Oh gli artisti!, sospiro. Sono irresistibili, nel loro soffio creativo, inaffidabili, geni impulsivi. Ah gli attori!, sospiro. Affascinanti, perduti nei loro ruoli al punto da non riuscire a ritrovare la strada della realtà. E poi, musicisti, registi, pittori… Per non parlare degli scrittori: sfiniti dalle parole, consumati dai sigari, imbevuti di alcol fino ai calzini. Insomma, diciamoci la verità: sono tutti dei matti. E ora lo conferma anche la scienza.

Dimostrato il legame tra creatività e pazzia

Con lo scopo di stabilire un legame tra creatività e malattie mentali, un recente studio scientifico ha monitorato (anonimamente) una buona parte della popolazione svedese per decenni. Circa 1.2 milioni di pazienti, parenti fino al secondo grado e altrettanti individui “controllo” sono stati seguiti da vicino.

Il risultato della ricerca conferma precedenti ipotesi sul legame tra alcuni tipi di malattia mentale e creatività: le professioni creative sono più comuni nelle famiglie dei pazienti affetti da bipolarismo, schizofrenia e autismo.

Lo studio inoltre indica che il bipolarismo è molto più frequente tra gli scienziati, autori e fotografi. Un risultato sorprendente è quello relativo agli autori: la probabilità di suicidio per un autore è di quasi il 50% superiore rispetto a quella di un individuo qualunque.

Sei uno scrittore? Copia dai grandi

Abbiamo quindi stabilito che se sei uno scrittore è molto più probabile che dovrai, prima o poi, confrontarti con questa pratica, per alcuni nobile, per altri peccaminosa. Lasciamo ogni giudizio ai posteri, e rimaniamo ai numeri: quel 50% è sopra di te, come una mezza spada di Damocle.

Sei uno scrittore, quindi creativo, visionario addirittura, insomma, dovresti essere in grado di inventarti un modo epico per dipartire. Ma gli scrittori, si sa, hanno già un sacco di cose da fare: giocare con i social network, scrivere blog posts che nessuno legge, fumare un sigaro, andare appresso alla gonnella, scrivere migliaia e migliaia di parole. Come possiamo aspettarci, lo dice anche L’Ideota, che gli scrittori abbiano pure delle buone idee?

Copiamo dai grandi.

Non prenderei spunto da Jack London che, nonostante la sua grandiosità rivoluzionaria, e nonostante il suo bipolarismo, se ne è andato con una voluta-non-voluta overdose. Vonnegut molto meglio, almeno ci ha provato. Fumando. Già, l’autore di Slaughterhouse-Five sosteneva che fumare è a classy way to commit suicide, una maniera elegante di suicidarsi. Ma alla fine è morto cadendo dalle scale.

In questa lista, non poteva di certo mancare il nostro amato-odiato gonzo journalist, Hunter S. Thompson, che ha chiuso la sua carriera incasinata (un aggettivo come messy in italiano non ce l’abbiamo vero?) sparandosi alla testa. Non sappiamo se fosse matto… ma sì, hai ragione, certo che lo sappiamo.

Qualcosa di più eccentrico? Ci sarebbe l’anidride carbonica del forno di Sylvia Plath, il River Ouse di Virginia Woolf,  il seppuku di Yukio Mishima, il Washington Avenue Bridge di John Berryman. Insomma, se sei uno scrittore, non hai scuse: la lista degli autori suicidi a cui ispirarsi è lunghissima.

Prima però di cedere al tuo destino e crogiolarti nel compiacimento dell’eternità, ti resta una cosa importante da fare: scrivere. Scrivere tanto, scervellarti con le pieghe inaspettate della trame, litigare per giorni interi con i tuoi personaggi, regalarci un’ottima storia ed entrare nel circolo sublime degli scrittori senza tempo.

Poi, caro scrittore, fai pure, il 50% è tutto per te.

 

4 Comments

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  1. Ma vivere a me (mi) piace!

  2. La critica

    E’ pertinente solo con la prima parte del tuo post. Cmq, che ne pensi? http://www.presseurop.eu/it/content/article/134191-berlino-boheme-low-cost

  3. Una piccola correzione: la morte della Plath non fu dovuta all’anidride carbonica, ma al monossido di carbonio di cui era ricco il “coal gas” che scorreva nelle cucine britanniche fino agli anni Sessanta.
    http://catalogo-degli-scrittori-suicidi.blogspot.it/2014/12/sylvia-plath-1932-1963.html

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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