non hai mai provato prima.</p>
<div class="su-spacer" style="height:20px"></div>
<p>A proposito di vivere all&#8217;estero, Hemingway scriveva: “You’re an expatriate. You’ve lost touch with the soil. You get precious. Fake European standards have ruined you. You drink yourself to death. You become obsessed by sex. You spend all your time talking, not working. You are an expatriate, see? You hang around cafés.”</p>
<p>Ecco, è un po&#8217; quello che mi succede ogni giorno da quando ho lasciato l&#8217;Italia e me ne sono andato in giro a vedere cosa c&#8217;è oltre il confine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Anche tu vivi all&#8217;estero? Hai notato delle difficoltà con il tuo italiano? Hai sperimentato come la tua scrittura tragga giovamento dall&#8217;apertura a una nuova lingua e a una nuova cultura? Se ti va, lascia la tua opinione nei <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/29/pensare-in-una-lingua-e-scrivere-in-unaltra-i-12-vantaggi-del-vivere-allestero-per-lo-scrittore/#respond">commenti</a>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="padding-left: 30px;"></h4>
]]></content:encoded>
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		<title>Atomi e Parole: Quando i Chimici Diventano Scrittori &#8211; guest post di Leone Oliva</title>
		<link>http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/25/atomi-e-parole-quando-i-chimici-diventano-scrittori-e-compositori-guest-post-di-leone-oliva/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=atomi-e-parole-quando-i-chimici-diventano-scrittori-e-compositori-guest-post-di-leone-oliva</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 06:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei corsi che più mi ha entusiasmato durante la carriera universitaria di chimico è stato quello di stechiometria. La chimica più &#8220;vera&#8221;, qualcuno direbbe, quella fatta di atomi e molecole che reagiscono, di proporzioni, di reazioni chimiche e di esperienze di laboratorio che, al chimico in erba, sembrano meraviglie fantascientifiche. Ricordo il mio primo camice, gli occhialini di protezione e i guanti in lattice; le misure del volume dell&#8217;idrogeno, gli stati di ossidazione del Manganese e gli ossidi di Fe II e III. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/25/atomi-e-parole-quando-i-chimici-diventano-scrittori-e-compositori-guest-post-di-leone-oliva/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/JapaneseWriting.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16690" title="#ScrittoreComputazionale Atomi e Parole: Quando i Chimici Diventano Scrittori – guest post di Leone Oliva" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/JapaneseWriting.jpg" width="215" height="282" /></a></em></p>
<p><em>Uno dei corsi che più mi ha entusiasmato durante la carriera universitaria di chimico è stato quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stechiometria" target="_blank">stechiometria</a>. La chimica più &#8220;vera&#8221;, qualcuno direbbe, quella fatta di atomi e molecole che reagiscono, di proporzioni, di reazioni chimiche e di esperienze di laboratorio che, al chimico in erba, sembrano meraviglie fantascientifiche. Ricordo il mio primo camice, gli occhialini di protezione e i guanti in lattice; le misure del volume dell&#8217;idrogeno, gli stati di ossidazione del Manganese e gli ossidi di Fe II e III. E ricordo che Leone Oliva, il professore del corso di stechiometria, oltre a svelarci i primi principi di chimica, come si imbocca la pappa ai neonati (eravamo diciottenni o poco più), ci suggeriva spesso delle letture. È grazie ai suoi suggerimenti, per esempio, che scoprii <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/primo-levi/il-sistema-periodico/978880617501" target="_blank">Il Sistema Periodico di Primo Levi</a>. La lettura dei racconti di Levi fu per me un&#8217;esperienza incredibile. Di giorno andavo in laboratorio a lavorare con Mn, Fe e idrogeno, di sera tornavo a casa e leggevo la vita di laboratorio di Levi e delle sue esplosioni&#8230;</em></p>
