Ma Chi Te Lo Fa Fare ad Avere un Blog?

- ovvero: l'unica ragione per cui vale veramente la pena bloggare

Succede ogni mattina, quando bevo il caffè. Mi metto lì, apro il mio RSS reader, centinaia di articoli da leggere, lunghi, brevi, eccezionali, noiosissimi, tutti uguali e tutti diversi. Sento una specie di ansia che, per fortuna, ha una soluzione semplice. Ma non indolore: il bottone “Mark all as read”. Il reader mi chiede: sicuro? Si si, rispondo io ad alta voce, certo che sono sicuro, chi-se-li-legge-tutti-sti-blog?! Che soddisfazione, che sollievo! Ma dura poco, perché poi arriva il senso di colpa, mi sarò perso qualcosa? Lì, in mezzo a quei blog, sicuramente c’era qualcosa di interessante. Poi si insinua un altro pensiero, un tarlo insistente, minuscolo, eppure capace di sfiancare il mio entusiasmo, un tarlo che sussurra senza pietà:

Ma che senso ha avere un blog?

Sei uno scrittore? Devi avere un blog perché ti devono leggere, ti devi far vedere, perché devi fare network. Sei una casa editrice? Devi assolutamente avere un blog, sennò come lo raggiungi il lettore; tu, casa editrice, il lettore devi conquistarlo! Sei un bipede qualunque? Beh, devi aggiornare quotidianamente il tuo “facebook-status-extended” blog, per raccontarci a che ora ti svegli, tu che sei sensibile, o tu, essere speciale.

Voglio dire: sono tutte buone ragioni per aprire un blog (leggi qui, qui e qui, per esempio). Eppure, dopo qualche anno di blogging, mi sono convinto che c’è solo una ragione per cui vale veramente investire energia e ore di impegno. La ragione è: possiamo imparare tanto con i nostri blog.

Come imparare con il tuo blog

. Studio e ricerca: l’idea con cui ho avviato Scrittore Computazionale è quella di scrivere un post alla settimana, articoli più rari, ma, in qualche modo più pesanti, perché basati su ricerca, lettura e studio (ok ok, non proprio tutti tutti, ma molti, per esempio, questo e questo, sì!). Fondamentali per scrivere un post che possa veramente dire qualcosa, ricerca e studio sono utili anche per la tua crescita personale.

. Guest-post: gli esperti di blogging ti diranno che ospitare nel tuo blog un articolo di un altro blogger (è un metodo che sto utilizzando molto) fa bene a entrambi. A parte il vantaggio di traffico, di visibilità e, in alcuni casi, di credibilità (se ospiti nel tuo blog una blogstar vuol dire che sei uno cool), sicuramente vedrai qualcosa di nuovo sul tuo blog, magari un argomento che tu non avresti mai trattato, o uno stile di scrittura innovativo.

. Interviste: come per i guest-post, anche le interviste fanno bene al tuo blog, leggi qui e qui, per esempio. Oltre al numero di visitatori unici, ne benefici anche tu. Con le interviste (ho appena lanciato una nuova serie Gente di Berlino) mi sto divertendo come un bambino al luna park: vuoi sapere come si usa Pinterest? Proponi un’intervista a Einaudi Editore, qui; vuoi saperne di più di Twitter e Letteratura? Chiedi a IdeeXScrittori e al suo Jack, qui; ti incuriosisce la scena artistica di Berlino? Intervista Ruben Vidal (prossimamente su Scrittore Computazionale). Con le interviste ti divertirai, stimolerai idee per nuovi post (a me è capitato con questo) e, grazie agli intervistati, scoprirai cose che non conoscevi.

. Interazione con altri blog: ti dicono che una delle maniere per aumentare il traffico verso il tuo blog è commentare altri blog. Io la penserei in altri termini. Commentare altri blog significa leggere altri blog e quindi tenersi aggiornati e informati, stimolare una discussione su un argomento, e, magari, cambiare idea. Interagendo con altri blog, potrai creare contatti e opportunità e magari farti nuovi amici-bloggers.

Sì, sì: tante parole, ma alla fine…

Un paio di giorni fa, ero con un amico al Freies Neukölln, un bar qui a Berlino che frequento spesso. Mentre un duo chitarra e voce si esibisce in un pezzo anni venti, il mio amico mi chiede: “Mi spieghi chi te lo fa fare ad avere un blog?”. Gli rispondo elencandogli più o meno i punti che hai letto in questo post, ma il mio amico rimane scettico e mi chiede ancora: “Perché hai un blog?”. Continuo nella dimostrazione dell’importanza dei blog, finché, al suo tezo hmmm, non mi arrendo e caccio l’asso nella manica: “Perché a me scrivere su un blog mi piace un sacco!”. Proprio così gli ho detto. E lui ha capito.

Ti sei mai chiesto che senso abbia scrivere in un blog? Perché hai cominciato? Se ti va, lascia la tua opinione nei commenti.

