Qualche giorno fa, in preda alla nostalgia dell’anno 2011 – quando presentai Zagreb al Salone del Libro di Torino, rileggevo le recensioni dei blog e dei giornali (qui tutte le recensioni). È che sono preso dalla scrittura del secondo romanzo, che per ora chiameremo BerlinXxX, e sono a metà strada, in un momento quantico della trama. Leggere ciò che si diceva di Zagreb, rivivere quei momenti, mi ha dato un po’ di forza per andare avanti. E mi ha fatto pensare a come in pochi anni le cose sul web siano cambiate.

Blog, quando c’era splinder

Nel 2006, subito dopo aver conseguito un dottorato in chimica computazionale alla Cardiff University, iniziai a curare The Computational Alchemist, un blog scientifico e in inglese. Ma non mi bastava, perché in quel blog scrivevo solo di chimica. Un paio di anni dopo aprii su Splinder Destinazione Cuore Stomaco e Cervello e nel 2009 decisi di passare a wordpress con una grafica personalizzata, realizzata dal bravissimo Burzuk, e di uscire dall’anonimato. Un grande passo per un blogger…

Lanciai i Mondi in una Pagina, racconti brevi di una decina di righe e nell’iniziativa coinvolsi gli scrittori con cui avevo già interagito, alcuni affermati, come Nicola Lecca, altri che sarebbero diventati protagonisti della blogosfera, come Angelo Ricci. Andò molto bene quell’esperienza e compresi l’importanza di fare network.

Destinazione Cuore Stomaco e Cervello era un diario della mia esperienza da scrittore alle prime armi, alle prese con scrittura, editing e case editrici. Scrivevo quasi ogni giorno senza nessuna linea editoriale. Mi sembrava facile e lo era davvero, per mesi, costantemente, Destinazione Cuore Stomaco e Cervello era lì, tra i primi 20 blog letterari italiani. E io me ne stupivo.

Conservare quella posizione poi divenne difficile e la concorrenza con gli altri blog, spesso blog multi-autore, spietata. Capii la mia seconda lezione: che per rimanere lassù bisognava inventarsi qualcosa di nuovo, decidere una linea editoriale precisa, migliorare la grafica, studiare. Fu allora che passai a Scrittore Computazionale.

Da settembre scorso, ho visto Scrittore Computazionale salire fino alle prime posizioni tra i blog letterari e poi scendere, sotto il peso dell’armata dei blog multi-autore.

Nonostante lo studio, la dedizione e la scrittura su temi precisi, la facilità con cui Destinazione Cuore Stomaco e Cervello era tra i primi, non l’ho vista più. Segno di un assalto, positivissimo, credo, alla blogosfera. Di blog ne sono nati di nuovi ogni giorno e questo non può che essere un bene per chi scrive e per chi legge.

Twitter, quando eravamo in tre

Quando cominciai a twittare nel 2009 io non sapevo bene cosa farne di twitter. Cercavo case editrici, autori, figure che mi sarebbero potute interessare e non ci trovavo quasi nessuno. Iniziai con l’inglese, questo aiutò. Ma io dovevo promuovere l’uscita di un romanzo in italiano e tornai alla nostra lingua. Mi inventai, forse qualcuno se lo ricorda, il personaggio “Il #CollegaTedesco”. Un fantomatico collega universitario molto tedesco e molto caustico. Mi aiutò molto. Scrivevo di scrittura, delle mie paure e della preparazione all’esame “finale”, la presentazione di Zagreb al Salone del Libro.

Il successo si materializzò proprio al Salone del Libro di Torino 2011, quando sia allo stand che alla presentazione, i miei followers si trasformarono in persone in carne e ossa che compravano il mio libro, ne parlavano sui loro blog e discutevano con me di scrittura. Fu, quello di Twitter, un esperimento riuscito.

Poi Twitter divenne un luogo di tutti, più ascoltatori e più trasmettitori. Ora, come sappiamo, farsi notare, promuoversi, far passare la propria idea è molto più complesso. Anche su Twitter, bisogna inventarsi qualcosa di nuovo e, per fortuna, c’è gente che lo fa benissimo, penso alla comunità di #Leucò, a IdeeXScrittori e altri capaci di sfruttare al massimo la potenzialità dei 140 caratteri.

