BlueRedGood

Venerdì, sono le 7, mi faccio un caffè e noto con piacere che a Berlino la temperatura è quasi mite: vedo i primi segni di una primavera imminente. Rileggo un articolo su DoppioZero (TweetFlow, si intitola) con l’intenzione di commentarlo. Poi il commento è venuto lungo e articolato e ho pensato: quasi quasi ci faccio un post. Ed eccolo qui.

Pillola rossa o pillola blu?

Da quando ho letto di Uncreative Writing e da quando ne ho scritto, comincio a vedere un flusso di testi attorno, sterminato e incontrollabile, un po’ come Neo che, dopo aver preso la pillola blu (o era rossa?), vede la realtà di Matrix scomporsi in numeri verdi.

Come scrivevo qualche giorno fa, i principi della “nuova” scrittura (nuova, degli ultimi dieci anni e forse più), che Kenneth Goldmisth raccoglie sotto il nome di Uncreative Writing, sono il plagio intenzionale, uso di programmazione/computer e riscrittura.

Parole e immagini, internet e scrittura

Francesca Coluzzi su DoppioZero scrive un articolo dal titolo Tweetflow, in cui racconta come si arriva a degli esempi di scrittura “slegata” e fluente a partire dalla scrittura “tradizionale”. A circa metà dell’articolo arriva la frase cruciale:

Usare Internet come una fonte di parole alla quale attingere.

Ora se ci pensate, solo qualche tempo fa sarebbe stata, questa frase, una follia. Una prosa è sempre stata frutto della mente di un autore (o no?), l’originalità e la proprietà dell’opera due principi fondamentali. Invece, in questi anni di produzione infinita di testi, comincia a sembrare plausibile riciclare ciò che c’è già, riproporlo in un nuovo contesto, perché context is the new content. Questo significa che l’originalità e la proprietà dell’opera diventano due punti secondari. L’opera è di tutti, perché era già di tutti.

Twitter: fonte di non-originalità

Se uno comincia a vederla in questi termini, Internet come fonte di testo, allora Twitter è centrale: fluido, veloce e virtualmente infinito, come appare chiaro dall’immagine dei tweet in termpo reale di TweetPing (grazie eFFe per la diritta!) 

Non a caso di esempi di Twitteratura ce ne sono tanti (qui un bell’articolo di Hassan Bogdan Pautàs), anche a casa nostra. Nell’articolo di DoppioZero, Francesca Coluzzi cita U10 (Udieci): è “una piccola e giovane casa editrice di Milano. Nell’ultimo anno hanno realizzato una serie di progetti editoriali chiamati Tweetbook, degli e-book che collezionano flussi di tweet su argomenti diversi e molto pop”.

Un altro esempio straordinario di riscrittura ai tempi di Internet è quello di #Leucò, la rilettura/riscrittura social dei Dialoghi con Leucò del buon Cesare Pavese. Il Progetto che si concluderà ad aprile, ha già coinvolto un centinaio di riscrittori, con una media di tweet al giorno con hashtag #Leucò di circa 500. Un successo, insomma.

Un gruppo di matti che ho conosciuto da poco, con il retweet facile e pericoloso, sono quelli di LAFCADIO, che hanno messo su una “rivista letteraria impermanente”. Al centro della loro attività c’è il retweet, il copy&paste e la riscrittura. Il loro storify è di fatto un magazine costruito interamente sui #ItweetDegliAltri, prendendo alla lettera il concetto riproposto da Kenneth Goldsmith “il mondo è pieno di testi, più o meno interessanti; non è mia intenzione aggiungerne degli altri”.

E quindi?

Non so se è necessario capire o spiegare. Osserviamo: quello che trovo entusiasmante è che c’è un nuovo modo di pensare la scrittura, che è social e che passa per uso di computer e programmazione e che saccheggia dalla vastità di internet.

Ieri su Twitter con Fabio Brivio si scriveva:

Retwitt

Ecco, davvero lo scrittore sta diventando un programmatore e i migliori programmatori saranno i migliori scrittori? Vedremo. Mettiamola così, se non avessi avuto qualche nozione di programmazione e UNIX, non avrei mai potuto copiare, riscrivere e rappresentare Pavese, Shakespeare e Dante in forma di DNA…

UPDATE: su Tumblr abbiamo aperto una pagina “BIOTEXT”, in cui, nell’ambito dell’UncreativeWriting, riscriviamo i romanzi più importanti di sempre in forma di strutture RNA, dai uno sguardo qui

Cosa ne pensi della riscrittura ai tempi di Internet? Programmazione e scrittura, c’è davvero un legame? Se ti va, condividi la tua opinione nei commenti.

2 Comments

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  1. Francesca Coluzzi

    Arturo, quello che scrivi sono tutte cose che mi interessano e incuriososcono molto. Io in particolare mi chiedo non tanto della scrittura quanto della “forma” del libro, del suo design, e di come queste forme di scrittura vengono “messe in visivo”, ovvero: potrebbe essere un modo per approcciarsi alla nuova letteratura analizzare anche il suo (i suoi) modi di comunicazione visiva?
    Ora leggo anche gli altri articoli del tuo blog!
    Grazie!

    • Beh, anche a me interessa la forma del libro. Che deriva, tra i vari fattori, anche dall’input dell’autore. Troppo spesso chiediamo alle case editrici di innovare e dimentichiamo che, forse, l’innovazione debba arrivare da chi il libro lo scrive.

      A me questa storia dell’innovazione mi ha ossessionato per un po’. E continua. Proprio per questo ho sentito l’esigenza, quando è uscito Zagreb nel 2011, di inventarmi un oggetto che ho chiamato Romanzo Digitale, che è un eBook arricchito di Zagreb con interviste, foto, video e documenti ufficiali del Tribunale Internazionale, con quella stessa idea di base che proponi nel tuo articolo, il libro “aperto”. Qui la pagina dell’eBook: https://www.arturorobertazzi.it/ezagreb/

      Ultimamente, invece, mi sono messo a giocare con bioinformatica e letteratura, e mi sono messo in testa di riproporre autori classici in visualizzazioni 3D di DNA, RNA e proteine… se ti va, dai uno sguardo all’RNA di DANTE: https://www.arturorobertazzi.it/english/2013/02/06/biotext-2-limbos-rna-motif/ ma poi ci sono Shakespeare, Dickinson… e Pavese 🙂

      Insomma, si fa quel che si può! 🙂 Buona lettura,

      Arturo

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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