<p><em>Con piacere e un pizzico di nostalgia, oggi propongo su Scrittore Computazionale un guest post di Leone Oliva, il professore che ci suggeriva le letture al corso di stechiometria.<br />
</em></p>
<div class="su-divider"></div>
<p><strong>Non pochi studiosi vedono nel <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dialogo_sopra_i_due_massimi_sistemi_del_mondo" target="_blank">Dialogo Sopra i Due Massimi Sistemi del Mondo</a></em> uno dei punti più alti raggiunti dalla nostra letteratura.</strong> Basterebbe questa considerazione a confutare l’idea deleteria ma tuttora ben consolidata delle due culture contrapposte. Qui però vorrei scrivere di chimica in particolare, e di come questa scienza si sia incrociata con la cultura umanistica grazie ad alcuni personaggi notevoli.</p>
<p><strong>Chi legge queste righe starà sicuramente pensando a Primo Levi</strong> ed allora comincio proprio da lui. Credo che sia il chimico italiano più noto nel mondo e, anche se la sua fama è legata alla sua produzione letteraria, egli stesso non si considerava chimico meno che scrittore. <span style="color: #333333;">La consuetudine con la prosa scientifica impronta il suo stile asciutto, essenziale e rigoroso.</span> Ma al di là di questo abito lasciatogli dalla formazione universitaria, <span style="color: #333333;">Primo Levi è uno straordinario narratore della chimica o forse meglio dell’avventura dell’uomo alla scoperta dei segreti che questa scienza custodisce</span>. In due opere principalmente si ritrova questo suo interesse, ne <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_chiave_a_stella" target="_blank">La Chiave a Stella</a></em>, epopea dell’<em>homo faber</em>, dell’uomo che detiene l’abilità manuale e la conoscenza del saper fare e, soprattutto, ne <em><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/primo-levi/il-sistema-periodico/978880617501" target="_blank">Il Sistema Periodico</a></em>. <span style="color: #333333;">Quest’ultimo libro, se siete così fortunati da non averlo ancora letto, ve lo consiglio caldamente</span>. Scritto sotto forma di racconti, ognuno associato ad un elemento della tavola periodica, talvolta ha la chimica solo come pretesto, apparentemente. L’elemento come metafora oppure l’elemento come vero protagonista insieme, naturalmente, all’uomo in un’avventura che può essere una sfida, l’un contro l’altro o una complicità.</p>
<p><strong>Un altro chimico, scrittore di grande successo, è stato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isaac_Asimov" target="_blank">Asimov</a>.</strong> Forse l’autore di fantascienza più amato. Anche lui lascia che le sue conoscenze scientifiche entrino nei racconti, semmai sotto forma di fantachimica ed anche per lui mi sento di dire che la familiarità con la prosa scientifica conferisce alla sua scrittura la leggibilità che ha contribuito al suo successo.</p>
<p><strong>Ad una categoria ben diversa appartiene lo scrittore premio Nobel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elias_Canetti" target="_blank">Elias Canetti</a></strong>. Qui ci troviamo di fronte ad un chimico suo malgrado; costretto a questi studi dalla famiglia, si preoccupò di cancellare dalla sua mente ogni reminiscenza di chimica.</p>
<p><strong>Opposta, ma solo fino ad un certo punto, la vicenda di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oliver_Sacks" target="_blank">Oliver Sacks</a>.</strong> Scrittore noto soprattutto per i suoi racconti sui misteri della mente umana, ha una formazione di neurologo ed ha esercitato come tale. Ha raccontato, un po’ forzando, vicende di malattie misteriose in libri di grande successo, come <em>L’Uomo che Scambiò sua Moglie per un Cappello</em> e <em>Risvegli.</em> Nell’infanzia però Oliver Sacks era appassionato di chimica e seguiva, lasciandosi guidare, lo zio piccolo imprenditore di una ditta di lampadine. <span style="color: #333333;">Si ritrova in <em><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845921131" target="_blank">Zio Tungsteno</a></em> il racconto di quest’infanzia, segnata dalle vicende belliche e dal suo essere ebreo, con una solitudine alleggerita dalla passione per la chimica e dalla febbre della scoperta continua.</span> E’ un bellissimo libro edito da Adelphi e anche per questo v’invidio, se non l’avete ancora letto.</p>
