Pensare in Una Lingua e Scrivere in Un’Altra

I 12 Vantaggi Del Vivere all'Estero Per Lo Scrittore

Quando arrivai in Spagna nel 2001 ero deciso a scrivere un romanzo ambientato a Madrid che raccogliesse in qualche modo la mia prima esperienza di vita all’estero. Vivevo, imparavo la lingua, lasciavo che i miei confini personali, determinati dalla mia cultura italiana, si infrangessero. Scrivevo ovunque mi trovassi e alla fine di quel mio anno spagnolo mi ritrovai con un manoscritto che poi intitolai Armario de Lunas, un romanzo forse anche troppo romantico che è ancora lì nel cassetto insieme ad altro materiale non pubblicato.

Quando lo rilessi mi resi conto che l’italiano di quel romanzo era in realtà una mezcla di parole e strutture grammaticali spagnole e italiane. Mi sorprese questa scoperta: la lingua che parlavo ogni giorno era entrata dentro alla mia scrittura.

Poi negli anni mi trasferii prima in Gran Bretagna, e poi a Berlino, imparando inglese e tedesco.

Il mio italiano, diciamolo pure, ha risentito molto di questi anni vissuti all’estero. Le parole spesso mi mancano, il pericolo dell’errore ortografico è dietro l’angolo, la struttura della frase italiana mostra a volte degli inglesismi. Eppure sono convinto che il vivere all’estero sia una condizione fruttuosa per lo scrittore e per la vita di una persona. Non tornerei indietro sui miei passi anche perché credo, come scriveva Calvino nelle sue Pagine Autobiografiche, che “il luogo ideale per me è quello in cui è più naturale vivere da straniero”.

Ed eccola qui la mia breve lista di vantaggi del vivere all’estero:


1. La nuova cultura ti arricchisce

Vivere all’estero ti allontana dalla tua cultura e ti avvicina a una cultura nuova, senza mai poterla davvero raggiungere. Vivere in questa zona di confine, dolorosa, ma privilegiata, arricchisce la tua persona.

2. Sentirsi straniero permette una visione inedita e trasfigurata della realtà

Essere straniero ti obbliga a vivere tra le pieghe della società, tra persone come te, straniere. Questo ti permette di accedere a una visione diversa della realtà alla quale sei abituato.

3. Accende la tua creatività

In uno studio dal titolo Cultural Borders and Mental Barriers: The Relationship Between Living Abroad and Creativity, William W. Maddux e Adam D. Galinsky dimostrano che esiste un legame tra il vivere all’estero (e l’adattarsi a una cultura straniera) e la creatività. I mesi, gli anni trascorsi all’estero, si dice nello studio, non solo aiutano a pensare “out of the box” ma anche a capire che forse il box non è cubico così come credevamo.

4. Alimenta la tua ispirazione

Soprattutto nei primi mesi, vivere all’estero è un apprendimento continuo. La routine quotidiana straniera e la lingua sconosciuta sono terreno fertile per nuove idee.

5. Pensare in una lingua straniera migliora la capacità decisionale

Uno studio dell’universita’ di Chicago dimostra che quando si pensa in una lingua straniera si è in grado di prendere decisioni più liberamente, riducendo i limiti imposti dalla propria cultura. Pensare in una lingua straniera permette di affrontare il problema con una certa distanza emozionale, aumentare la capacità analitica e quindi prendere decisioni migliori.

6. È una costante fonte di “avventura”

Privato dalla tua base di conoscenti, amici e familiari, una volta all’estero diventi un animale sociale. Devi farlo per la tua stessa sopravvivenza. L’avventura è sempre lì, a portata di mano, materiale preziosissimo per il tuo prossimo romanzo.

7. Induce un drastico cambio di prospettiva

Le vetrine dei negozi, l’architettura, il comportamento delle persone attorno a te: è tutto magnificamente nuovo. Rivedere la tua lingua e la tua cultura con occhi diversi induce un cambio drastico di prospettiva, con conseguenze inaspettate sulla trama che stai mettendo insieme e i personaggi che la faranno vivere.

8. Ti aiuta a trovare la “parola giusta”

La difficoltà con l’italiano da quando vivo all’estero è a volte imbarazzante. Eppure, questo distacco dalla mia lingua madre mi permette, proprio perché sono costretto a ritrovarla, di raggiungere punti prima inaccessibili. E di cercare con più attenzione la “parola giusta”.

9. Sentire la lingua madre “da lontano” te la fa risuonare più profondamente nella testa

Capita spesso: una parola italiana mi risuona aliena nella testa. Si scrive proprio così?, mi chiedo spesso. Poi apro il vocabolario, verifico e correggo. Intanto quel suono straniero, quello della parola italiana, continua a risuonare. E’, se vuoi, una riscoperta continua della mia stessa lingua.

10. Incontri gente à la Hemingway

A chi vive all’estero e combatte ogni giorno per adattarsi capita tutti i giorni: incontri il tipo bohemienne, il Don Giovanni compulsivo, l’esperto di droghe, uno che ha vissuto dieci anni in Cina, l’altro che parla dodici lingue, persone che vivono la loro vita nelle forme più strambe, superando spesso i limiti imposti dalla società. Se lo lasci succedere, è facile entrare a far parte di questa inconsueta comunità di nuovi “Hemingway”.