 

21 Comments

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  1. Io l’ho aperto per mettere ordine nelle cose che scrivo. Diciamo che è stata un’esigenza personale, non tanto perchè penso che qualcuno mi legga, anche se lo spero. Insomma, è un po’ come avere un HD virtuale dove trovano collocazione le recensioni, i brevissimi racconti, qualche riflessione che scrivo e che prima erano sparsi in vari siti e tra chiavi usb, cd, HD esterni e pc vari di casa. Mi diverte e mi appaga. Senza nessuna velleità particolare, se non quella di smettere di perdere ciò che scrivo (spesso non ricordo più che fine abbiano fatto molte cose carine che sono state anche apprezzate).

    • Grazie Elena.

      Beh, credo che la passione sia un buon motore per scrivere in un blog. Alla lunga, forse, potrebbe non bastare. Almeno per me è stato così. Avevo bisogno di uno scopo, di una ragione “superiore”.

      Studiare, imparare, crescere mantengono accesa la mia passione.

  2. Studio e ricerca, interazione: condivido! e soprattutto l’ultima (in)confessabile verità. Mentre scrivevo il libro su Berlino ho aperto il blog per avere più libertà, fuori dalle regole della casa editrice. Chiuso il libro, avevo bisogno di spazio, ancora, possibilmente inesauribile…

  3. D’accordissimo con te su come interviste, guest post, commenti etc aiutino l’autore del blog, ma lo aiutano proprio in quanto tale, cioè ai fini di coltivare il blog stesso. Non c’è dubbio che alla fine il tuo amico abbia insistito nel chiederti perchè tieni un blog! E la risposta non può essere che perchè ti piace, ti piace la dimensione di condivisione che il blog ti offre, ti stimola, ti obbliga a ordinare e riflettere su idee e concetti che ti interessano.

    Da poco più di un anno mio marito (da meno di un anno 😉 ) ed io coltiviamo insieme un blog culinario. Cuciniamo (un po’ io e un po’ lui), lui fotografa, scriviamo (forse più io). E’ un progetto di coppia, un ulteriore elemento di unione, che ci stimola ad imparare cose nuove (di cucina, fotografia, web2.0 etc ) e ci impegna parecchio, pur non essendo un blog con traffico elevato! Costa fatica, come sempre quando si impara qualcosa, ma la soddisfazione di vedere e monitorare i propri progressi è impareggiabile. Pubblicare sul web ti stimola, ti mette un po’ di pressione per migliorare e per non mollare.
    ‘mazza che papiro che ho scritto…

  4. Io ho un blog dal 2003. Iniziai perché avevo molto tempo libero. L’università mi aveva gentilmente dismesso e da precaria diventai disoccupata. Poi ho continuato anche quando il lavoro l’ho ritrovato, e ora – che ho di nuovo tanto tempo libero – scrivo molto poco perché… non lo so perché. Comunque faccio parte della categoria dei bipedi qualunque, non voglio fare la scrittrice e credo sia uno dei miei pregi. Scrivo cose insulse e spero di riuscire a far sorridere i miei 25 lettori, ogni tanto.

  5. Nel 2004 aprii il mio primo blog. Non ne parlai con nessuno per anni. Ma fu fondamentale per “liberarmi”, abituarmi a scrivere e avere il coraggio di rileggermi su un supporto diverso da un diario.

    Ora il blog è l’unico posto dove sono certa di poter pubblicare senza limiti editoriali: analisi che nessun giornale pubblicherebbe mai. Pensieri che sono troppo brevi per stare in un libro, o che magari un giorno riprenderò in un libro.

    Per un periodo mi sono esaltata ogni volta che pubblicavo un articolo su un giornale, vedendo il mio nome, sentendomi “riconosciuta”. Ora mi esalto quando scrivo un post che sento mio, frutto di studio, pensieri – ordinati e disordinati- e vedo che altri lo prendono, lo usano, lo criticano, lo condividono.

    Il blog è il mio modo di socializzare. Una bella differenza per un percorso iniziato di soppiatto.

    • Anche io cominciai anonimo, erano i tempi di splinder. Mi pareva sempre incredibile che qualcuno leggesse le cose che scrivevo, perché erano personali, private.

      Poi passai a Destinazione Cuore Stomaco e Cervello e uscii dall’anonimato. Ma anche quel blog era troppo personale, mio. Infine, ho deciso di cambiare ancora e aprire Scrittore Computazionale, dove riverso i miei “studi”.

      Non è una regola generale, ma l’idea di scrivere articoli basandomi sullo studio e la ricerca, mantiene la scintilla che mi “obbliga” a scrivere in un blog.

      E, come te, sono soddisfatto quando sento un articolo mio, senza limiti editoriali se non quelli che mi impongo io stesso.

      Una bella evoluzione.

  6. Ho un blog da molto tempo, che utilizzo soprattutto per condividere cose piuttosto tecniche, almeno secondo me. Una specie di blocco degli appunti, condiviso. Oltre alle condivisibili motivazioni esposte qui sopra, aggiungerei una strana curiosità riguardo le statistiche: mi diverte molto scoprire cosa viene letto di più… ed è sempre una sorpresa.

