Nel 1973, Rainer Werner Fassbinder dirige Die Welt am Draht, un film di fantascienza per la televisione tedesca. Il film rimane per anni nascosto nei pacchetti di internet, finché nel 2010 non ne viene presentata una versione restaurata alla Berlinale. Il film di Fassbinder racconta una realtà alla Matrix, in cui uno scienziato, Fred Stiller, gestisce un supercomputer che simula la vita di una città di 9000 abitanti. Quando uno degli individui simulati tenta il suicidio, Fred Stiller entra nella realtà simulata e incontra Einstein, l’unità di contatto. Einstein conosce la verità sulla sua esistenza e l’unico scopo della sua vita fatta di chip e circuiti è quella di risalire verso la realtà superiore. Tramite Einstein, Fred Stiller scopre che anche la sua è una realtà simulata e fa suo il desiderio di Einstein, riuscendo a risalire alla realtà superiore. Rimane, però, incapace di rispondere alla domanda che lo tormenta: “È anche questa una realtà simulata”?

Nick Bostrom e la civiltà post umana

Sono molti i filosofi che hanno affrontato la questione della realtà come un’illusione. Cartesio è probabilmente il primo dei moderni pensatori che ha provato a fornire una teoria filosofica della mente e della percezione della realtà, culminata nel suo famoso cogito ergo sum. Secoli dopo, nel 2003, Nick Bostrom, filosofo alla Oxford University, pubblica un articolo dal titolo: Are you living in a computer simulation?

Nick Bostrom propone un’ipotesi intrigante, che vale la pena esaminare. Il filosofo assume che in un futuro non lontano sia possibile simulare un’intera realtà al computer. Non è affatto improbabile: la crescita esponenziale della capacità di calcolo odierna significa che in alcuni decenni potremmo essere in grado di realizzare una simulazione di una realtà complessa, con uomini, emozioni, pianeti, galassie e universi. Se questo è tecnologicamente plausibile, conclude Bostrom, allora è improbabile che la nostra non sia una realtà simulata all’interno di un computer gestito da scienziati post umani.

… E gli scienziati “dimostrano” l’esistenza di una realtà simulata

In un articolo pubblicato su arXiv nell’Ottobre 2012, Savage e il suo team afferma che esiste una forte evidenza statistica che il nostro universo sia in realtà una elegante simulazione al computer. Per capire come sia possibile dimostrarlo, riprendo un esempio di Mike Adams in un suo articolo su Nature.

Mentre leggi questo articolo, stai guardando un monitor la cui immagine è costituita da un numero finito di pixel (la risoluzione dello schermo), per esempio, 1920 x 1440. Cioè, ci sono 1920 pixels nella direzione orizzontale e 1440 in quella verticale. I pixels sono i punti più piccoli, indivisibili, del tuo schermo. Tutto ciò che esiste sul tuo schermo appare sulla griglia di pixels generata dal tuo computer. Cioè, il tuo monitor ha un limite di risoluzione che è una caratteristica intrinseca dell’hardware.

Lo studio di Savage e il suo team dimostra che anche la nostra realtà è… pixelata. No, no, non cercare i pixel guardando un tramonto! Non riuscirai a vederli perché la risoluzione del nostro universo è infinitamente più grande dello schermo di un computer. Per quanti piccoli siano questi punti indivisibili, se esistono è possibile scovarli, dimostrare che c’è un limite di risoluzione dell’hardware, e che, cioè, il nostro universo è una simulazione al computer.

Savage e il suo team hanno mostrato che i livelli di energia dei raggi cosmici si “sgranano” quando zoommiamo “troppo” la “immagine” dell’universo. In altre parole, le leggi che governano le radiazioni elettromagnetiche sono limitate dalla risoluzione della simulazione 3D che noi chiamiamo universo. Dai uno sguardo al video in cui Savage spiega i suoi studi – inglese

Se fosse proprio così?

Lo so, è difficile crederci. E poi, la verità scientifica è un concetto complesso e elusivo, una verità è tale fin quando non se ne dimostra il contrario. Ma supponiamo che gli studi di Savage siano confermati… Allora dovremmo chiederci: chi sono i creatori della realtà simulata? Perché hanno realizzato la simulazione? E poi: possiamo contattare gli altri livelli della realtà?

Beh, dopo aver visto Die Welt am Draht e Matrix, direi che il primo posto da provare sia una di quelle cabine telefoniche vecchio stile sparse per le strade di Londra… chissà che non si acceda a una realtà superiore.

Di realtà simulata se ne è parlato molto negli ultimi tempi, non solo sulle riviste scientifiche. Qui una selezione di articoli:

Do we live in a computer simulation?
Do we live in a computer simulation? Researchers say idea can be tested
Reality Check: You Are Not a Computer Simulation

The Matrix Can Be Tested: Do We Live in Computer Sim?

1 Comment

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  1. Vorrei ricordare in questo ambito il filosofo vescovo irlandese G. Berkeley ( 1685 -1753) che partendo da Cartesio e come lui individuando nella mente il luogo della conoscenza, coniò la frase: esse est percipi, cioè l’essere delle cose sta nel loro essere percepite – e in nient’altro – Se è vero che gli oggetti della conoscenza sono le idee della mente, solo queste sono esistenti e non esistono cose materiali al di fuori della percezione umana. La realtà esiste solo se viene percepita, e anche se noi in certi momenti siamo assenti da una certa realtà, è Dio a garantire la realtà delle cose anche quando non le percepiamo perché Dio le percepisce in continuità. Il suo pensiero mirava a combattere l’ateismo e il deismo inglese del ‘700 che faceva riferimento a una religione naturale che se anche non portava all’ateismo, era molto anti-religiosa. Per tornare alla realtà virtuale, ecco un es. : le nostre identità virtuali in rete spesso non corrispondono alla realtà, non sono reali, ma con esse creiamo relazioni, dialoghiamo, mettiamo in gioco emozioni e sentimenti.
    Riporto una frase indicativa: ” L’essere delle cose consiste nell’essere percepite, nelle idee nella nostra mente. Le idee impresse non sono creazioni della mia volontà: c’è dunque un altro spirito che le produce” (Berkeley ) – La sua filosofia produce interrogazioni di grande attualità.

    Emma Pretti

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