11. Rubi dalla lingua in cui parli e riversi nella lingua in cui scrivi

Vivere all’estero significa imparare una nuova lingua. Con una grammatica, una fonetica e un vocabolario diversi o molto diversi dall’italiano. Impari nuove strutture, nuove espressioni e scopri che esistono parole che non sono direttamente traducibili in italiano. Questa ricchezza è lì a tua disposizione, non ti resta che trovare una chiave per tradurla nella tua lingua madre.

12. Accedi ai grandi classici stranieri in lingua originale

Imparare la lingua straniera del luogo dove vivi è fondamentale per capirne la cultura ed entrare in contatto con le persone. Una volta imparata la lingua, ti si apre un mondo nuovo, una nuova letteratura. Leggere Kafka, Cervantes, Shakespeare, Rousseau nelle loro lingue è come parlare da scrittore a scrittore, in una vicinanza che non hai mai provato prima.


A proposito di vivere all’estero, Hemingway scriveva: “You’re an expatriate. You’ve lost touch with the soil. You get precious. Fake European standards have ruined you. You drink yourself to death. You become obsessed by sex. You spend all your time talking, not working. You are an expatriate, see? You hang around cafés.”

Ecco, è un po’ quello che mi succede ogni giorno da quando ho lasciato l’Italia e me ne sono andato in giro a vedere cosa c’è oltre il confine.

8 Comments

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  1. Ho vissuto un po’ in paesi stranieri, le esperienze più significative sono state in Palestina e a Londra. Credo che mi abbiano condizionata molto. Non solo nella lingua, ma anche nel modo di leggere la realtà, quel vivere tra le pieghe, come lo chiami tu. Anche adesso che ho scelto di tornare in Italia (per quanto a dire il vero non lo so), mi sento sempre un po’ straniera. Credo che il punto chiave per me sia stato il vedere il mondo in un modo meno manicheo. Soprattutto in Palestina ho capito che buoni/cattivi non si tagliano col coltello. E questo può essere utile nell’immaginare storie e personaggi.

    Grazie, come sempre, perché quello che scrivi è basato su esperienze reali. E aiuta a sentirsi meno soli.

    • Certo, quello che ho scritto vale per l’essere umano. Dopo la mia prima esperienza in Spagna per me fu chiaro che avrei poi continuato a esplorare l’estero.

      Esperienze che aiutano a crescere e a imparare molto sul proprio Paese di origine.

  2. ps. con gli altri colleghi di S28Mag, cerchiamo sempre di fornire strumenti e idee per muoversi in Europa. I nostri lettori sono prevalentemente artisti e operatori culturali, e per loro l’Europa può essere un’avventura da scoprire. Quindi il viaggio fa bene non solo agli scrittori, ma a chiunque abbia bisogno di creare 😉 http://goo.gl/wFFlV

    • Senza dubbio.

      Io credo che lo scrittore, e quindi un artista, sia un nomade aggressivo, un cacciatore spietato di esperienze che poi riversa con dolcezza su una pagina (O su una tela).

  3. Condivido in pieno tutto quello che hai scritto, io vivo attualmente negli Stati Uniti ma prima ero in Germania (e in qualche modo sono ancora pendolare Seattle-Berlino). Non ho ancora una conoscenza dell’inglese e del tedesco tale da far in modo che il mio italiano ne risenta, purtroppo, ah e non sono una scrittrice! ma sono d’accordo sul fatto che l’esperienza all’estero apra gli orizzonti dei propri vissuti e della creatività e il cambio di prospettiva poi credo sia davvero un regalo prezioso.
    Complimenti per il blog che ho scoperto purtroppo soltanto ora e spero di avere l’opportunità di leggere il tuo libro, magari questa estate che la passerò a Berlino.

  4. A mio avviso vivere all’estero è una scelta molto difficile da affrontare ed attuare, perchè tipicamente si crede che l’estero sia migliore ma spesso non si fanno i conti con gli aspetti pratici della questione, come i sistemi sanitari non sempre di livello adeguato e i salari che non permettono lo stesso tenore di vita a cui siamo abituati in italia. E’ vero che con la crisi non abbiamo grandi speranze per un futuro migliore, ma tra quelli che hanno deciso di vivere all’estero sono più quelli che hanno fallito che quelli che ce l’hanno fatta.

    • Sono d’accordo con te che la scelta di andare via sia difficile, come pure difficile è ambientarsi e integrarsi.

      Ormai sono al terzo Paese straniero e sono convinto che vivere all’estero, con le sue difficoltà, mi abbia un po’ cambiato.

      Non sono d’accordo quando scrivi che “tra quelli che hanno deciso di vivere all’estero sono più quelli che hanno fallito che quelli che ce l’hanno fatta”. Nella mia esperienza in Spagna, UK e Germania (ma Berlino è una città “facile”) ho visto tanti, tantissimi italiani adattarsi e vivere benissimo. La percentuale di coloro che non ce l’hanno fatta, secondo me, è piuttosto bassa.

      Poi, forse, io sono poco obiettivo, perché per me vivere all’estero è fondamentale. Il mondo è troppo interessante per rimanersene nel proprio Paese di origine.

  5. Alessandra Nencini

    Mi manca la mia lingua madre. E’ una fatica costante, sottile ma costante, smetti anche di pensare nella tua lingua, o almeno ti sembra, e questo ti snatura: non sei più tu, sei un’altra persona, cambiano i tuoi processi logici, cambia l’immagine che dai di te, cambiano i tuoi tempi di reazione, cambia la tua posizione gerarchica nei rapporti sociali. E’ una scarpa un po’ stretta, un pantalone con la cucitura che dà fastidio, è il pizzico della lana attraverso la camicetta. E’ un niente, ma non ti abbandona mai.

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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