Quando mi iscrissi all’università (parliamo del 1996!), mi parve subito evidente che nelle facoltà scientifiche ci fossero molte donne, specialmente nelle facoltà con la parolina magica “bio”, come biologia, biochimica e biotecnologie. Era ovvio però che nelle posizioni più importanti, come quelle di professore e ricercatore, la percentuale di donne crollava. Quelle mie impressioni sono avallate da studi che dimostrano come, nonostante il numero di donne iscritte alle facoltà scientifiche sia maggiore di quello degli uomini, sono gli uomini ad occupare le posizioni più importanti.

Gli articoli scientifici pubblicati da donne hanno un minore impatto

Qualche giorno fa su Nature è stato pubblicato uno studio dal titolo Bibliometrics: Global gender disparities in science, in cui Cassidy R. Sugimoto e il suo team hanno analizzato l’impatto degli articoli scientifici in termini di citazioni. Si sa, più un articolo è citato e più l’articolo è valido (o almeno così dovrebbe essere), e più l’articolo è valido e più contribuisce alla crescita della reputazione dello scienziato.

Gli autori dello studio pubblicato su Nature dimostrano che il numero di citazioni dipende chiaramente dal genere degli autori. In generale le donne sono autori di un numero minore di articoli rispetto agli uomini: il 30% contro il 70%. Inoltre, gli articoli con primo autore uomo sono circa il doppio di quello con primo autore donna.

Vale la pena ricordare che negli articoli scientifici la posizione degli autori non è casuale: il primo autore è generalmente colui che ha materialmente effettuato la ricerca (quello che, per capirci, si è sporcato le mani in laboratorio), mentre l’ultima posizione è di solito quella del responsabile del progetto. Prima e ultima posizione, quindi, sono quelle più rilevanti.

In genere nei Paesi che producono più articoli scientifici, gli articoli con donne autrici in posizioni rilevanti ricevono in media meno citazioni di quelli con autori uomini. Considerando che il numero di citazioni è fondamentale, per esempio per ottenere un finanziamento per una ricerca, la disparità uomo/donna è destinata a peggiorare.

Le italiane non se la cavano poi tanto male

Se la situazione generale è piuttosto negativa per le donne scienziato, sorprendentemente l’Italia se la cava un po’ meglio di altri Paesi occidentali.

Tra il 2008 e il 2012, in Italia sono stati pubblicati 259.151 articoli scientifici. Analizzando il genere degli autori di questi articoli, il rapporto donna/uomo risulta pari allo 0.67 (il numero ideale sarebbe 1, cioè un numero equivalente di uomini e donne è autore di un articolo scientifico). Fanno peggio, o molto peggio, altri Paesi occidentali, in ordine decrescente: Spagna (0.60), Francia (0.51), Stati Uniti (0.43), Gran Bretagna (0.42), Germania e Svizzera (con un pessimo 0.34) e, infine, Giappone (0.19).

Le italiane “prime autrici”, quelle che si sporcano le mani nel laboratorio, ricevono in media 1.12 citazioni ad articolo, gli uomini, 1.25, con un rapporto donna/uomo pari a 0.90. Fanno un po’ meglio le ricercatrici italiane responsabili di un progetto internazionale (ultimo autore): il rapporto uomo/donna sale a 0.93. Questi valori sono essenzialmente in linea con gli altri Paesi che ho scelto come paragone.

Dove le italiane se la cavano molto meglio degli altri è negli articoli scientifici mono-autore, con un rapporto uomo/donna rispetto alle citazioni per articolo di 0.92, contro lo 0.88 degli USA, 0.84 della Gran Bretagna, Spagna e Giappone, 0.80 della Francia, 0.76 della Svizzera e infine lo 0.58 della Germania (!).

Nella ricerca scientifica più barriere per le donne

In generale lo studio di Cassidy R. Sugimoto dimostra che nella ricerca scientifica, come in altri ambiti lavorativi, le donne incontrano più barriere degli uomini. L’UNESCO afferma che esiste un numero equivalente di donne e uomini scienziato solo nel 17% dei Paesi. Un’uguaglianza tra il numero di articoli pubblicato dalle donne e dagli uomini si raggiunge solo nel 6%.

È inutile girarci intorno: un Paese è davvero competitivo solo se è capace di massimizzare il suo capitale intellettuale. Non ci si può permettere di trascurare metà della popolazione sulla base di discriminazioni di genere che, purtroppo, ancora si verificano anche in quei Paesi che crediamo più avanzati.

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Phaedrus’ Journey

by Arturo Robertazzi

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