Tag: Scritture
Signore e Signori: Ecco a Voi La Lettera eFFe (8 Domande A)
eFFe è un punto di riferimento nella rete per coloro che sono interessati alla cultura digitale. Ha contribuito a mettere su Finzioni qualche anno fa, si occupa di lettura e scrittura digitale nel tempo libero, di lavoro insegna Politica Comparata e New Media and Politics alla Florida State University di Firenze – qui il suo blog. eFFe l’ho conosciuto nel lontano 2011, Zagreb era uscito da qualche mese e io mi preparavo a presentarlo a Napoli, in una bella libreria di piazza Plebiscito. CONTINUA A LEGGERE
Un commento sul #selfpublishing: cosa è vero e cosa non lo è.
Ho scritto questo post come risposta al lungo e dettagliato commento di Azia Rubinia a Self-Publishing vs. editoria a pagamento. La non-innocente confusione. Grazie Azia per il commento, ho provato a rispondere ad alcuni dei punti che hai messo in evidenza.
…
L’autore non può solo scrivere
Non è vero che l’autore debba fare solo l’autore. L’autore ha sempre dovuto fare per sé e per mille, e questo è fondamentale ora che ha mezzi potenti a disposizione per far conoscere la sua opera (in questo articolo ne parlo in dettaglio). CONTINUA A LEGGERE
#BlogScrittore: la parola chiave è condivisione.
Da settembre ho intenzione di rinnovare il design di Destinazione Cuore Stomaco e Cervello e rinfrescarne un po’ i contenuti. Ho creduto che interpellare chi mi segue fosse un’operazione utile per capire cosa si aspetta il lettore dal blog di uno scrittore.
Ho postato l’articolo su twitter e sugli altri social network e ho raccolto il parere degli utenti. Su twitter l’hashtag era #BlogScrittore.
Molte le risposte, molte le informazioni preziose che ho provato a riassumere in questo storify. CONTINUA A LEGGERE
Cosa viene dopo Zagreb?
È trascorso un mese circa dalla presentazione di #eZagreb a Torino.
Un piccolo grande successo: con Aìsara abbiamo realizzato uno dei primi eBook arricchiti in Italia e il risultato è stato molto positivo. Tanti gli articoli e le interviste che ne hanno parlato – qui una rassegna stampa.
Il lavoro necessario a realizzarlo è stato spesso frenetico, difficile e ha coinvolto tutti i componenti della casa editrice. CONTINUA A LEGGERE
Cosa si aspetta il lettore dal blog di uno scrittore? #BlogScrittore
Destinazione Cuore Stomaco e Cervello (#DcSc) è nato qualche anno fa ormai. Insieme abbiamo fatto parecchia strada, ma è ora di cambiare.
Il design, per esempio, non è più “state-of-the-art”. Troppi colori, troppi fronzoli. La lettura sui device mobili è un po’ difficoltosa e stanca già alla terza lettura. I contenuti, poi, vanno rinfrescati e semplificati. Troppi, forse, i riferimenti personali, troppo pochi gli articoli di scrittura. CONTINUA A LEGGERE
La schizofrenia Autore-Blogger scomparirà, o forse no.
Che un autore debba essere anche blogger mi pare assodato.
Lo scrivevo già qualche tempo fa in Italo e Pier Paolo su WordPress e Tumblr. Sostenevo in quel post che se Calvino e Pasolini fossero vissuti oggi, sicuramente avrebbero una presenza consistente in rete. Magari Pasolini avrebbe un Tumblr dal titolo “Transumanar e organizzar” e Calvino un blog dal titolo “Le Città Invisibili”. Mi pare che Borges Aveva un Tumblr, l’ultimo lavoro di Angelo Ricci (che sto leggendo e trovo molto interessante), suggerisca la stessa idea. CONTINUA A LEGGERE
The Computational Writer, una fotografia.
Il primo blog che ho aperto è The Computational Alchemist, un blog in inglese sul mio lavoro di chimico computazionale. Il primo post risale al 2006, qualche giorno prima aver conseguito il PhD all’università di Cardiff.
Il secondo blog, Destinazione Cuore Stomaco e Cervello, è più giovane: tutto è iniziato il 2008, appena trasferito in Sardegna. CONTINUA A LEGGERE
Il segreto di scrivere.
Da qui.
Write as much as you can.
As fast as you can.
Finish your shit.
Hit your deadlines.
Try very hard not to suck. CONTINUA A LEGGERE
Life Plan.
