Sono più di 4 anni che mi cimento nell’imparare il tedesco. Casi, declinazioni, coniugazioni, verbi alla fine della frase: un mal di testa. Poi l’anno scorso il mio tedesco ha avuto uno miglioramento improvviso. Ero in un bar con un’amica tedesca, fumo e vociare attorno, e mi rendo conto, non senza entusiamo, che quasi da un giorno all’altro ero in grado di capirlo e parlarlo. Un piccolo grande orgasmo intellettuale. Negli ultimi mesi, mi sono lanciato nella lettura in lingua di Brecht, Kafka e Goethe (difficilissimo!). Che soddisfazione sentire Brecht con le sue parole, leggere di George Samsa e le sue metamorfosi, dei racconti dei viaggi italiani di Herr Goethe. Il culmine del mio studio, l’esame finale, è venuto qualche giorno fa, quando ho presentato la versione tedesca di Zagreb a Berlino… nella lingua ostile dei tedeschi.

Come scrivevo qui, il tedesco, checché se ne dica, è una lingua eccezionale, meravigliosa e, lo so che è difficile a credersi, melodiosa. Di certo non è dello stesso parere Mark Twain, che, in seguito a diversi tentativi di fare sua la lingua di Goethe e Schiller, ha scritto un saggio dal titolo piuttosto esplicito: The Awful German Language. Il buon vecchio Mark ci ha provato sin da piccolo, quando aveva solo 15 anni. Abbandonato lo scopo per ben 28 anni, ha ripreso a studiare tedesco prima di un viaggio in Europa. Durante il suo periodo tedesco, Mark doveva essere ossessionato dalla lingua (e come dargli torto), tanto che sognò di un “Paradiso Tedesco” per tutti gli stranieri che si erano mal comportati in vita. Un paradiso che è però un inferno: gli stranieri nel “Paradiso Tedesco” non sono in grado di parlare la lingua e desiderano costantemente di vivere in un altro luogo.

In realtà “The Awful German Language” è uno spasso, una divertente critica di un autore americano alla lingua tedesca. Mark Twain racconta a modo suo l’uso dei casi, delle declinazioni, se la prende con la lunghezza delle parole e della flessibilità con cui i tedeschi mescolano i sostantivi.

Il Tedesco secondo Mark Twain

Il maledetto verbo alla fine della frase. Imparare a leggere e capire un quotidiano tedesco è qualcosa che rimane quasi per sempre un’impossibilità per gli stranieri. Per esempio:

“Wenn er aber auf der Strasse der in Sammt und Seide gehüllten jetzt sehr ungeniert nach der neusten Mode gekleideten Regierungsräthin begegnet…”

Che sarebbe come dire: “Ma quando lui per la strada, la (in raso e seta ricoperta ora senza vergogna secondo la nuova moda vestita) moglie del console del governo incontra…”

È assurdo! Come può passare per la testa dell’autore di cominciare una frase con “Ma quando” e prima di dirci cosa ha fatto “lui”, deve raccontarci in che modo la moglie del console era vestita. È come se un dentista nello strappare via il dente di un paziente, nel momento in cui afferra il dente malato con una pinza ha il bisogno improvviso di raccontare un lungo aneddoto prima di tirare via l’arnese con tutto il dente. In letteratura, sia le parentesi che gli affari odontoiatrici non sono una buona idea.

Der Regen: la pioggia dei casi. La parola Regen, pioggia, potrebbe essere maschile o femminile o neutra. Supponiamo che siamo maschile. Allora, la pioggia è Der Regen se la si menziona semplicemente (nominativo). Ma se la pioggia è da qualche parte, in un luogo, allora bisogna usare il dativo e Der Regen diventa Dem Regen. Ma tutti sanno che la pioggia non è mica ferma lì, la pioggia fa qualcosa attivamente – cade dal cielo, per esempio – e questo indica movimento (accusativo): Der Regen diventa allora Den Regen. Quindi con una certa sicurezza, dico che un uccellino rimane al chiuso “Wegen den Regen“. Ma il mio insegnante di tedesco mi fa notare con gentilezza che ogni volta che in una frase si incontra la parola “wegen” ciò che segue va in genitivo. Ossia: Wegen des Regens.

Meglio soli che declinare gli aggettivi. Forse è meglio non avere amici tedeschi, piuttosto che prendersi la briga di imparare la loro lingua. Le variazioni dei casi sono solo un terzo del lavoro a cui deve sottoporsi colui che impara il tedesco: sono tantissime le distorsioni dell’aggettivo di cui tener conto. E, badate bene, ci sono più aggettivi nel tedesco che gatti neri in Svizzera! E tutti questi aggettivi devono essere accuratamente declinati. Difficile? Problematico? No, queste parole non sono sufficienti a descrivere la situazione. Ho sentito una volta uno studente californiano ad Heidelberg dire che preferirebbe declinare due birre piuttosto che un solo aggettivo tedesco.

Oddio è femminile, maschile o neutro? L’inventore del tedesco sembra provare un piacere sadico nel rendere complicato l’uso dei sostantivi. Per esempio, i sostantivi in tedesco sono tutti scritti con lettera maiuscola. E forse è una buona idea, perché si è in grado di scovare un sostantivo nel momento in cui lo si legge. E vista la difficoltà della lingua non è una cosa da poco. Ma ogni parola ha un suo genere e non c’è una regola per assegnarlo. Per ricordarsi tutti i generi delle parole bisogna avere una memoria ferrea. Per esempio, in tedesco una giovane donna non ha sesso (Das Mädchen). Una donna è femminile (Die Frau), ma una moglie (Das Weib) è neutro. Cioè la moglie non ha sesso secondo la grammatica tedesca… che cosa sconsiderata!

