Uno dei corsi che più mi ha entusiasmato durante la carriera universitaria di chimico è stato quello di stechiometria. La chimica più “vera”, qualcuno direbbe, quella fatta di atomi e molecole che reagiscono, di proporzioni, di reazioni chimiche e di esperienze di laboratorio che, al chimico in erba, sembrano meraviglie fantascientifiche. Ricordo il mio primo camice, gli occhialini di protezione e i guanti in lattice; le misure del volume dell’idrogeno, gli stati di ossidazione del Manganese e gli ossidi di Fe II e III. E ricordo che Leone Oliva, il professore del corso di stechiometria, oltre a svelarci i primi principi di chimica, come si imbocca la pappa ai neonati (eravamo diciottenni o poco più), ci suggeriva spesso delle letture. È grazie ai suoi suggerimenti, per esempio, che scoprii Il Sistema Periodico di Primo Levi. La lettura dei racconti di Levi fu per me un’esperienza incredibile. Di giorno andavo in laboratorio a lavorare con Mn, Fe e idrogeno, di sera tornavo a casa e leggevo la vita di laboratorio di Levi e delle sue esplosioni…

Con piacere e un pizzico di nostalgia, oggi propongo su Scrittore Computazionale un guest post di Leone Oliva, il professore che ci suggeriva le letture al corso di stechiometria.


Non pochi studiosi vedono nel Dialogo Sopra i Due Massimi Sistemi del Mondo uno dei punti più alti raggiunti dalla nostra letteratura. Basterebbe questa considerazione a confutare l’idea deleteria ma tuttora ben consolidata delle due culture contrapposte. Qui però vorrei scrivere di chimica in particolare, e di come questa scienza si sia incrociata con la cultura umanistica grazie ad alcuni personaggi notevoli.

Chi legge queste righe starà sicuramente pensando a Primo Levi ed allora comincio proprio da lui. Credo che sia il chimico italiano più noto nel mondo e, anche se la sua fama è legata alla sua produzione letteraria, egli stesso non si considerava chimico meno che scrittore. La consuetudine con la prosa scientifica impronta il suo stile asciutto, essenziale e rigoroso. Ma al di là di questo abito lasciatogli dalla formazione universitaria, Primo Levi è uno straordinario narratore della chimica o forse meglio dell’avventura dell’uomo alla scoperta dei segreti che questa scienza custodisce. In due opere principalmente si ritrova questo suo interesse, ne La Chiave a Stella, epopea dell’homo faber, dell’uomo che detiene l’abilità manuale e la conoscenza del saper fare e, soprattutto, ne Il Sistema Periodico. Quest’ultimo libro, se siete così fortunati da non averlo ancora letto, ve lo consiglio caldamente. Scritto sotto forma di racconti, ognuno associato ad un elemento della tavola periodica, talvolta ha la chimica solo come pretesto, apparentemente. L’elemento come metafora oppure l’elemento come vero protagonista insieme, naturalmente, all’uomo in un’avventura che può essere una sfida, l’un contro l’altro o una complicità.

Un altro chimico, scrittore di grande successo, è stato Asimov. Forse l’autore di fantascienza più amato. Anche lui lascia che le sue conoscenze scientifiche entrino nei racconti, semmai sotto forma di fantachimica ed anche per lui mi sento di dire che la familiarità con la prosa scientifica conferisce alla sua scrittura la leggibilità che ha contribuito al suo successo.

Ad una categoria ben diversa appartiene lo scrittore premio Nobel Elias Canetti. Qui ci troviamo di fronte ad un chimico suo malgrado; costretto a questi studi dalla famiglia, si preoccupò di cancellare dalla sua mente ogni reminiscenza di chimica.

Opposta, ma solo fino ad un certo punto, la vicenda di Oliver Sacks. Scrittore noto soprattutto per i suoi racconti sui misteri della mente umana, ha una formazione di neurologo ed ha esercitato come tale. Ha raccontato, un po’ forzando, vicende di malattie misteriose in libri di grande successo, come L’Uomo che Scambiò sua Moglie per un Cappello e Risvegli. Nell’infanzia però Oliver Sacks era appassionato di chimica e seguiva, lasciandosi guidare, lo zio piccolo imprenditore di una ditta di lampadine. Si ritrova in Zio Tungsteno il racconto di quest’infanzia, segnata dalle vicende belliche e dal suo essere ebreo, con una solitudine alleggerita dalla passione per la chimica e dalla febbre della scoperta continua. E’ un bellissimo libro edito da Adelphi e anche per questo v’invidio, se non l’avete ancora letto.

Chiudo questa veloce rassegna con un nome abbastanza familiare, credo, a chi ama la musica, Borodin. Ebbene sì, per chi non lo sapesse Borodin era un chimico di valore. Ha viaggiato molto in Europa, diremmo oggi come post-doc, in Germania nei laboratori di Erlenmeyer (gigante nel suo campo) ed anche in Italia, a Pisa. Esperto della chimica delle aldeidi, gli viene accreditato, insieme con Wurtz, la scoperta della reazione aldolica nota a tutti gli studenti di chimica. Del suo passaggio in Italia restano tracce su numeri storici (siamo nella seconda metà dell’ottocento) della Gazzetta Chimica Italiana, con le ricerche su alogenuri organici. La sua traccia più importante tuttavia resta nella musica, pur non avendo mai trascurato il suo mestiere di chimico.

C’è da trarre una qualche conclusione? Il chimico costruisce molecole mettendo insieme gli atomi, esattamente quelli che servono, seguendo leggi ben precise. Lo scrittore può fare qualcosa di simile con le parole e la grammatica e certe regole sulla leggibilità di un testo; però può fare anche cose ben diverse, sovvertendo le norme e inventando un linguaggio nuovo; a pensarci bene ci sono anche chimici che hanno sovvertito le convenzioni preesistenti per fare avanzare la scienza. Siamo finiti a discorrere sulla creatività e di come si possano raggiungere le vette più elevate sia rispettando le norme della buona scrittura per raccontare qualcosa che valga la pena d’essere raccontato, sia sovvertendo le regole per portare il lettore-complice in una dimensione nuova. Mi vien da pensare che chimica e scrittura, in fondo, non sono poi così lontane.

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Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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