… Che poi ieri sera, dopo il Salone e dopo una grappa barricata, arrivato in hotel, prendo l’ascensore per il mio terzo piano e ci incontro un uomo con giacca, camicia azzurra e pantaloni grigi. Solito tipo cinquantenne. Nel classico imbarazzo da ascensore, osservo i numeri passare dallo zero, all’uno, al due, aspettando impaziente l’arrivo del tre. Intanto noto che il tipo sulla cinquantina ha in mano un blocco di quadernetti. CONTINUA A LEGGERE
Back in time.
Che quel giorno lì hai deciso di rimanertene a casa. Il cielo se ne veniva giù in forma di gocce, e il vento sembrava dovesse radere al suolo secoli di civiltà. E tu, nell’abbraccio del tuo divano, te ne sei rimasto a casa.
Che quella parola lì è scappata: lei seduta davanti a te con un paio di occhi nei tuoi, stretti dentro le ciglia, bocca chilometri sotto il naso. CONTINUA A LEGGERE
Appena sveglio.
Cosa ho imparato oggi?
Che la terra sotto i piedi, se ce la metti tu, non te la puoi togliere nessuno. CONTINUA A LEGGERE
#eZagreb, il romanzo digitale.
Ci siamo: da oggi comincia l’avventura di #eZagreb.
Tutto nasce a Librinnovando, a novembre. Durante uno degli interventi della giornata, tra un tweet e l’altro, #MissAìsara mi si avvicina e mi dice all’orecchio: “Arturo, secondo me dovremmo provare a fare un eBook arricchito di Zagreb”.
L’idea rimane idea per qualche settimana, poi agli inizi del 2012 cominciamo a fare sul serio. Decidiamo i contenuti, la struttura, la forma, il tutto in un continuo stato di eccitazione, incertezza e sperimentazione, ché nessuno ha mai fatto un lavoro del genere in casa editrice, e, forse, in Italia. CONTINUA A LEGGERE
Blue cry.
… Che passeggiavo a Maybachufer.
La prima notte di primavera in cui avrei potuto guardare le stelle, il cielo era blu scuro, senza luna, al vento – come dei sussurri di pura tristezza.
Ho sentito la terra smuoversi, ho guardato in alto, al cielo senza stelle, e questa musica ha cominciato a suonare:
Because the sky is blue
it makes me cry
… CONTINUA A LEGGERE
Di carta moschicida e di ultime pagine.
In un corso di scrittura di secoli fa, Alberto Capitta ci diceva che lo scrittore è come la carta moschicida: la vita gli rimane appiccicata addosso; non gli resta che scrivere, e farlo senza pudore.
Un insegnamento che è anche un’immensa consolazione. Quasi al limite della follia: per quanto la vita possa essere stata dolorosa, penso: “ho appena vissuto la scena per il prossimo romanzo”. Anzi, mi capita di giudicare ciò che mi accade con i canoni della scrittura: che dialogo!, che entrata di scena!, il finale di questa storia è davvero ben costruito. CONTINUA A LEGGERE
Il futuro delle parole.
Quando vedo opere “usabili” come BLA BLA, un film interattivo per computer, toccante e inclusivo (e che vi consiglio), capisco che il futuro delle parole non è scontato.
Un giorno quando i tablets saranno almeno uno a persona, quando faremo tutto con la tavoletta elettronica, saremo accompagnati da suoni, parole, immagini 24 ore su 24. Per molti è già così. Impulsi forti e continui che alleneranno il nostro cervello al punto che tutto sarà più veloce, più luminoso, più convulsivo. CONTINUA A LEGGERE
Rimane inchiostro su pagina.
Non sono nemmeno le nove del mattino e ho riempito pagine e pagine del mio taccuino. È un taccuino nuovo. E quando inizio un taccuino nuovo succede sempre qualcosa.
Questo taccuino inizia con le parole di un regista turco incontrato in un bar di Berlino, il Roses Bar, che ospita sempre teatri dell’assurdo a una certa ora.
Pareti decorate con pellicce rosse e colori forti.
Hüseyin, il regista turco, che ha partecipato alla Berlinale, dice, mi si avvicina. CONTINUA A LEGGERE
Sento ergo scrivo.
… Che poi questo blog era destinato a quello che io sentivo, di cuore, di stomaco e di cervello.
Quasi mi stavo preoccupando: twitter, blog, libri, mi sembrava che ci fosse una patina attorno alla mia pelle, spessa e impermeabile. Mi preoccupavo perché io voglio essere autore e l’autore deve sentire il mondo e vibrare con le persone.