<p><strong>Chiudo questa veloce rassegna con un nome abbastanza familiare, credo, a chi ama la musica, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Porfir%27evi%C4%8D_Borodin" target="_blank">Borodin</a>.</strong> Ebbene sì, per chi non lo sapesse Borodin era un chimico di valore. Ha viaggiato molto in Europa, diremmo oggi come post-doc, in Germania nei laboratori di Erlenmeyer (gigante nel suo campo) ed anche in Italia, a Pisa. Esperto della chimica delle aldeidi, gli viene accreditato, insieme con Wurtz, la scoperta della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reazione_aldolica" target="_blank">reazione aldolica</a> nota a tutti gli studenti di chimica. Del suo passaggio in Italia restano tracce su numeri storici (siamo nella seconda metà dell’ottocento) della Gazzetta Chimica Italiana, con le ricerche su alogenuri organici. <span style="color: #333333;">La sua traccia più importante tuttavia resta nella musica, pur non avendo mai trascurato il suo mestiere di chimico.</span></p>
<p>C’è da trarre una qualche conclusione? Il chimico costruisce molecole mettendo insieme gli atomi, esattamente quelli che servono, seguendo leggi ben precise. Lo scrittore può fare qualcosa di simile con le parole e la grammatica e certe regole sulla leggibilità di un testo; però può fare anche cose ben diverse, sovvertendo le norme e inventando un linguaggio nuovo; a pensarci bene ci sono anche chimici che hanno sovvertito le convenzioni preesistenti per fare avanzare la scienza. Siamo finiti a discorrere sulla creatività e di come si possano raggiungere le vette più elevate sia rispettando le norme della buona scrittura per raccontare qualcosa che valga la pena d’essere raccontato, sia sovvertendo le regole per portare il lettore-complice in una dimensione nuova. Mi vien da pensare che chimica e scrittura, in fondo, non sono poi così lontane.</p>
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<p><img class="size-full wp-image-16690 alignleft" alt="JapaneseWriting" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/JapaneseWriting.jpg" width="72" height="95" /></p>
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<p>Il <span style="font-family: Times New Roman,Times;"><span style="font-family: AkzidenzGrotesk-Roman; font-size: small;">Kanji</span></span> raffigurato nell&#8217;immagine è stato scritto &#8220;letteralmente&#8221; con gli atomi. E significa, appunto, &#8220;atomo&#8221;.<br />
Come si scrive con gli atomi? <a href="http://www.fourmilab.ch/autofile/www/section2_84_14.html" target="_blank">Dai uno sguardo qui. </a></p>
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]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/25/atomi-e-parole-quando-i-chimici-diventano-scrittori-e-compositori-guest-post-di-leone-oliva/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Mono-autore vs. Multi-autore: Un&#8217;Analisi della Blogosfera Letteraria di 4 Paesi Europei</title>
		<link>http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/22/mono-autore-vs-multi-autore-unanalisi-della-blogosfera-letteraria-di-4-paesi-europei/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=mono-autore-vs-multi-autore-unanalisi-della-blogosfera-letteraria-di-4-paesi-europei</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 07:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arturo Robertazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[CERVELLO 0II0]]></category>
		<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[Doppio Zero]]></category>