  7. oh, da strane considerazioni sui mondi virtuali a riflessioni sul vero senso del markup. E mi piace molto l’accessibilità. http://www.biroblu.info

    Il post più letto in assoluto è Creare moduli PDF accessibili e compilabili offline… non pensavo fosse così trendy.

    Però il mio non è un blog molto trafficato, ha circa 60 lettori al giorno. Comunque quel post ha avuto più di mille letture.

  8. “Ma chi te lo fa fare ad avere un blog?”
    Non potevo perdermi questo post, perche’ la stessa domanda me la pongo anch’io.

    Il mio primo post,circa un anno fa era intitolato “avevamo davvero bisogno di un altro blog?”
    poi mi sono detta, “finche’ ho qualcosa da dire, lo tengo, quando non ho piu’ niente da dire, lo chiudo.”

    Cio’ non toglie che mi chieda anche: “il fatto che abbia qualcosa da dire, significa necessariamente che c’e’ qualcuno disposto a stare a sentire?”

  9. In estremo ritardo, ma come promesso rispondo anche io :)) (della serie arrivo tardi ma arrivo sempre)

    Il blog lo aprii sei mesi prima di cominciare a scrivere. Sapevo il nome, avevo scritto il primo post ma non avevo ben presente come organizzarlo. Non era il primo blog che tenevo occupavo precedentemente uno spazio su Splinder dove avevo fatto amicizia con qualche collega di server e scrivevamo cose un po’ folli e loro sicuramente erano più impegnate di me che pubblicavo una volta ogni morte di papa.

    Poi un giorno ho scoperto una mia recensione copiata e leggermente modificata per non farla sembrare mia (ma veramente fatta male) su un post di una persona che mi leggeva su anobii e stufa di dover inviare le recensioni agli amici con le mail e i piccioni perché non si volevano iscrivere su questo social mi sono decisa e ho cominciato a postarle anche sul blog.

    Mi sono scritta delle regole, che cerco sempre di rispettare. Come cercare di non pubblicare tutti i giorni, ma in giorni fissi, le rubriche devono avere le mission chiare e non pubblicarci di tutto e via dicendo. Ogni mese mi ritrovo un grosso calendario con alcune caselle rosse e il gioco lo vinco quando diventano tutte verdi perché vuol dire che ho fatto il mio dovere.

    In sostanza perché ho un blog? Perché ci metto tutto quello che in giro non trovo e mappo le mie letture, anche le più strane.

    Che cosa ho imparato? Un sacco di cose, alcune le scopro solo quando cerco di spiegare agli altri perché e come iniziare e a volte, come è avvenuto ultimamente ho scoperto alla gente piace sapere quel che fai e quel che leggi tanto che il Diario che mappa il mio mese di letture è la rubrica su cui non avrei mai scommesso e che invece ha avuto gran fortuna.

    Però in fondo mi consola sapere che lo stato d’ansia all’apertura dei feed altrui non viene solo a me…:)
    Sempre un vero piacere leggerti!
    Simona

    • Ah, i tempi di Splinder!

      Ho iniziato anche io lì, un blog anonimo, con sfondo ero e pagine strappate in bianco. In alto, l’immagine era quella di una pila di libri in bianco e nero, scattata nella mia casupola temporanea sarda.

      Poi wordpress, il coming out dall’anonimato… e insomma, un po’ di teatro.

      Dopo aver scritto questo posto e aver ricevuto commenti qui e sui social network, mi convinco ancora di più che l’unica forza trainante che si rinnova sempre e che tira la scrittura del mio blog lì è imparare cose nuove…

      E mi pare che siamo d’accordo! 🙂

      saluti berlinesi, simona, e grazie per il commento!

  10. stavo proprio cercando su google la domanda che tu stesso ti sei posto e quindi ho letto con interesse le tue risposte ma l’ultima quella che hai dato al tuo amico al bar è ciò che riassume tutti i motivi !!! fintanto che avrò voglia di scrivere e di coinvolgere i miei lettori coi miei vari giochi , fintanto che a qualcuno importerà cosa ho da dire , fintanto che anche solo una persona so che interessa ciò sche dico, io terrò il blog. Diversamente lo chiuderei, scirvere solo per me stessa non mi interessa….
    anche io arrivo da splinder….ora sono su Blogger ma non è + la stessa cosa….un saluto e NON MOLLARE !!!! ciao!!!

    • Grazie per il commento 🙂

      Sì, penso anche io che sia fondamentale avere passione per mettere su un buon blog e che la ragione ultima per essere un blogger sia proprio la passione di esprimersi ed esserci.

      Lo “scrivere per se stessi” è secondo me una piccola sciocchezza. La scrittura, dal romanzo al blog, ha bisogno di almeno quattro occhi per completarsi…

      Anche tu: non mollare! 🙂

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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