È che sono settimane ormai che guardo la serie Fringe, un telefilm americano ambientato a Boston che racconta un mondo in guerra con altri universi. Come spesso mi capita, e non solo con le serie televisive, mi ritrovo infilato in un pericoloso loop spaziotemporale. Sarà per questo che, alle prese con la stesura del mio secondo romanzo, ho cominciato a pensare alla trama come a un multi-universo quantico. E a come venirne fuori quando ci rimango intrappolato.

Costruzione della trama: un salto in un’altra dimensione

Nelle ultime settimane di scrittura del mio secondo romanzo (BerlinXxX, il titolo provvisorio), mi sono ritrovato nel punto dove coloro che scrivono prima o poi si ritrovano. Il momento in cui ti dici: forza, devi continuare.

È come attraversare un portale verso un’altra dimensione: quando hai i piedi in questo universo, ti lanci e il salto verso l’altra dimensione sembra fattibile. Non importa quanto tempo duri il salto o quanto siano profonde le dimensioni che attraversi, arriva sempre il momento in cui capisci che hai sopravvalutato le tue capacità e che il salto è quantisticamente improbabile. Quando te ne accorgi è già tardi: la realtà che hai lasciato è troppo lontana perché tu possa tornare indietro e la realtà d’arrivo non è ancora in vista. C’è solo una cosa da fare: andare avanti, muoverti in quello spazio sconosciuto a piccoli passi e sperare che presto arrivi un appiglio a cui aggrapparti per qualche minuto.

La trama, un multi-universo quantico

Quando qualche mese fa ho cominciato con BerlinXxX, quando ho fatto il primo salto, sono partito con un’idea iniziale (è da anni ormai che ci penso), con un modo per svilupparla e con un finale indicativo. Con me anche una manciata di personaggi, alcuni ben pensati, altri solo immagini sfocate. Dopo alcuni mesi di scrittura, mi ritrovo con una storia molto più complessa di quella che avevo immaginato, con personaggi secondari che hanno preso il sopravvento e almeno tre o forse quattro possibili finali.

È un momento entusiasmante e terrificante: è il momento in cui un romanzo vive su diversi piani, come universi paralleli quantici in cui i personaggi sono vivi e morti al tempo stesso, in cui un particolare nodo della storia è avvenuto già, ma non è ancora stato scritto, in cui un finale coesiste insieme ad altri, altrettanto probabili.

Le 3 regole per venirne fuori

Questo momento quantico è il momento più delicato, in cui ogni parola scritta, ogni piccolo avanzamento della trama, ogni dialogo può diventare una vittoria storica, di cui solo una persona avrà memoria, lo scrittore, e per un tempo brevissimo, il tempo necessario a superare il momento.

Per riuscirci, per venir fuori dal momento quantico della trama, mi sono imposto tre regole che condivido con te:

1. Scrivi, continua a scrivere. Ho sempre pensato che se c’è una regola per il buon scrivere, questa sia una sola: scrivi. Chi scrive lo sa: la forza di volontà è fondamentale. Eppure, anche quando si è pubblicato un libro (o più di uno), nel momento in cui si comincia con un nuovo romanzo, si è sempre al punto di partenza, quasi come se non si fosse acquisita nessuna esperienza, quasi come se si fosse ancora fermi a quella prima pagina. Paul Auster lo dice meglio di me:

Ogni libro è un libro nuovo.  Non l’ho mai scritto prima e mentre vado avanti devo imparare da solo come scriverlo. Il fatto che ho scritto libri in passato sembra non giocare nessun ruolo in questo. Mi sento sempre come un principiante e incontro continuamente le stesse difficoltà, gli stessi blocchi, le stesse disperazioni.

2. Sospendi il giudizio. Una delle caratteristiche di un grande scrittore è quella di sapersi giudicare. Sapere quando un brano è geniale e quando invece è carta da scartare. Il grande scrittore è colui che sa destreggiarsi tra le pagine facendo la scelta giusta, consapevole che spesso genio e scarto differiscono di un poco, di una parola, di una virgola. Una capacità, ne sono convinto, da sospendere durante la stesura delle prime terribili versioni di una storia. Saper spegnere momentaneamente il giudizio permette lo sviluppo completo della trama, anche nei suoi aspetti più strambi, inconsistenti e inusuali.

3. Lasciati guidare dai personaggi. Il romanzo che sto scrivendo è un romanzo assurdo, grottesco, forse comico. I tre personaggi principali sono uno storpio, un gobbo e un nano, e vivono tutti a Neukölln, nel mio quartiere qui a Berlino. Come in un esperimento di fisica classica, una volta settate le condizioni iniziali, seguo lo sviluppo del sistema, osservando il cammino dei miei personaggi. Questo processo mi spaventa: i personaggi decidono, prendono quella strada troppo surreale, chiudono linee e aprono intere praterie a cui io non avevo neppure immaginato. Il terrore che provo ha a che fare con la paura dell’ignoto e del definitivo. Se io permetto a un personaggio di dire quella frase e di annunciare un’azione, il romanzo dovrà procedere di conseguenza e una volta permesso il cambiamento non c’è più ritorno, la storia si è scritta. Credo che per quanto terrificante, sia fondamentale lasciarsi andare alla volontà dei personaggi e trascrivere la storia così come si sviluppa. Dirlo è facile, farlo, per un control freak come il sottoscritto, credimi, è un’altra faccenda.

In due parole

Mi rendo conto che questo è un post anomalo, ma avevo bisogno di scriverlo. Di fronte a una difficoltà, credo che il miglior modo di procedere sia condividerla e, perché no, cercare aiuto. Per questo ti chiedo: qual è la tua esperienza? Sei impazzito anche tu dinanzi alla complessità quantica della tua trama? Hai un metodo per aiutarti a sviluppare la trama o perlomeno per non morire terrorizzato di fronte ai continui cambiamenti imposti dai tuoi personaggi?

Intanto, ritorno agli universi paralleli di Fringe, chissà che lì non ci trovi ispirazione per andare avanti nel mio BerlinXxX.

2 Comments

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  1. A volte ho come l’impressione che, nel momento in cui mi accingo a scrivere perché le parole “prudono” e la trama si è delineata chiaramente nella mia testa, tutte le altre parole e trame, quelle che sto facendo aspettare, si “incazzino” perché non è il loro turno e arrivino a fare da elemento di disturbo.
    E’ il momento in cui mi rendo conto che la mia idea iniziale si sta trasformando in qualcosa che non controllo più. Io lascio fare, a loro, le parole e le trame. Poi alla fine metto ordine. In genere succede che mi ritrovo mezzi racconti già belli e confezionati. Altre volte capita che si trattava solo di intrusioni e allora cancello senza pietà. Ma alla fine, solo alla fine…

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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