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		<category><![CDATA[Lipperatura]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho postato un articolo dal titolo Scrittura, Blog e Twitter: Belli i Tempi Quando Bastava un Tweet in cui, partendo dalla mia esperienza personale di blogger-autore, scrivevo come negli ultimi due anni la vita dei blog mono-autore sia stata resa difficile dalla competizione con i blog multi-autore. Ma qual è la situazione negli altri Paesi europei? Ho analizzato la blogosfera di Spagna, Francia e Gran Bretagna e ho scoperto, con mia sorpresa, che forse l&#8217;Italia è un caso particolare. <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/22/mono-autore-vs-multi-autore-unanalisi-della-blogosfera-letteraria-di-4-paesi-europei/" class="read_more">CONTINUA A LEGGERE</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/CrowdGood.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-16658" title="#ScrittoreComputazionale Mono-autore vs. Multi-autore: Un'Analisi della Blogosfera Letteraria di 4 Paesi Europei" alt="" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/CrowdGood.jpg" width="534" height="354" /></a></p>
<p>Qualche giorno fa ho postato un articolo dal titolo <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/18/scrittura-blog-e-twitter-belli-i-tempi-quando-bastava-un-tweet/" target="_blank"><em>Scrittura, Blog e Twitter: Belli i Tempi Quando Bastava un Tweet</em></a> in cui, partendo dalla mia esperienza personale di <a href="http://www.arturorobertazzi.it/i-miei-libri-zagreb-e-gli-altri-saggi/" target="_blank">blogger-autore</a>, scrivevo come negli ultimi due anni la vita dei blog mono-autore sia stata resa difficile dalla <em>competizione </em>con i blog multi-autore. Ma qual è la situazione negli altri Paesi europei? Ho analizzato la blogosfera di Spagna, Francia e Gran Bretagna e ho scoperto, con mia sorpresa, che forse l&#8217;Italia è un caso particolare.</p>
<h3>In Italia: nei primi 30 solo 4 blog mono-autore</h3>
<p>Il punto di partenza è la classifica <a href="http://labs.ebuzzing.it/top-blogs/letteratura" target="_blank">ebuzzing</a> dei blog più influenti. Di questa classifica se n&#8217;è parlato spesso ed è stata spesso criticata. Tuttavia è la classifica di riferimento della blogosfera italiana. Bene: secondo ebuzzing, tra i primi 30 blog letterari più influenti di Italia solo 4 sono blog mono-autore. Il primo tra i blog scritti da una sola persona è <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/" target="_blank">Lipperatura</a> di Loredana Lipperini, un ottimo blog, che però usufruisce di un network importante, quello di Kataweb/Repubblica. Il primo dei blog &#8220;indipendenti&#8221; è al diciottesimo posto ed è <a href="http://www.anakina.net/dblog/autori.asp?chi=Carla">anakina.blog</a>. Più giù troviamo il blog di <a href="http://www.sandronedazieri.it/" target="_blank">Sandrone Dazieri </a>e Scrittore Computazionale <span style="color: #888888;">(che su ebuzzing è visualizzato con il vecchio nome, un problemino fastidioso che ancora non sono riuscito a risolvere)</span></p>
<h3>Cosa succede in Spagna, Francia e UK?</h3>
<p>La classifica ebuzzing è presente anche in questi Paesi, il che ci consente un paragone diretto e preciso. I dati più importanti della mia piccola analisi sono raccolti nella seguente tabella:</p>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/tableGood.jpg"><img class="size-full wp-image-16653 aligncenter" title="#ScrittoreComputazionale: blog multi-autore vs. mono-autore in Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna" alt="tableGood" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/tableGood.jpg" width="602" height="189" /></a></p>
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<p><strong>In Francia</strong> i primi dieci blog letterari della classifica ebuzzing sono blog mono-autore. Sono blog à la Noemi (mi riferisco al blog <a href="http://eccomimi.blogspot.de/" target="_blank">tazzina di caffè</a>), cioè diari, spesso anche molto personali, che raccontano di libri e di letteratura. Per trovare il primo blog multi-autore bisogna scendere all&#8217;undicesima posizione, dove c&#8217;è il <a href="http://rsfblog.canalblog.com/" target="_blank">Blog du répertoire de la Science-Fiction</a>. Tra i primi 30, 23 sono blog mono-autori, cioè quasi l&#8217;80%.</p>