Ecco, sono giorni che il mio panico interiore mi sta rassicurando. CONTINUA A LEGGERE
La terza cultura e i nuovi umanisti: dal bipensiero al terzo pensiero.
Le scoperte in fisica, in genetica, in neurobiologia, in ingegneria, in chimica stanno cambiando le ipotesi fondamentali su chi o cosa siamo, su cosa significa essere umani. Le arti e le scienze si stanno unendo di nuovo in un’unica cultura, la terza cultura. Coloro che si impegnano in questa direzione, scienziati, umanisti con studi scientifici, scrittori, sono tutti al centro di questo processo intellettuale.
Questi sono i nuovi umanisti. CONTINUA A LEGGERE
Che cos’è un eBook?
Nonostante la e-patia che mi ha preso negli ultimi tempi (ipotwitto e ipobloggo), ho continuato a “studiare e sperimentare” come dice eFFe in un bell’articolo sul self-publishing.
“Noi non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo davvero cosa accadrà all’editoria italiana nei prossimi mesi e anni”. Ed è vero: credo che i tempi siano difficili da prevedere, e credo sia difficile prevedere quali specie della flora e della fauna editoriale sopravviveranno, quali evolveranno e quali, invevitabilmente, si estingueranno. CONTINUA A LEGGERE
Ho bisogno di un’altra cura per la mia Weltschmerz.
Mi chiedono spesso come mai un poco più che trentenne sceglie di scrivere un romanzo ambientato in una guerra, e in particolare in una della guerre della ex Jugoslavia.
Perché non un romanzo più leggero, un thriller magari o addirittura un romanzo d’amore?
A questa domanda io ho sempre risposto con un’altra. Ho cominciato a scrivere Zagreb a fine anni ’90, e all’epoca, abbiamo sentito della guerra lampo in Slovenia, della guerra in Croazia, della guerra in Bosnia, della guerra in Kosovo, per rimanere in Europa. CONTINUA A LEGGERE
Caro autore, lei deve fare di più!
Tra tutte le regole dello scrivere che ogni tanto vengono tirate fuori, l’unica che mi pare abbia davvero una valenza, è scrivi!
Proprio così: scrivi! con il punto esclamativo.
A proposito cito l’articolo di Francesca Giannone, Consigli ai giovani scrittori, che si conclude proprio così: “In fin dei conti il solo modo per imparare a scrivere un romanzo, è scrivere”.
Che è un’idea che condivido e che ho espresso diverse volte anche qui: scrivere e, una volta scritto, continuare a scrivere. CONTINUA A LEGGERE
Vonnegut, le forme delle storie e Zagreb.
Sarà che ho appena finito di leggere Slaughterhouse-Five (in arrivo una non-recensione), sarà che io con grafici e curve ci lavoro, sarà che Zagreb è sempre nella mia testa, ma quando ho letto questo articolo dal titolo La forma delle storie per Kurt Vonnegut, mi sono sentito di scrivere quello che sto per scrivere.
Secondo Kurt Vonnegut le storie hanno una forma che può essere disegnata su un piano cartesiano. CONTINUA A LEGGERE
Shameless Sea, aimlessly so blue.
“Nein, nein, nein!”
Binario vuoto, silenzio di ferraglie, luce pallida. Sembra che ci siamo solo lei e io.
Lei sbatte i piedi a terra, incurva la schiena e continua a gridare: “Nein! Nein! Nein!”.
Io immobile, pietrificato.
Ricordo un ragazzino, le era seduto vicino. Parlottavano. Improvvisamente è scappato via nel treno che arrivava sul binario opposto. Scomparso. Pensavo che giocassero, e invece: “Nein! Nein! Nein!”. CONTINUA A LEGGERE
Di nulla e di tutto.
Ogni tanto capita. Dovrei lavorare e invece scrivo.
Dovrei perdermi tra ponti a idrogeno, anelli aromatici e strutture elettroniche, e invece vago tra le nuvole, nel blu pallido di Berlino.
A cosa pensa non lo so. So solo che chiudo gli occhi e mi abbandono alla musica e che devo scrivere quando li riapro.
Scrivo di nulla, e per questo, di tutto. CONTINUA A LEGGERE
Another earth in multiple universes.
Uscito dal Rollberg Kino, nel freddo di Hermannstraße, ascoltavo mad world e osservavo le emozioni riposarsi come foglie dopo un forte vento.
Ma non volevo scriverne.