Il Twitter-mercato e i blog multi-autore

La mia esperienza di blogger-autore attuale è quella di un blogger che scrive di scrittura e di quello che c’è attorno. Non sto promuovendo un romanzo e quindi il mio è un parere da spettatore.

Twitter è diventato un gran mercato dove per farsi ascoltare bisogna gridare o twittare come dei forsennati. Un tweet non basta più. Voglio dire: ben venga, sono un fan dell’esplosione dell’input informativo, ma è chiaro che su Twitter (e non solo) si stanno ricreando le stesse dinamiche della vita reale. Twitter è diventato un facebook più esclusivo, con utenti in giacca radical-chic.

La blogosfera è dominata dai blog multi-autore. Nel suo eBook sui book blog, eFFe scrive che il 90% dei blog di successo sono blog multi-autore. Angelo Ricci, autore di Pinterest è un Sogno? e di Borges Aveva un Tumblr, Notte di Nebbia in Pianura il suo blog, ha scritto:

Il blog monoautore sta morendo, messo, suo malgrado, in un angolo solipsistico dal quale è difficile uscire. E quelli monoautore che resistono sono in realtà filiali di quelli multiautorali. I social network, nella loro potenza amplificativa dei contenuti, hanno patologicamente evidenziato non i contenuti, ma le cordate letterarie che si sono da tempo create anche sul web. Forse c’è la speranza di riciclarsi come content curator letterari su tumblr, ma il blog letterario monoautore è morto.

Non sono necessariamente d’accordo, ma la difficoltà è evidente ed è evidente l’evoluzione verso il blog multi-autore. Non si può aprire un blog, improvvisarsi blogger e sperare di avere successo. E anche questo è un bene: la selezione naturale aumenta la qualità.

Conclusioni? 

I tempi sono cambiati. E come al solito, quando i tempi cambiano, si guarda indietro con una nostalgia che rende ciò che è passato tutto più bello…

La concorrenza da un lato aumenta la qualità, dall’altro rende il lavoro di un blogger più difficile. Oggi per esserci e per essere visti bisogna unirsi, fare rete e produrre ottimi contenuti. Per le anime solitarie significa combattere ogni giorno, parola dopo parola, come dei piccoli David contro dei giganteschi Goliath.

Ma in fondo, non è questo stentare la condizione ideale per un autore?

20 Comments

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  1. io non la vedo così.

    i blog multiautore sono riviste, e stanno prendendo il posto delle riviste cartacee.

    altra cosa è la scrittura collettiva, beninteso: i blog multiautore non sono altro che più blog monoautore che trattano grossomodo gli stessi temi, e che si uniscono sotto la stessa url per sommare i conteggi di pagine e utenti.

    se uno vuol farsi un blog per sé o da sé, lo faccia: la rete è grande e c’è posto per tutti.

    certo, proprio perché c’è posto per tutti, sono finiti i tempi in cui uno da solo e nel tempo libero poteva diventare primo, perché eravamo in tre.

    ma del resto, bisogna sempre chiedersi perché, e per chi, si scrive.

    baci
    iso

    • Cara Iso,

      certo, i blog multi-autore sono riviste letterarie e giocano in un altro campionato.

      È anche vero che ognuno può aprirsi un blog e scriverci quello che vuole, e anzi, io suggerisco sempre di farlo.

      Ora il punto è, giustamente, come dici tu: perché si scrive? Per esorcizzare gli incubi notturni? Per liberarsi da quella stretta al cuore? Bene, allora quanti leggono il tuo blog, come lo leggono e il grado di engagement non sono importanti.

      Se con il blog, invece, vuoi partecipare alla discussione attorno a un tema, per esempio scrittura/lettura, allora credibilità, autorevolezza e qualità sono i parametri attraverso i quali misurarsi con i blog-goliath.