<p><strong>In Spagna</strong> la situazione è intermedia tra Italia e Francia. Per trovare il primo blog mono-autore dobbiamo scorrere la classifica fino alla quarta posizione: <a href="http://blogs.20minutos.es/nilibreniocupado" target="_blank">Ni libre ni ocupado</a> è il blog di uno scrittore-tassista. Nei primi dieci, sono solo 4 i blog mono-autore e 13 nei primi 30. La qualità dei blog non mi sembra molto alta, non parlo di contenuti, ma della grafica e dell&#8217;organizzazione dell&#8217;informazione. Trovare il bottone &#8220;about&#8221; non è stato facile, spesso nascosto tra una quantità, a volte ridondante, di informazioni.</p>
<p><strong>In Gran Bretagna</strong> in prima posizione troviamo un blog mono-autore di uno scrittore &#8220;full time&#8221;, il blog ha un titolo semplice: <a href="http://labs.ebuzzing.co.uk/top-blogs/literature" target="_blank">Charlie&#8217;s Diary</a>. I primi dieci blog sono tutti blog mono-autore, tranne uno che non sono riuscito a identificare con certezza come blog mono-autore. Trovo sorprendente, poi, che nei primi trenta ci siano solo 9 blog multi-autore. La qualità dei blog britannici mi sembra superiore rispetto a quella dei blog spagnoli e francesi: i blog sono più curati nella grafica e nella gestione dei contenuti.</p>
<h3>L&#8217;Italia è un caso particolare?</h3>
<p>Nell&#8217;analizzare in questo modo la blogosfera dei vari Paesi stiamo supponendo che in tutti Paesi la classifica ebuzzing abbia la stessa importanza e che i blog la utilizzino allo stesso modo. In ogni caso, il confronto è diretto, visto che i criteri della classifica ebuzzing sono gli stessi. Inoltre, considerando che l&#8217;analisi si basa sulla classifica di aprile, non possiamo dare per scontato che le posizioni siano mantenute nel tempo. È plausibile, però, supporre che il numero di blog mono-autore vs. il numero di blog multi-autore tra i primi 30 sia abbastanza costante nel tempo.</p>
<p>Dando uno sguardo alla Tabella, mi pare che la conclusione evidente e sorprendente sia che la blogosfera italiana è un <em>outsider</em>. Mentre da noi la blogosfera è dominata dai blog multi-autore, negli altri Paesi europei analizzati, la situazione si ribalta a favore dei blog mono-autore.</p>
<p>D&#8217;altronde, scorrendo la classifica italiana mi vien da pensare che riviste online come <a href="http://www.finzionimagazine.it/" target="_blank">Finzioni</a> o <a href="http://www.doppiozero.com/" target="_blank">Doppio Zero</a> non siano definibili come blog. Dopo anni di evoluzione, cominciano ad essere dei portali (non solo) letterari in cui una redazione molto ampia scrive ogni giorno, bene &#8211; non c&#8217;è che dire, e molto spesso.</p>
<p>Aggiungo, con un pizzico di orgoglio patriottico, che i blog letterari italiani sono più curati nel design e nell&#8217;organizzazione dell&#8217;informazione.</p>
<p>Questa che propongo qui è solo una delle analisi possibili ed è solo un primo passo. Qualcuno con più tempo e con più mezzi dovrebbe occuparsene, perché se questi dati fossero confermati, allora dimostreremmo che la difficoltà dei blog mono-autori di cui scrivevo <a href="http://www.arturorobertazzi.it/2013/04/18/scrittura-blog-e-twitter-belli-i-tempi-quando-bastava-un-tweet/" target="_blank">in questo post</a> è una caratteristica tutta italiana.</p>
<p>Sono risultati sorprendenti che danno ai piccoli David un po&#8217; di coraggio in più per competere, se davvero è questo il loro scopo (ma come potrebbe esserlo?), con i giganteschi Goliath della blogosfera letteraria italiana.</p>
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<p><img class=" wp-image-16660 alignleft" alt="ThumbGood" src="http://www.arturorobertazzi.it/wp-content/uploads/2013/04/ThumbGood3.jpg" width="180" height="90" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;immagine originale è una fotografia dal sito di Misha Gordin, <a href="http://bsimple.com/home.htm" target="_blank">bsimple.com.</a> Si intitola Crowd 50.</p>
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