Non volevo scrivere di Another Earth, della sua storia drammatica incastonata dentro a una trama fantascientifica, degli occhi di Rhoda e le rughe di John; non volevo scrivere della bellezza delle immagini della seconda terra, specchio della prima, che, insieme alla luna, tramonta e fa tutto rosso. CONTINUA A LEGGERE
I non-refusi di Zagreb.
Da quando Zagreb è uscito, da maggio, io non l’ho mai più riletto. Forse non lo rileggerò mai più, forse lo farò fra qualche anno.
Avevo il terrore che ci fosse un refuso da qualche parte, un errore, un’imprecisione. Poi sono cominciate le letture e le presentazioni e Zagreb io ho dovuto leggerlo. Alcuni brani, quasi sempre gli stessi.
Ed eccolo lì il presunto refuso. Un accento, niente di che. CONTINUA A LEGGERE
Impressioni in treno: il Pisa Book Festival.
Ieri si è conclusa la fiera dell’editoria indipendente di Pisa. È una bambina: giovane, inesperta, deve ancora crescere, non c’è dubbio. Eppure il Pisa Book Festival mi è piaciuto: ha un’atmosfera familiare, raccolta, che favorisce gli incontri.
Ho incontrato il libraio più bravo di Italia; l’ “amante di”, che gira con la valigia riempita di libri; l’esperto che dice “qui sono tutti dei babbioni”; il ragazzo di colore che all’entrata ti chiede “sei appassionato di libri? CONTINUA A LEGGERE
Scrittori, beware!
Ieri sera, sbirciando tra blog e siti, ho pescato un articolo di un agente letterario che credo sia molto interessante.
L’agente racconta di aver ricevuto un’email da un autrice con un’offerta di rappresentanza. L’autrice sostiene di aver un contratto con un editore che pubblica il suo romanzo senza contributo, ma che per poche migliaia di euro potrebbe offrire ulteriori servizi (in pratica un book publicist).
L’agente risponde all’autrice che non dovrebbe pagare nessuna cifra per nessun servizio extra, né tantomeno per essere pubblicata. CONTINUA A LEGGERE
Berlin im Regen.
Che se arrivate a Berlino e piove, prima di tutto mettete su Neil Young.
Poi pensate, poi respirate.
Acchiappate al volo l’autobus 171, quello che da Schönefeld, passando per i vicoletti di Neukölln, vi porta a casa.
Salite i vostri cinque piani, posate le valigie e lasciate che la cappa grigia di Berlino vi travolga. C’è del liquore da qualche parte. E dei sigari. Piccoli, ma saporiti. CONTINUA A LEGGERE
Country Berlin.
Improvvise come un temporale.
L’autobus arriverà ad Alexanderplatz, ma prima deve passare attraverso periferie anonime e quartieri maltrattati. Ma poi ci arriva. E la torre della televisione, la Fernsehturm, con quella sua croce estiva, è là come sempre. La seguo con gli occhi, mentre scompare e riappare, tra palazzi bianchi a venti piani.
Ha gli occhi verdi, mi sorride, io parlo italiano dice, ah e dove lo hai imparato rispondo, e le solite cose così; e John Fogerty nelle orecchie, con quella voce, con quella chitarra, con quei quadri sulla camicia rossa; e Berlino, fresca, solo un po’ meno splendida senza quelle due mani di fata, e un po’ più malinconica, con quei due occhi marroni in giro. CONTINUA A LEGGERE
Libri di lato, ovvero: Poesia Dorsale.
C’è chi li usa per fermare le finestre, chi per sedercisi sopra, chi per riempire gli scaffali vuoti di una libreria.
Già: i libri.
Ma se li disponi di lato, il dorso all’infuori, li appoggi delicatamente l’uno sull’altro, se lo fai nella maniera giusta, ne può venire fuori anche una poesia.
Una poesia dorsale.
Segnalatomi dalle fantastiche editor di Aìsara, Poesia Dorsale è un sito che spiega che cos’è, come si fa, e che raccoglie gallerie di libri sistemati a dovere, ché diventino poesia. CONTINUA A LEGGERE
Cose che si imparano dagli scrittori. (O forse no)
Leggo un articolo su Guide to Literary Agents dal titolo accattivante: “9 cose che ho imparato da altri scrittori“.