LALUNGHEZZADELLEPAROLE. Ieri all’ospedale, una parola di tredici sillabe è stata rimossa con successo dalla bocca di un paziente. Un tipo della Germania del nord, di una città nei pressi di Amburgo. Purtroppo il paziente non ce l’ha fatta. Questo triste evento ha portato sconforto sull’intera comunità.

Alcune parole tedesche sono così lunghe che assumono una prospettiva propria. Per esempio:

Generalstaatsverordnetenversammlungen
Alterthumswissenschaften
Kinderbewahrungsanstalten
Unabhängigkeitserklärungen
Wiedererstellungbestrebungen
Waffenstillstandsunterhandlungen

Se fosse per me le imbalsamerei queste parole e le metterei in un museo. Avrei una collezione di sicuro valore.

Imparare il tedesco: un’eterna battaglia

Mark Twain ha le sue ragioni. E in fondo è così: imparare il tedesco non è mica una cosa facile facile. E poi, impararlo a Berlino! Mark Twain dice che a Berlino non c’è nulla che non si possa imparare, eccetto ovviamente, la lingua tedesca. E sembra che le cose non siano affatto cambiate…

Ma a un certo punto, lo ammette anche Mark, arriva la prima soddisfazione. Mark Twain racconta in una lettera che ogni volta che ascolta dei tedeschi parlare e capisce una parola, prova un piccolo fremito. Certo, ci vuole tempo, anzi un’eternità: “Never knew before what eternity was made for. It is to give some of us a chance to learn German”.

 

14 Comments

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  1. Bellissimo libro. Leggerlo poi proprio quando si hanno piedi e testa in Deutschland alle prese con la sopravvivenza giornaliera, quando il tuo catafalco di cultura accademica e letteraria in madre lingua e inglese non ti bastano neanche per commentare il tempo atmosferico con il fattore tuo vicino di casa che – tra l’altro – l’Hochdeutsch non sa neanche cosa sia e parla dialetto svevo, be’, è un’esperienza tragicomica.

    • Caro Andrea, e’ proprio cosi’… ma forse Mark Twain ha un po’ esagerato… 🙂

      • Tu credi? Io sono riuscito a leggerci una sana dose di ironia, la stessa che ci fa lamentare “bonariamente” della difficoltà di apprendimento. Insomma, trattandosi di Twain, non ho voluto pensare il contrario, ovvero a una critica convinta. Credo (spero) in primis abbia preso in giro se stesso. O no?

        • ah, si’, credo proprio di si’… Ma la critica rimane molto forte… no?

          “The Awful German Language” rimane comunque una bella lettura per chi si cimenta nel tedesco.

          • Be’, sì, de facto 🙂 Sarebbe interessante chiedere a un tedesco se si sente in qualche modo “offeso” dal saggio.

          • Ho chiesto a un paio di amici. Mi hanno detto che sono cosi’ abituati a sentirsi dire che la loro lingua e’ cacofonica, ostile, terribile, che insomma, non si sono sorpresi affatto.
            Eppure, il tedesco (come d’altronde le citta’ della Germania) e’ decisamente sottovalutato…

          • Interessante, chiederò anche io. Comunque sì, sono d’accordo. È una lingua di una melodia che poche altre possono vantare. Io ho sempre pensato che sia proprio questa apparente “ostilità” della lingua a preservare il fascino della Germania nella totalità, compreso quello delle città. Scoraggia i superficiali.

  2. Non conoscevo questo saggio di Mark Twain, non vedo l’ora di leggerlo grazie!
    Articolo spassosissimo, se devo guardare alla mia esperienza la palma di cose più ostiche se la giocano le declinazioni degli aggettivi e i cari vecchi generi dei sostantivi…ma forse vincono le prime 🙂
    E comunque sì, lo penso anch’io (anche se mi prendono per matta ma vedo che siamo almeno in due): il tedesco sa essere anche melodioso!

  3. Mi sento molto vicino a Mark Twain: io ho abbandonato lo studio del tedesco per mancanza di tempo (e forse pazienza).

  4. Marica

    Letto tutto d´un fiato..con quell´energia da compiacimento tipica di quando trovi un parere sovrapponibile al tuo, in un ambito in cui ancora non ti era mai successo..
    Bello sentirsi la voce fuori dal coro, ma a volte anche essere parte di un “gruppo” non é male!
    D´accordissimo con te e Mark…
    Dopo tantissimi viaggi a Berlino, piú la cittá mi affascinava e attirava a se´, piú la sua lingua mi sembrava dura, brutta davvero..
    Dopo troppi viaggi a Berlino ho deciso di trasferirmici e quindi di studiare questa terribile lingua e…é stato amore a prima vista.
    Diabolica, tremenda, a volte impossibile e incomprensibilmente complessa ma cosi affascinante, melodica e capace di darti soddisfazioni inattese quando, finalmente, dopo mesi di fatiche colossali, riesci a strappare via il dente del paziente, ma raccontando prima, correttamente, tutto quel lungo aneddoto.

  5. gabriele

    scusate, ma non riesco a trovare il testo di Twain citato… mi aiutate per favore?

Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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