      Ed è questo che è diventato sempre più difficile…

  2. Mi piace questo resoconto. Come detto su FB, ogni tanto mi interrogo sull’utilità del blog multiautore, che distinguo dalle riviste on-line. La differenza è che nicchiano alla formula rivista ma mancano spesso dei canoni fondamentali:
    – non hanno un responsabile principale
    – hanno tanti collaboratori che seguono loro linee personali
    – non hanno una mission ben stabilita.
    Quindi alla fine diventano un grosso polpettone di punti di vista che per esempio a me non piacciono.
    Il blog in fondo nasce come espressione di un diario di bordo e non come un diario multiplo e quindi moltiplicare le voci non ha molto senso.

    Pertanto io “bloggo da sola” da quel dì, anche perché la scelta di scrivere tutto, quando un libro va o non va, non è una scelta che riscuote grandissimo favore. Dall’altro lato, ero certa che questa mia scelta di pubblicare in determinati giorni, e non farlo tutti i giorni sulle 24ore, fosse limitante e invece ho scoperto che, più un sito pubblica e più è visualizzato non letto. Quindi alla fin fine la questione si riduce ad un battage pubblicitario sempre più forte che fa sì che alla fine la gente si stufi e non ti visualizzi nemmeno più. A me è successo con qualche autore che continua a scrivere ovunque e che mi ritrovo anche nei gruppi che frequento. Non lo leggo più mi fa noia. e nella mia casella di posta va a finire direttamente nel cestino.

    Stante tutto quanto detto alla fin fine mi domando “Sarà vero che questi blog multiautore hanno tutto questo successo?”
    Bah

    • Cara Simona,

      trovo interessante il discorso sulla frequenza dei post.

      L’anno scorso, in estate, quando stavo ricostruendo il mio blog e passando a Scrittore Computazionale, leggevo molti articoli sul blogging.

      Quasi tutti dicevano che bisognasse pubblicare almeno una volta al giorno, per fidelizzare il lettore. Tra le voci, poche discordanti che invece sostenevano esattamente il contrario.

      Ecco, con Scrittore Computazionale io ho deciso di pubblicare una volta alla settimana, di base, e, nel caso eccezionale di un’intervista o di un guest post, di pubblicare una seconda volta.

      E, per il momento, pare funzionare. 🙂

  3. Arturo, è assurdo chiederci di competere con Finzioni o minima&moralia. Quelle sono riviste letterarie digitali a forma di blog. Ma il blog è un metodo. Un esercizio di brevità, amicizia e candore. Un blog può avere mille autori, essere in cima alle classifiche, non sarà mai la rete. Un blog nasce come nodo. E mi stupisce sapere che Angelo Ricci propone la content curation come un’alternativa. Davvero “ogni innovazione è un ritorno alla tradizione” (cit. non ricordo chi). La maturità di un blog si valuta in tag link. La sua salute in pingback.

    • Cara Giulia, non volevo suggerire di “competere” con i grandi sui numeri della classifica.

      Sui numeri diventa difficile – non impossibile – perché Finzioni o Minima et Moralia sono delle corazzate mandate avanti da decine di collaboratori. Sono, giustamente, riviste letterarie.

      Ma sicuramente un blog mono-autore potrebbe e dovrebbe “competere” con i Goliath in quanto a credibilità, autorevolezza e qualità.

      Si può fare, ma è quello che diventa ogni giorno più difficile. Non stare in alto nella classifica.

  4. Giulia S.

    …senza dubbio questo blog è competitivo – se non vincente – per numero (e qualità) dei commenti.

    Avevo l’impressione che pubblicassi più di una volta a settimana.

    giulia

  5. Per quanto riguarda la competizione sul piano della qualità, non siamo d’accordo. Io non credo sia fattibile. E temo che la morte (per abbandono) dei blog sia dovuta a frustrazione. Non è da tutti produrre un contenuto di qualità. Servono competenze, serve tempo. La maggior parte di noi dovrebbe valorizzare la natura del blog: tessere con i fili degli altri. Io ci sto provando. Vorrei fare del mio blog un punto di partenza.

    Senza adulazione, Scrittore Computazionale è un caso a parte perché tu hai trovato un connubio, quello tra scrittura e chimica, ancora inesplorato. Sono casi a parte i blog di chi lavora nell’editoria, dei dottorandi in letteratura ungherese ecc…

    Mi fanno sorridere invece quelli che scrivono dell’ultimo libro di Baricco, magari si sforzano di essere originali, ma invano. Ci sono altri duecento post uguali che galleggiano nella rete. Non sarebbe più utile se l’ultimo arrivato, invece di scrivere, decidesse di tirare le fila?