Alcuni suggerimenti sono un po’ banali, altri, invece, sono interessanti, o, almeno, divertenti…
Scrivere ogni giorno. Lo dicono in tanti. Scrivere ogni giorno, non importa cosa, non importa dove, non importa quanto bene. Scrivere. Scrivere regolarmente, come Rudyard Kipling: “Scrivo dalle otto a mezzogiorno, poi vado a fare una passeggiata, mangio una frittata, torno a lavoro dall’una alle quattro, mi rilasso con un bagno nel latte e miele, mi faccio preparare un Martini e, fino alle dieci, ascolto musica da camera fumando la mia pipa.” L’autore dell’articolo a questo risponde così: “Ma solo l’unico scrittore sulla terra ad avere una vita impegnata?”
Il cestino è il miglior amico dello scrittore. CONTINUA A LEGGERE
Dissolvenze.
Sole, caldo appena accennato, telecamere accese.
“Se io e il Generale siamo colpevoli, allora metteteci di fronte a un plotone di esecuzione”, dice un Uomo con sguardo sicuro.
“Il Generale mi ha violentata. Ha violentato me e migliaia di altre…” grida una Donna.
… CONTINUA A LEGGERE
Il gatto di Schroedinger e la letteratura.
“I don’t write because there’s an audience. I write because there is literature“, scriveva Susan Sontag. Ovvero: “Non scrivo perche’ c’è un pubblico. Scrivo perché c’è letteratura.”
… Beh, io mi permetto di non essere d’accordo.
Un’opera d’arte trova il suo scopo finale solo quando la osservano due occhi esterni. Come una luce che brilla, questi occhi la illuminano.
Finché non c’è l’osservatore, un po’ come per il povero gatto di Schrödinger, l’opera potrebbe essere un capolavoro o una cagata d’autore. CONTINUA A LEGGERE
Monotòno.
Sono una funzione monotòna. Mi rendo conto. E lo sarò per tutto il mese di aprile probabilmente. Anche dopo, forse.
Lo so. Lo sento. E si vede.
È che, capitemi, sta succedendo qualcosa di incredibile: la mia vita sta girando attorno a un perno. Perdonatemi quindi, e perdonami, se sono una funzione monotòna.
Il buono è che questo blog sarà, come sempre è stato, ciò che io sono. CONTINUA A LEGGERE
Prima di firmare, leggi qui.
… Hai scritto un romanzo, una raccolta di racconti, un libretto di poesie, insomma, hai creato un’opera e proprio non vuoi che prenda polvere nel cassetto. Vuoi che si pubblichi, lo vuoi a tutti i costi e ti rivolgi a una lunga serie di editori. Alcuni di questi ti rispondono che devi comprare delle copie, più di 200, è proprio troppo, o che devi anticipare alcune migliaia di euro perché l’editore sta rischiando per te, ma anche questi, caspita, sono proprio troppi per uno scrittore squattrinato. CONTINUA A LEGGERE
La Puzza.
Debole come il respiro, insinuante come la lama, intensa come il gelo: scivola, sposta, sale e scivola, sale e sposta, fino al mio naso.
Uno ha una bottiglia di birra alla bocca, l’Altro rulla una canna, l’Ultimo guarda perso a terra.
Uno, l’Altro, l’Ultimo: sono uomini e puzzano.
Una signor puzza, non c’è che dire. Rispettabile, amabile. Puzza che porta Uno, l’Altro e l’Ultimo agli onori della cronaca, all’attenzione della popolazione, alla ribalta nel cuore di una donna. CONTINUA A LEGGERE
Freddo di periferia.
Sorpreso da me stesso, ieri sera finisco al cinema. Quello al Sony Center. Scelgo il primo film che proiettano: è Hereafter. Avevo bisogno del cinema, avevo bisogno di un storia, di sorrisi perfetti, di abbracci perfetti, di lacrime perfette. Le luci si spengono: è il film di Clint Eastwood. Mi arrotola e srotola dentro, mi emoziona, esco, è notte, e c’è Berlino. Il freddo. Cammino. Il vento mi entra nelle ossa, mi tiro su la sciarpa, metto le mani in tasca e vado. CONTINUA A LEGGERE
E ancor si muove.
Sono tranquillo.
Lo sono, perché so che questa oscillazione continua e frenetica cesserà, l’energia si dovrà dissipare e l’attrito avrà vinto.
Il moto perpetuo non esiste. CONTINUA A LEGGERE
Ad acquerello.
Domenica mi sono perso.
Non so come sia successo: vedevo la strada alle spalle, l’incrocio davanti, le diramazioni, i segnali… tutto chiaro, tutto sottocontrollo.
Poi ha cominciato a piovere.
È venuto tutto giù, come i colori mai asciutti di una tela espressionista.
Tutto giù.
E intanto pioveva, e pioveva. CONTINUA A LEGGERE