Sono ormai dei giorni che in testa mi frullano le Città Invisibili, quella mappa urbanistica e incantevole di Italo Calvino. Voglio dire, da qualche tempo, quel libricino è sul mio comodino: una visita prima di addormentarmi la pago sempre. Ieri notte le ho sognate le Città Invisibili di Italo Calvino e ho sognato i suoi abitanti. Gli abitanti di una Città chiamata Berlino.

Torri, Alberi e Fiumi: gli abitanti invisibili

E’ che in Città è arrivato l’autunno, deve essere questo. E’ successo da un giorno all’altro: i Tigli hanno perso le foglie, la Sprea si è ingrossata, la Torre della Televisione ha acquisito un grigio più consono. Deve essere la Città ad agire su di me: a chi vive qui capita di perdersi e ritrovarsi, perdersi e ritrovarsi, due passi alternati, due passi che non possono fare a meno l’uno dell’altro.

Gli abitanti della Città li immagino a danzare con me al ritmo di un tango lento e malinconico, un movimento che accoglie l’arrivo di un’altra stagione. Un passo avanti, un passo indietro, ritrovarsi e perdersi.

Gli abitanti della Città sono Torri. Il viaggiatore le scorge tra gli alberi, a pochi metri dai fiumi, elevate, a sfiorare il cielo. Sono Torri di mattoni grandi come case, di porte nemmeno l’ombra però, né di finestre. Giacciono a una distanza precisa l’una dall’altra: l’ombra di una Torre, alla sua lunghezza massima, quando il sole compie l’arco più ampio, segna il punto in cui un’altra Torre dovrà essere costruita.

Gli abitanti della Città sono Fiumi. Quando una roccia precipita da una scogliera, i Fiumi si aprono e la lasciano cadere nel fondo, ad adagiarsi lungo il letto. Si richiudono i Fiumi, riprendendo il loro corso. Succede lo stesso con un tronco d’albero seccato o una carcassa d’animale. Quando il viaggiatore beve dal fiume, pensa che i Fiumi non hanno libertà di scegliere il loro percorso. Ed è vero, i Fiumi non possono scegliere, ma sanno con sicurezza che un giorno troveranno il mare, con il bene e il male che scorrendo hanno raccolto.

Gli abitanti della Città sono Alberi. Tronchi fieri, rami lunghi, radici solide. Piantati da sempre, si sfiorano, come in una foresta. Al viaggiatore appaiano fermi, eppure, a ogni suo respiro, gli Alberi assorbono la vita che cade attorno e la rivivono sul proprio tronco. Il viaggiatore, a guardar bene, vede cicatrici tra i segni di vita del tronco, foglie cadenti insieme alle verdi, radici morte sulle quali nascono radici nuove.

Lascia correre, dice la voce

Ecco, forse qui a Berlino ci stiamo perdendo: nei Café ho sentito gli Alberi, i Fiumi e le Torri parlare di futuro, di universo e di vita.

Gli Alberi dicono che la vita ti passa vicino a ogni istante; assorbila e cerca di rimanere piantato. Le Torri dicono di mostrare sempre il mattone più duro; nascondi porte e finestre e vivrai sereno. I Fiumi dicono di rimanere fluidi, di accogliere e di ripulire; prima o poi arriverai al mare.

I Fiumi, gli Alberi, le Torri, ogni abitante invisibile ha la sua ragione. A loro non ho nulla da dire se non ripetere le parole che da giorni una voce di donna continua a sussurrarmi: Let go, let go! Lascia correre: rimuovi gli artigli dalle piccolezze, ritirati dalla guerra con la vita, abbandonati agli eventi.

Lascia correre, continua la voce, ché l’universo sa cosa sta facendo.

3 Comments

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  1. Che invidia!!! Che fortunello te che vivi a Berlino *__*
    Ah, non m’è più arrivata la niusletter 🙂

  2. eh… sì. 🙂
    (la newsletter arriva due volte al mese. Mercoledì…)

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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