    Fare blog E’ fare content curation*. Hai mai letto Blog generation di Granieri? Te lo consiglio.

    giulia

    *magari non su Tumblr. Non ha senso darsi da fare su una piattaforma d’altri. E se cambia condizioni d’uso? Se passa di moda? Se chiude?

  6. Molto interessante questo tuo post.
    Io ho un piccolo blog su WordPress.com che però uso saltuariamente, essendo un diario personale, però pubblico; lo so che detto così suona come un ossimoro, ma è un posto dove condividere piccoli pensieri estemporanei e fotografie.
    Ho un mio pubblico. Non ho tantissimi commenti, ma mi va bene così. L’ho aperto per condividere quello che mi passa per la testa.
    Ho anche un blog su Blogger, di cui mi prendo grande cura perché è il mio blog principale ed è il blog dove pubblico racconti, romanzi a puntate, recensioni di libri, fumetti, videogiochi, che sono tre mie grandi passioni. Questo blog è collegato anche a Fb e Tw e naturalmente G+, perché da Blogger il collegamento è praticamente automatico (e inevitabile) con il network di Google.
    Ho pubblico non vastissimo, che commenta poco, ma sembra apprezzare i contenuti che pubblico.
    Il blog è indispensabile per le scritture lunghe, come i racconti o le recensioni, ma grossa parte dell’interazione avviene su Twitter, dove seguo altri blogger con interessi simili e con i quali di tanto in tanto conversiamo utilizzando hashtag e menzioni.
    Un dialogo vivace si svolge anche su Google+, soprattutto da quando è stato aggiunto il servizio Community.
    Con un’amica curiamo, sempre su Blogger, un blog di scrittura creativa e promozione della lettura. Siamo attive da un anno e abbiamo avuto le nostre soddisfazioni.
    Sono su Internet dal 1998, ma non so se posso definirmi ‘vecchia scuola’, perché il mio primo blog l’ho aperto nel 2008 e tutto il discorso social c’era già. Ho visto cambiare il web, l’ho visto crescere, ma il passaggio al web 2.0 per me è stato una sorta di salto istantaneo nel futuro, dopo una iato di qualche anno durante il quale ho lasciato languire il mio vecchio sito web per trasferirmi su Blogger e aprire una nuova casa, costruendola da zero.

    • Grazie per il tuo racconto.

      Trovo interessante l’uso di un blog per pubblicare i propri inediti. Difficile e pericoloso, il rischio di ottenere un risultato contrario è molto alto. Quindi: complimenti per il coraggio!

      Che non si commenti molto, purtroppo è un problema di ogni blogger. La discussione, ed è forse giusto così, nasce dal blog ma poi si ramifica in tutte le direzioni. Ma in fondo l’importante è che la discussione nasca e cresca, non che rimanga chiusa in un blog.

      • Quando ho scelto di utilizzare il blog per pubblicare gli inediti ho però anche operato una scelta sul materiale da pubblicare. Il blog si presta bene alla narrativa breve, oppure episodica, così ho deciso di sperimentare con i generi del racconto breve e brevissimo e con quello del romanzo a puntate.
        La produzione più tradizionale e corposa resta ‘rinchiusa’ nel privato del mio hard disk.
        Il blog però è un pungolo per continuare a scrivere anche quando mi prende il panico da pagina bianca o quando non ne avrei voglia. Invece avere questa finestra di dialogo aperta sul mondo mi spinge a scrivere un po’ tutti i giorni.
        Mi piace considerare il blog un atelier, un laboratorio, il luogo dove sperimento con generi diversi e soluzioni narrative diverse.
        Del fatto di avere pochi commenti non mi lamento.
        La mia filosofia è quella dei ‘pochi ma buoni’.

  7. Porto avanti un blog multiautore, ma devo dire che il blog personale continua a mantenere un suo fascino.

    (Ti dico solo che inizialmente ho lasciato il commento nello spazio destinato al nome, perché sopra c’è scritto “Leave a reply: ho la sindrome di Renzo Bossi)

  8. Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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